Testo, foto, video di – VIRGINIA STAGNI

Il supporto topografico è stato ricostruito in carteceo per essere poi trasferito sulle immagine del satellite Gmaps.

“La storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, nunzio dell’antichità.”

Marco Tullio Cicerone

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Musica consigliata per il percorso: la classica “Now we are free” e “Honor Him” da Il Gladiatore – Hans Zimmer (candidatura premio Oscar)

 

Una piccola anteprima virtuale di questo primo tour:  video <—clicca qui

In questa prima puntata ci concentreremo sul primo centro di Mediolanum. I primi abitanti della città furono i Celtici Insubri, più di 2500 anni fa, con insediamento nell’area oggi compresa tra piazza del Duomo (A), via Valpretosa (B) e via Meravigli (C) .

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Dal 286 al 402 d.C. Milano fu sede della corte imperiale romana. Perché le tracce latine sono così difficili da scorgersi, ma non impossibili da scoprirsi per un occhio attento? Distruzioni, ricostruzioni, saccheggi, devastazioni si sono susseguite nei secoli: la città fu preda dei goti (538 d.C.) e dei longobardi (569 d.C.), assediata da Federico Barbarossa, di cui l’apice con la presa di Milano nel 1162, meta di truppe francesi e suolo di dominazione spagnola e austriaca, ma anche capitale del regno napoleonico (il “Lombardo-Veneto”).

Sarà l’influenza del nonno antiquario, ma per me il museo archeologico ha sempre avuto un fascino unico. L’odore di cultura che si respira qui è forse una delle poche occasioni in cui un concetto così alto, inafferrabile e astratto diventa tangibile. Come viverlo e come non pensare alla cultura come a qualcosa di elitario e altro da noi? Recandosi al Museo Archeologico della vostra città. Corso Magenta 25, di fianco alla meravigliosa chiesa di San Maurizio, che visiteremo nella prossima puntata, di fronte allo splendido Palazzo e Teatro Litta, si offre ai visitatori una collezione infinita delle più svariate epoche storiche ed artistiche.

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Suddivisa in aree tematiche, il numero di reperti é notevole: etruschi, orientali (percorso interessante su Buddha), greci, romani, longobardi e una sezione altomedioevale.

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Il personale impeccabile, dal calore e dalla cura e riguardo per il visitatore che farebbe “comprare i mobili e dare il nome al gatto” a Holly Golightly di Tiffanyana memoria, ma le farebbe anche affermare “È una meraviglia, vero? Capisci cosa intendo quando dico che niente di brutto può accaderti qui? E non è per i gioielli (archeologici)…”.

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Addentratevi nel portale barocco che vi conduce al museo e, dopo aver attraversato un primo chiostro con i resti dell’antica cinta muraria romana ….

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Di fronte a voi osservate il perfetto plastico in legno della città – che farebbe invidia anche a Vespa- che riproduce la città ai tempi della corte imperiale di Roma.

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Questa è l’area che stiamo analizzando; in rosso le rovine romane.

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Ora tornate indietro e scendete al piano inferiore: qui sono conservati i pavimenti di dimore signorili romane, di cui le parti più antiche risalgono al I secolo d.C. . Simili testimonianze sono rintracciabili in Via Amedei 4-6 e Via Nerino 12 (esattamente laterali della più famosa Via Torino, prosecuzione del Corso di Porta Ticinese, celebre per le Colonne e il complesso della Basilica di San Lorenzo, che visiteremo): sono palazzi privati quindi è più difficile accedervi.

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Le pavimentazioni presentano mosaici pregiati dai motivi decorativi geometrici e vegetali, che indicano l’insediamento di famiglie agiate: se qui arrivano i benestanti, significa che la città di Mediolanum era fulcrum sociale e culturale, fertile e vitale.

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Ce la immaginiamo costellata di residenze sontuose (quelle che Ausonio chiamava “le innumerevoli case signorili” quando descriveva Milano come una città magnifica e in cui “ogni cosa è degna di ammirazione”), templi, aree cimiteriali: alcuni reperti di questo tipo, come sarcofagi o epigrafi, sono conservate nel secondo chiostro del complesso museale (ex Monastero Maggiore delle Monache Benedettine).

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Se tutto questo è oggi visibile all’interno del museo, lo dobbiamo all’attenzione e ai lavori di recupero dei Mediolanenses rinascimentali: l’interesse risvegliato per l’antico portò ai primi lavori di trascrizione ed interpretazione dei reperti di quella Milano paragonata a Roma, per bellezza e splendore, da Sesto Aurelio Vittore nelle Vite dei Cesari.

Verso la fine del I secolo d.C., vicino a Tiro e Sidone, fu scoperta la tecnica della soffiatura del vetro: cominciò così una produzione vastissima di suppellettili in questo materiale, che oggi ritroviamo nel Museo. Graziosi i balsamari e le ampolline per profumi ed essenze.

