Testo e foto di – GIULIA BOCCHIO

Passeggiare per Rue de Rivoli a Parigi è calpestare un immaginario tappeto lastricato di invisibili impronte che ogni nuovo passo ricalca col ritmo cadenzato dell’andare, di quella voce del verbo visitare che coniuga una fretta intrecciata ai colori che disegnano le linee della metropolitana su mappe e cartine; ma il lusso di un viaggio è il piacere autentico di imbattersi in qualcosa che evade dalle comuni guide e la cui intenzione è smarrire anziché semplicemente indirizzare.
Ecco allora che anche ciò che sfugge agli obiettivi delle fotocamere è straordinariamente sotto gli occhi di tutti: camuffata nel cuore pulsante di Parigi, nel I arrondissement, esiste una nuova Babele che parla gli infiniti linguaggi dell’arte e degli artisti che la abitano.

Un aftersquat, un palazzo immerso nella realtà surreale che lo ingloba, un ingresso pittoresco che pare una bocca pronta ad inghiottire tutto lo stupore di chi si imbatte in quei sei piani di pittura colante, disordine, disegni, oggetti senza tempo, nome e proprietario sparsi alla rinfusa quasi fossero una mostra improvvisata, ombrelli aperti appesi ai soffitti polverosi di una stravagante atelier che incarna magneticamente la capitale che la accoglie: trattasi di 59 Rivoli, un’idea nata nel 1999 da parte di alcuni artisti del collettivo Chez Robert, Électron libre e che festeggia proprio in questi giorni l’anniversaire tra esposizioni tematiche e vernissage gratuiti.

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Emblema dell’arte libera, è in qualche modo lo specchio di una Parigi piena di contraddizioni e frenesie mercificate, che per sopravvivere deve sfamarsi d’estro e creatività, che grazie a questo progetto paiono ancora possibili e slegati dalle logiche dell’odierno, quello stesso presente che ha relegato il Bateau-Lavoir ai margini di una Montmartre che ha visto sbiadire anche il suo caffè più nero, Le Chat Noir.

Centesimi in rame sparsi per il pavimento, un pianoforte invecchiato fra le dita di tutte le nazionalità del mondo, foto ingiallite e altre simbologie effimere che conducono ad una scala in legno, che ricorda una serpentesca spirale, imbrattata di immagini indefinite, scritte poliglotte, e targhe su cui troneggiano i nomi e l’ego degli artisti, tutti nomadi, tutti di passaggio che nel medesimo creano e disquisiscono insieme ai visitatori.

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All’interno di Rivoli 59 v’è spazio per tutto: dalla democrazia espositiva, agli aromi dell’olio su tela fusi all’odore del sigaro, al mosaico, al cucito, all’arte del decoupage, alla pittura, alla scultura, passando per la musica e l’influenza dell’oriente: un’arte che abbandona le logiche statiche del museo e si lascia influenzare, guardare, sfiorare, anziché relegare ad una teca da esposizione, per un concetto di galleria che propone finalmente una diramazione infinita di prospettive inedite e autentiche.
Un luogo in cui perdersi significa ritrovarsi.

Aperto tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle ore 13:00 alle ore 20:00. L’ingresso è gratuito.
Per maggiori informazioni potete visitare il sito ufficiale (da dove è stata presa la prima immagine in alto): http://www.59rivoli-it.org/main.html.

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