Immaginiamo di prendere il primo aereo per Istanbul e di essere accolti all’aeroporto Atatürk – non poteva chiamarsi altrimenti, in virtù del patriottismo turco- da Orhan Pamuk, Premio Nobel per la Letteratura 2006. Chi meglio di lui potrebbe guidarci tra i segreti e le meraviglie di una città molteplice e sfaccettata, più volte definita come la porta tra l’Occidente e l’Oriente.

Allora iniziamo questo percorso turistico-letterario!

Bosforo

Partiamo senza dubbio dal vibrante e colorato quartiere di Çukurcuma: in Çukurcuma Caddesi, Dalgiç Çikmazi, 2, 34425, Beyoğlu ha sede infatti dall’aprile 2012 il Museo dell’innocenza, che prende il nome dall’omonimo romanzo dello scrittore del 2008. Ma che cosa contiene di preciso? Si tratta di un esperimento, se vogliamo, crossmediale: nel romanzo, infatti, il protagonista Kemal, consumato dall’amore proibito per la bella commessa Fusun, decide di raccogliere tutti gli oggetti appartenuti alla donna, misteriosamente dissoltasi senza lasciare traccia. L’intento del giovane innamorato è quello di creare un museo che possa rendere onore all’amata e impostare un vero e proprio percorso rammemorativo segnato da oggetti, articoli di giornale, fotografie, vestiti, gioielli e quant’altro. Nell’ultima sala si trova persino la ricostruzione della camera di Kemal, che Pamuk asserisce di aver davvero visitato e nella quale sostiene di aver ascoltato e preso nota della storia di quest’uomo, che a questo punto sembra essere esistito davvero. La sensazione di spaesamento e sperdimento è notevole: stiamo vivendo un sogno, l’autore ci sta prendendo in giro o davvero l’amore può raggiungere tali picchi di follia?

Nel tranquillo quartiere, non dimentichiamo di guardare i numerosi negozi di artigiano locale: dovrete sicuramente contrattare sul prezzo, ma è la cosa in assoluto più divertente del fare acquisti ad Istanbul.

Artigianato

Nel suo ultimo romanzo, La stranezza che ho nella testa, lo scrittore ci fa scoprire le vie strette e contorte del quartiere di Beyoğlu: il bozaci e venditore di yogurt Mevlut percorre in lungo e in largo le strade di Istanbul, vendendo la sua merce, entrando nella case e riempiendo l’aria coi suoi richiami urlati. Ma, che cos’è la boza, vi chiederete. E’ una bevanda di grano fermentato, dalla bassa gradazione alcolica –cosicché i musulmani possano sempre berla- e dal sapore leggermente acido dolce. Già, perché nonostante ora sia il quartiere più alla moda ed occidentale della città, con eleganti negozi di abbigliamento, ristoranti, lounge bar e circoli culturali, la tradizione dei venditori ambulanti non è certo scomparsa. Neppure nella via principale e pedonale Istiklâl Caddesi non mancano i venditori di cozze o di salep, cremoso latte bollito con farina ottenuta dalle orchidee e spolverato con la cannella. Mevlut racconta infatti che Atatürk abbia detto: “I venditori ambulanti sono gli usignoli della strada, l’allegria di Istanbul, parte integrante della vita della città. Non dovete vietarli”.

 Spezie

E poi c’è il mare, lo stretto del Bosforo e il ponte di Galata, sempre affollato di pescatori: “Era oscuro come i sogni, profondo come il sonno. La brezza fresca sapeva dolcemente di alghe. La parte europea della città era tutto un luccichio”. Allora, prendete il primo battello diretto verso la sponda asiatica della città, prendetelo al tramonto, state in silenzio e osservate i minareti e le moschee, le baracche e le navi ancorate, ascoltate il canto del muezzin, la voce dei gabbiani e lo scroscio dell’acqua mossa dalle imbarcazioni. Guardate il sole che cala a poco a poco lasciando nel cielo colori infiammati e vivi, un rosso acceso, un rosa incantato e un arancione fiammante.

Lanterne

Infine le colline, che sovrastano il paesaggio: “Ancora più lontano c’erano le colline azzurre della parte asiatica della città. Il Bosforo era tra queste colline, e purtroppo non era visibile.”. Per vedere il Bosforo, prendete la funicolare e concedetevi una sosta ristoratrice al Pierre Loti Cafè: sorseggiate un tè alla mela e leggetevi due pagine dello scrittore francese, da cui il locale prende il nome. Era questo infatti luogo prediletto dall’artista.

Suonatore

E voi direte, niente Gran Bazar? Niente Basilica di Santa Sofia? Beh, noi avevamo una guida d’eccezione e di certo non ci avrebbe portato in luoghi scontati, questo lo sapevamo fin dall’inizio.

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