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Altra testimonianza romana è custodita nel museo: le mura massimianee, datate tra la fine del III secolo d.C. e IV secolo, di una lunghezza a suo tempo di oltre 4500 metri, oggi solo 15 metri e 1,72 di altezza.

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L’imperatore Massiminiano scelse Milano come sede della corte dell’impero ed ampliò le preesistenti mura tardorepubblicane (seconda metà I sec). Nel chiostro interno sono conservati parti di questa cinta che si collega a una torre di ben 24 lati, l’unica che si è conservata.

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Nel periodo medievale la torre divenne cappella: oggi, infatti, entrandovi, vi addentrerete in un suggestivo luogo di preghiera dagli affreschi antichi (XIII secolo) con Crocefissione e storie dei Santi, uno dei pochi esempi di pittura parietale così antica sul territorio milanese.

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Questa struttura che stiamo esaminando venne portata alla luce solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, poiché prima inglobata, da secoli, dal Monastero femminile benedettino, uno dei più ricchi e famosi dell’area lombarda ed il più antico, sorto nel corso dell’VIII secolo (Alto Medioevo). In questo stesso chiostro è anche conservata una parte abitazione romana del medesimo periodo.

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Per volere dell’ imperatore Massimiano Erculeo, alla fine del III secolo d.C., fu eretto un circo grandioso. Di esso i resti sempre nel chiostro del monastero, con anche una delle due torri che chiudevano il rettilineo della struttura (che affaccia sull’odierna Viale Luini 7) venne utilizzata dalle monache come campanile.

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Per vedere le mura esterne del circo, potete recarvi in Via Vigna 1 e in Via Circo 9 e 16. Il modello per questo palazzo imperiale e circo fu per Massimiano l’edificio eretto in Oriente da Diocleziano.

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Teatro di scontri tra le più famose aurighe del tempo, il circo fu anche la sede dell’incoronazione del Re dei Longobardi Adaloaldo. La struttura venne definitivamente demolita nel 1162 da Barbarossa: dobbiamo far lavorare l’immaginazione per riportarla ai nostri occhi. Di certo i modelli forniti dal museo archeologico aiutano una figurazione plastica dello spazio.

Vi segnalo un reperto dalla bellezza unica, custodito qui: la patera di Parabiago (MI). Ritrovata nel 1907, questo grande piatto ricorda quelli utilizzati per le libagioni sugli altari. Le figure scolpite in altorilievo al centro della suppellettile sono le divinità Cibele e Attis, al cospetto di dei, cielo e natura, durante il loro trionfo.

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Il significato ideologico di questo reperto è degno di nota: risale al IV secolo d.C., quando la romanità è minacciata da un cristianesimo virale. Come difendere i valori della gens pura di Roma? Ristabilendo quei riti e quelle divinità pagane di un tempo. Siamo sotto il regno di Giuliano l’Apostata (360-363 d.C.), così classificato dai cristiani stessi (apostata: apostasia : tradimento). Cibele, Aedes Matris Magnae, dea orientale inseritasi nell’Olimpo di Roma nel III secolo a.C., signora della vegetazione e delle fiere, dalla seconda metà del II secolo d.C. assume tratti sempre più esoterici, diventando divinità per le élites, e per questo vantava riti di iniziazione e feste “private” tra l’aristocrazia (anche se diventare adepti della dea era, apparentemente, accessibile a tutti). Questa divinità era particolarmente amata dai patrizi milanesi: più epigrafi citano sacerdoti e altri iniziati alla sua venerazione; inoltre, una patera di simil pregio, testimonia tale legame tra aristocrazia e il culto di Cibele. Chissà quali sostanze e quali doni venivano portati su questo piatto dagli antichi romani durante i riti: di certo sappiamo che l’iniziazione al culto di Cibele era qualcosa di particolarmente folkloristico (il giudizio di valore è ovviamente dovuto al nostro differente Dna culturale – non me ne vogliano Marc Bloch o Erodoto): a marzo, dopo un lungo periodo di digiuno, l’aspirante iniziato sacrificava insieme ai sacerdoti della dea un toro e si cospargeva del di lui sangue. Così purificato, l’adepto doveva camminare per un tratto con, tra le mani, il kérnos, un recipiente contenente i genitali del toro sacrificato, da sempre il simbolo di vigore per eccellenza. La processione giungeva fino a una sala sotterranea del tempio (che è presumibile fosse il più grande della Milano romana, data appunto l’importanza del culto): il sotterraneo è la rappresentazione simbolica della morte, della “katàbasis”, della discesa agli inferi dell’iniziato. Deposti i genitali della fiera sacrificata, l’adepto poteva risalire e bere del latte, perché ri-neo-nato (un tal significato del latte è riscontrabile anche nelle più recenti forme artistiche – si pensi alla videoart di Cheryl Donegan, ora in mostra in Triennale per l’esposizione sul GUSTO à http://vimeo.com/17888330 ). A cosa serviva una processione del genere? La Dea Madre, Cibele, ricorda a ogni uomo il ciclo vitale e la forza della natura che il dio, sempre ed incondizionatamente, sorveglia e dirige.

