Testo di – LEONARDO MALAGUTI

 

The 85th Academy AwardsÆ will air live on OscarÆ Sunday, February 24, 2013.

 

Si terrà stasera al Dolby Theatre di Los Angeles l’86 edizione degli Academy Awards, presentata da Ellen DeGeneres, alla sua seconda conduzione. Dopo l’edizione non esaltante dell’anno scorso, quest’anno sembra preannunciarsi ben più succoso e ricco di sfide.

Nella categoria MIGLIOR FILM domina il dramma storico 12 anni schiavo, terzo film del regista e videoartista Steve McQueen (Hunger, Shame). Già vincitore di numerosi premi, tra cui il Golden Globe come miglior film drammatico e il BAFTA come miglior film, osannato dalla critica di tutto il mondo, questo amaro e crudissimo dipinto degli orrori della schiavitù negli Stati Uniti, raccontato attraverso la storia vera di Solomon Northup, è certamente la pellicola favorita di quest’edizione e la più quotata tra i bookmakers. In pole position per il premio troviamo anche Gravity di Alfonso Cuaròn, Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallée, American Hustle di David O. Russel e The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese. Gravity, che assieme ad American Hustle, guida la classifica dei più nominati con 10 candidature, è stato uno dei film evento del 2013, accolto con grande entusiasmo da pubblico e critica, ma, mentre è sicuro che farà piazza pulita di premi nelle categorie tecniche, ha meno chance rispetto a 12 anni schiavo di portare a casa questa statuetta (in effetti, se è vero che è un miracolo visivo, bisogna anche ammettere che la materia narrativa è quasi inconsistente). Dallas Buyers Club, emozionante biopic del malato di AIDS Ron Woodroof, potrebbe rivelare qualche sorpresa, visto il materiale di forte impatto sociale ed emotivo che piace tanto ai membri dell’Academy, ma prevalere su 12 anni schiavo, con un tema altrettanto scottante e il grande talento visivo di McQueen dalla sua, rimane difficile. American Hustle è stato premiato come miglior commedia ai Golden Globes e, come si sa (con qualche rara eccezione come nel caso di Annie Hall), in questa categoria la commedia non ha mai molta fortuna; mai dire mai, certo, è un ottimo film di grande intrattenimento, ma visti i contendenti “seri” è molto difficile che riesca a prevalere. È vero, si è appena detto che la commedia ha poche chance, ma forse The Wolf of Wall Street potrebbe anche essere l’eccezione alla regola: cinico, immorale, ipercinetico, è catalogato come commedia, ma ha un cuore nerissimo che potrebbe convincere la giuria a fare un’eccezione. Oppure potrebbe fare l’effetto contrario, vista la mole di controversie sollevate dal film.

Quasi nulle le speranze per Nebraska, Captain Phillips e Philomena, mentre invece la vera grande improbabile sorpresa sarebbe il premio a Her di Spike Jonze, di certo il più originale dei film in gara.

Nella categoria MIGLIOR ATTORE quest’anno abbiamo un faccia a faccia all’ultimo sangue tra Leonardo Di Caprio e Matthew McConaughey.  Di Caprio, che meriterebbe l’Oscar anche solo per tutte le volte che se l’è visto ingiustamente scappare dalle mani, si presenta con un’interpretazione esplosiva, adrenalinica, di incredibile istrionismo e grandissima maestria, mentre McConaughey, che dopo anni di insipidi ruoli da playboy si è trasformato in uno dei migliori attori in circolazione, lavora su un registro profondamente drammatico, capace di una profondità emotiva straziante. Quest’ultimo è il favorito dai bookmakers e il fatto di aver perso 23 chili per il ruolo gioca a suo favore, poiché è nota la passione dei giudici dell’Academy per le trasformazioni fisiche estreme. Non è detta l’ultima parola, poiché per molti questo è l’anno di DiCaprio (che aveva già brillato nella prima parte del 2013 nel ruolo di Gatsby nel Grande Gatsby di Baz Luhrmann) per il quale l’Oscar rappresenterebbe il riconoscimento definitivo dopo tanti premi mancati.

