Testo di – FRANCESCO BIANCHI  e SALVATORE GRASSO

 

Milano ha sfoggiato di nuovo la sua livrea arcobaleno a pochi giorni dall’Onda Pride: al teatro Strehler in zona Lanza è tornato per la 29esima edizione il Festival Mix, manifestazione che proietta e premia il cinema LGBT, che trasforma la città in un simposio dove si beve e si discute di cinema, di politica, diritti e nuove promesse.

Classificare il Mix come manifestazione prettamente milanese sarebbe riduttivo: la sua organizzazione si svolge sotto l’ala di associazioni da tutto lo stivale a partire dal fondatore Milano Film Network, Immaginaria, Casa dei Diritti, Arcigay, Cig Milano, la fiorentina Azione Gay e Lesbica, Sicilia Queer Filmfest, oltre al patrocinio del Comune di Milano e dell’Ambasciata canadese. Questo Festival in particolare ha potuto attuarsi grazie al sostegno del pubblico che lo ha finanziato mediante una campagna di crowdfunding.

Il calendario dei film ha occupato il weekend da venerdì 3 luglio a lunedì 6 e si è concluso con la premiazione da parte della giuria del film belga Je Suis A Toi: regia di David Lambert con Jean-Michel Balthazar e Monia Chokri protagonisti. La pellicola ritrae, alternando toni cupi e tinte luminose, dialoghi brillanti e realtà drammatiche; le vite dei personaggi si intrecciano per la prima volta a causa della vicinanza del protagonista al mondo della prostituzione. Uno degli elementi più acclamati dalla critica è stata sicuramente la decisione di costruire un’intricata sceneggiatura, il cui perno ruota attorno a un individuo fragile, emaciato e dalla vita irregolare.

Se da un lato Je Suis A Toi si distingue come una sorta di favola moderna, nella quale le numerose avversità non impediscono ai protagonisti di guadagnarsi il lieto fine, dall’altro molti altri lavori sono rimasti impressi nel cuore della giuria e degli spettatori, al punto da ricevere delle menzioni al merito. Anita Last Cha Cha Cha e Tiger Orange hanno sorpreso per la freschezza e l’inventiva nel raccontare l’universo LGBT, in un viaggio affascinante tra gli incantati paesaggi delle Filippine e la realtà moderna delle metropoli. Il cast riunisce attori di tutte le età che hanno regalato notevoli interpretazioni.

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La giuria giovani , che ogni anno riunisce studenti provenienti da diverse facoltà delle università milanesi, ha selezionato il vincitore dei cortometraggi. La cernita ha raccolto studenti di economia e management, medicina e ingegneria, cinema e design: giovani con diversi bagagli culturali, riuniti nella stessa squadra da un profondo amore per cinema e teatro, spesso impegnati nell’attivismo per i diritti della comunità LGBT. La giuria si è riunita per due giorni all’interno del teatro Piccolo, che ha proiettato i cortometraggi all’interno della Scatola Magica, al termine dei quali si è riunita per deliberare. La prima giornata ha raccolto i corti a tema gay e cisgender mentre durante nella seconda hanno avuto spazio quelli sull’amore lesbico. Come membri attivi della giuria possiamo testimoniare che non è stato facile scegliere il vincitore. Abbiamo sottoposto i corti a un’attenta analisi basata su canoni il più possibile oggettivi e precisi, quali l’urgenza della tematica, l’originalità, la componente tecnica e la sceneggiatura. Alcuni lavori hanno catturato la nostra attenzione per la capacità di esplorare ambiti raramente accostati alla filmografia LGBT.

I love Hooligans, Yolo, Like Breathing, Election Day sono alcuni dei titoli sui quali la giuria si è ritrovata a discutere, ognuno innovativo e profondo nel suo ambito, tanto da farci tentennare nella decisione finale. I love Hooligans di Jan-Dirk Bouw, in particolare, forte della sua regia delirante e violenta, oltre che delle sue scene interamente disegnate e animate in digitale, affronta il tema spesso sottovalutato del branco e si concentra sulla metafora di gruppo di hooligans. L’idea di appartenenza porta le cellule dell’organismo ad adeguarsi ad una codice comportamentale violento e controverso, nel quale l’omosessualità è punita con il pestaggio e l’esclusione. Marie Grahtø Sørensen con Yolo porta al concorso un film underground con tinte fluo, luci neon citazionismi anni 90-2000 che strizzano l’occhio a classici di Quentin Tarantino, pellicole dibattute quali Sucker Punch e Underworld, telefilm come Buffy e Streghe, fumetti e manga come Witchblade e il Vampiro Che Ride oltre ai classici dei teen movie come Clueless. La trama si snoda attorno alle vicende di tre vampire adolescenti alla scoperta dei primi amori e conflitti che degenerano in situazioni e sensazioni estreme. Il film cattura nell’intro la vita quotidiana di un vampiro e come questa viene influenzata da un ambiente che vive le diversità in modo ostile. Il cortometraggio ha vinto un riconoscimento da Azione Gay e Lesbica.

Like Breathing ripropone la tematica dello scontro tra mondo lgbt e redneck: il risultato è un prodotto rassicurante e piacevole dall’immagine curata, buona recitazione e un plot coerente. Tuttavia la rassicurazione percepita dallo spettatore deriva da stereotipi e deja-vu che qui spadroneggiano disinvolti: passiamo dal padre padrone alla lesbica che fa il meccanico, dal coming-out tragico alla madre sottomessa fino allo sciovinismo maschile. Inoltre, la sottotrama della sorella paraplegica fa virare la storia verso un’irritante macchina da lacrime: il personaggio viene proposto con un’estremizzazione grottesca che rasenta la caricatura.

Fresco e nostalgico Tremulo, ultima fatica di Roberto Fiesco, pellicola dai colori ambrati che racconta un amore adolescenziale consumato nella bottega di un parrucchiere. Il film ha un approccio soft, con una sensualità appena accennata, una narrazione sognante che non scade quasi mai nel melenso.

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Giungere ad un verdetto equo si è rivelato inizialmente arduo, soprattutto alla luce del fatto che molte tematiche trattate sono estremamente urgenti. Tuttavia per fare la differenza, secondo l’opinione della giuria, questa urgenza andava trattata con riguardo, elaborata con maestria e posta in modo tale da essere presentata allo spettatore nel modo più corretto. Il premio per il miglior cortometraggio è stato assegnato alla creatura di Storm Sigal Battesti e Leo Grélet  –X ou Ydove l’arte della regia danza muta in una metropoli underground e controversa, senza colore. Se la scelta del bianco e nero potrebbe indurre a classificare il lavoro come un tentativo di emulazione dei grandi capolavori del passato, questo si spoglia subito dai cliché e si mostra come una creatura primitiva, grezza e allo stesso tempo raffinata. Le strade della metropoli fanno da sfondo al dramma che si lega alla figura del protagonista, ragazzo dalla bellezza androgina ed emaciata, distante dagli standard di mascolinità ipertrofica. L’apparente benestare del personaggio si incrina quando scopre di non appartenere al suo stesso corpo: avverte disagio ogni volta che fronteggia la sua vera natura, femminile. Dolore, angoscia, eppure anche qualche schiarita nel momento in cui arriva ad accettare la sua identità camminando a testa alta con un velo di rossetto in mezzo a una folla disgustata. Sono presenti anche scene di violenza, momento clou del corto dove si rischiava di scadere nel già visto, ma la dovizia del regista e il talento degli attori regalano un ottimo finale. Sullo schermo viene portato un ragazzo ben delineato nella sua singolarità, credibile, non una macchietta. Il film vuole raccontare una storia, non c’è spazio per le esagerazioni e i momenti campy tipiche dei gay movie. Si respira un confronto diretto con la realtà. Se da una parte è evidente che in molti casi viene preso di mira il più vistoso, questo non esclude un analogo conflitto interiore nel figlio modello di un padre di famiglia, il vicino di casa, il postino, il docente. L’esteriorità può trarre in inganno e la decisione di mostrare l’autocoscienza di un ragazzo insospettabile è coraggiosa e commovente. Ognuno di noi può rivedersi nel protagonista di questo corto, senza distinzioni. Ognuno di noi può essere vittima di violenze e agguati, non solo per come appare, anche per chi amiamo e per il modo in cui percepiamo noi stessi.

Qui il trailer del film vincitore:

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