Ma dove viveva l’imperatore romano? In Via Brisa, a pochi metri dal museo: qui troverete persino i resti dell’ impianto di riscaldamento dell’edificio stesso.

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(questo quello che vedrete: clicca qui per la Virtual View )

Quello in cui vi trovate ora era il quartiere più sontuoso della città tardoromana. Immaginatevi strutture residenziali dai colori vivaci, uomini di classe con le loro toghe pronti a disquisire la prossima causa o ad accordare il prezzo di quel marmo appena giunto dal Mediterraneo, edifici imperiali di rappresentanza, impianti termali privati di patrizi e dell’imperatore stesso (un resto murario del complesso termale è osservabile in largo Corsia dei Servi, una traversa di Corso Vittorio Emanuele II o Corsa Europa – dipende da dove arrivate – in ogni caso: Virtual View ) e, a pochi passi, il sabbioso circo con gli araldi del potere romano che fluttuano al vento.

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Nell’aria si odono grida di esaltazione e nitriti di cavalli che corrono furiosamente e a perdi fiato. Ma vi girerete ed un uomo malconcio vi chiederà l’elemosina: i momenti di spettacolo sono infatti le occasioni in cui l’imperatore si mostra ai sudditi, di qualsiasi provenienza sociale, che per questo vengono invitati all’evento circense.

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Un impero è tale se è retto da un esercito permanente, dislocato, forte, stabile. Ma dove conservare i viveri dovuti alle truppe? In via Bossi 4! Nei sotterranei di questo palazzo privato è conservato l’horreum, un grande magazzino risalente il III secolo.

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A seconda del lato da cui siete giunti potrete tornare indietro o recarvi verso l’incrocio tra San Giovanni sul Muro e Corso Magenta: quella che si ergeva qui era Porta Vercellina, di cui ci rimangono solo testimonianze cartacee, già presente in epoca preromana come baluardo e linea di confine-collegamento tra Milano e Vercelli e Novara (oggi il percorso è simmetricamente ricalcato da Corso Vercelli e Corso Magenta).

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Ma quando davvero Milano ottenne la cittadinanza romana? Nel 49 a.C. Dove trovarne le tracce? Qui non è più sufficiente la nostra ora di tour: alla prossima puntata, Revolartisti Jones.

N.B. : pochi giorni fa sono stati aperti gli scavi dell’antico foro di Mediolanum, sotto la Biblioteca Ambrosiana. La scoperta dell’ agorà romana risale al 1990; i resti conservatesi sono esigui ma se volete fare un passaggio gli scavi sono aperti ogni primo sabato del mese (costo 3 euro).

Una piccola riflessione prima di lasciarci…

Il percorso che abbiamo visto, a prima istanza povero di reperti, si è mostrato invece ricco di spunti e curiosità rispetto a quanto ci aspetteremmo da una città che ci viene dai più rappresentata come ultramoderna e altro rispetto ad un antico centro funzionale dell’Impero romano. I siti sono innumerevoli, ma si è preferito puntare su quelli che rispondevano maggiormente alle aree tematiche affrontate, anche seguendo le indicazioni del percorso museale.

Le rovine da sempre seducono i grandi pensatori. Così come la storia. Impariamo ad osservare ed esplorare, figurandoci gli spazi come un tempo, magari acuendo l’immaginazione, ogni volta che ci rechiamo in visita in siti del genere. Perché il fascino di tutto ciò è come se risiedesse in ciò che viene cancellato. Come nell’ incantesimo soggiogante del mare, l’onda che sopraggiunge fa sparire dalla sabbia qualsiasi traccia della precedente: e qui ogni mente può trarre la più consona ispirazione.

 

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Orari e biglietti del Museo Archeologico:

– da martedì a domenica: 9.00 -17.30 (ultimo ingresso ore 17.00)
– chiusura: tutti i lunedì, 1 gennaio, 1 maggio, 15 agosto, 25 dicembre

Ingresso a pagamento: biglietto intero € 2,00; ridotto € 1,00; biglietto annuale intero € 10.00; ridotto € 5.00

Il museo Archeologico è accessibile ai disabili motori ma è opportuno contattare preventivamente il museo (tel. 02.88465720) in caso di carrozzine elettriche.

Biglietteria: Tel. 02 88445208

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