Questo detto, ai BAFTA, poche settimane fa, a vincere era stato a sorpresa Chiwetel Ejiofor per 12 anni schiavo e chissà che non sia così anche stasera. Sembra molto difficile, invece, che a vincere siano Bruce Dern o Christian Bale.

La categoria MIGLIOR ATTRICE sembra essere già in mano a Cate Blanchett. La sua straordinaria performance in Blue Jasmine di Woody Allen le ha fruttato 37 tra i premi internazionali più importanti e sarebbe davvero crudele, oltre che inaspettato, non coronare questo incredibile percorso. Amy Adams, altra fortemente papabile, le corre dietro, seguita da Sandra Bullock. Difficile che il premio vada a Judi Dench, per quanto sempre grande, e tanto meno a Meryl Streep che in August: Osage County è memorabile, ma per la quale significherebbe essere premiata nuovamente a due anni di distanza dal suo terzo Oscar (lo meriterebbe, ma non succederà).

Nella categoria di MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA la lotta sembra essere tra l’esordiente Barkhad Abdi, vincitore del BAFTA per Captain Phillips, e Jared Leto, vincitore del Golden Globe per Dallas Buyers Club, mentre Michael Fassbender e Bradley Cooper sembrano essere in secondo piano. Possibile che invece ci sia qualche sorpresa per Jonah Hill, non candidato e/o premiato nei maggiori premi internazionali, ma che è apparso a sorpresa nella cinquina degli Oscar, guadagnandosi la sua seconda nomination dopo Moneyball.

A contendersi la statuetta come MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA sono soprattutto Jennifer Lawrence, già vincitrice del premio come miglior attrice protagonista lo scorso anno, beniamina di critica e pubblico, vincitrice del Golden Globe di quest’anno come migliore non protagonista e l’esordiente Lupita Nyong’o, che ha lasciato il segno col suo ruolo in 12 anni schiavo e sembra poter essere degna avversaria della Lawrence, se non addirittura favorita. Poche le chance per Sally Hawkins e June Squibb (anche se l’età potrebbe giocare a suo favore, come con Bruce Dern), mentre gradita sorpresa potrebbe essere la vittoria di Julia Roberts, che da anni non risultava così in forma come in August: Osage County.

Per quanto riguarda il premio per MIGLIOR REGIA sembra scontata la statuetta ad Alfonso Cuaròn, che col suo Gravity è stato capace di superare i limiti della regia grazie all’uso di tecnologie rivoluzionarie; a contendergli il premio è McQueen, visionario ex-videoartista che con i suoi primi due film si è stabilito come la grande promessa della regia e che con 12 anni schiavo sembra essersi definitivamente imposto come grande autore. Al terzo posto i bookmakers danno Scorsese, che a 70 anni, dopo una carriera folgorante, dimostra ancora l’energia e l’inventiva degli esordi e che con DiCaprio sembra essere rinato a una nuova giovinezza. Purtroppo Scorsese è noto per farsi soffiare sempre i premi da sotto il naso (proprio come il suo amico Leo), tant’è che il primo film (e fin’ora anche l’unico) con cui è riuscito a vincere è stato The Departed, nel 2006. Seguono la coda David O. Russel, nominato 3 volte e mai premiato, noto però per essere un grande direttore di attori (che regolarmente invece fanno incetta di premi) e Alexander Payne, ormai riconosciuto tra i principali autori americani, ma che finora è riuscito a vincere solo premi alla miglior sceneggiatura.

Altri nomi eccellenti di questa edizione saranno certamente Frozen, in pole position per vincere come miglior film d’animazione e miglior canzone (Let it go), anche se The Wind Rises, ultimo film di Hayao Miyazaki prima del ritiro dalle scene, potrebbe a sorpresa rubargli la statuetta per miglior film d’animazione. The act of killing, di Joshua Oppenheimer, dopo la vittoria ai BAFTA, sembra il favorito come miglior documentario, mentre La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, in cima alla lista dei bookmakers come possibile vincitore come miglior film straniero, potrebbe riportare di nuovo l’Oscar in Italia, anche se il danese Il Sospetto e il belga The Broken Circle Breakdown, vincitore pochi giorni fa ai premi César, sebbene presenti piuttosto in sordina, rimangono in agguato.

 

 

 

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata