Poesia di – LORENZO VERCESI

Foto di – VIRGINIA STAGNI

 

newridotta

 

A Milano

gravida e sterile

che ti sputa addosso

il suo vento d’ottobre

senza mai sorridere

sembra quasi di quarzo

nei suoi lineamenti sgraziati

Alla Milano dei giorni feriali

d’intrichi e di bestemmie

d’una luce stanca

d’un brivido sotto la nuca

Ha il peso d’un marmo

e la voce di un violinista

sa di quelle zuppe riscaldate

ed ha un che di gerani

Alla Milano triste

messaggera d’inverni

e di serenate

che ti investe scortese

senza grazia

ma non ti lascia mai solo

Alla Milano che piove

fin dentro al petto

bianca e nera

con quel disincanto

fisico

d’un vecchio film muto

dietro il suo velo di nebbia

piange di nascosto

fanciulla violata

dai rimestii dei tram

lungo le vie del centro

dalla violenza mai paga

del milioneecinquecento di cuori

cui fa da madre

Alla Milano raccontata dai vecchi

tutta lamenti e fumo

che porta nel borsone

grida barricate e poco pane

chiusa timida

dentro ai vecchi caffè

sconsolata amante

grigia per la grigità dell’anima

Alla Milano sorda

storpiata dal viavai

scordata da chi l’ha lasciata

verde di troppi giugni

viva di troppe luci

Alla Milano frustata

dalle troppe domande

dagli inganni svelati

e dall’alcool a poco prezzo

amica dell’asfalto

calpestato da miliardi di vite

Alla Milano che se ne sta raccolta

dentro ai suoi nascosti cortili

dietro a quel che resta

di vicoli stradine e odor di borgo

soffocata dai clacson

e dalla loro voce sentenziosa

abbaiata dai balconi

come un viandante solo

Alla Milano frenetica

soltanto di facciata

obbligata a vanagloriarsi

di discoteche e di night club

che brucia nel silenzio

dei musei semivuoti

e delle biblioteche chiuse

Alla Milano salata

e dolce insieme

nelle domeniche di pioggia

sparsa sotto portici e finestre

fluida lungo viali e corsi

larga e tiepida teiera

nelle piazze dai nomi importanti

Alla Milano via Dante

passerella d’anime e di sguardi

tranquillo battere

con il suo di tanti cuori

é lì che si mostra

materna e senza rughe

delicata e focosa amante

Alla Milano Corso dell’alzaia grande

che sembra un angolo spoglio

della miglior Venezia

contenitore amichevole

per chi ha bisogno di sospiri

e di odori non urbani

per chi ha quella voglia strana

di stare un po’ da solo

Alla Milano incielata

che non sa staccarsi

di dosso nuvole e sole

tenendoli prigionieri

delle sue altezze e dei suoi tetti

Alla Milano ubriaca

di notti quasi lunari

senza il sostegno delle stelle

annegante nel non buio

di lampioni e semafori accesi

Alla Milano invecchiata

di colpo

senza rimorsi né carezze

cedevole

come sottilissima brina

solida

nelle sue antiche idee murarie

Alla Milano endecasillabo

nelle sue elegie di strade

custode

di una bellezza strana

quasi nobile

senza nulla chiedere in cambio

incanti diurni

e notturne poesie

Alla Milano luce e fumo

polvere e silenzi

che attende il suo turno

non invadente

come un amore sperato

Alla Milano che abito

da esule invecchiato

che mi ha osservato dentro

come una madre premurosa

che mi ha tolto dal viso

il peso di molte lacrime

Alla Milano che

per sempre

sarà insieme mia

e non mia

 

ridotta2

 

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