Testo di – FEDERICO SCARFò

perfect

In attesa dell’uscita del Greatest Hits intitolato Three Sixty della band alternative rock “A Perfect Circle”, vale a dire quello che il grande Maynard James Keenan fa per rilassarsi dopo aver lavorato con i Tool e essersi rimbecillito su tempi dispari e giri di batteria improbabili, non posso fare a meno di scriverci su qualcosina, in quanto troppa poca gente li conosce e, ebbene sì, sono molto meglio di certe cose che passano per alternative rock oggigiorno.

Non so se è corretto dire che gli A Perfect Circle non sono una band per tutti ma sicuramente i Tool non lo sono ed è da qui che nasce il dilemma. Hanno scritto pezzi piuttosto melodici e rilassati (vedi 3 Libras e Blue), ma la loro melodia non ha niente a che fare con le sonorità luminose del pop o della musica commerciale.

Si potrebbe dire che in ogni canzone risuona un’eco distorta, un’ombra che vive all’interno del pezzo, e che non si coglie precisamente. Blue è una canzone che personalmente trovo magnifica, il ritornello lo ascolterei cento e cento volte di seguito, ma sento anche qualcosa di fumoso e di inquietante, forse qualche nota non suona come dovrebbe, o è la voce di quel pazzo parruccone di Keenan a fare la magia.

Questo si può capire meglio in Imagine. Sì, una cover, di quella Imagine, la stessa di John. Sicuramente non è una posizione esente da critiche quella che gli A Perfect Circle hanno assunto nello scegliere un pezzo leggendario come questo.  Ma  bisogna tenere conto che è oggettivamente una cover ben realizzata e che non ha nulla del pezzo originale, il messaggio di speranza che John voleva mandare al mondo è stato preso da Keenan che l’ha stravolto, rigirato e cambiato in quello che voleva lui: citando un top comment del video su Youtube del pezzo, John Lennon affermava che il nostro mondo potrebbe essere salvato, Keenan che il nostro mondo avrebbe potuto essere salvato.

E le parole sono le stesse, il significato sognante e genuino che da loro trasuda è ancora lì da qualche parte. Ma gli A Perfect Circle hanno trasformato questo brano leggendario in pura potenza espressiva e Lamento, un grido di pietà per un mondo perduto su ciò che avrebbe potuto e avrebbe dovuto essere.

3 Libras, invece, è un pezzo decisamente orecchiabile, un bel giro di acustica all’inizio e persino degli archi, nulla che stoni, la voce di Keenan può forse suonare un po’ fuori luogo su questo sottofondo musicale di strana armonia ma poi ci si abitua. Parla di una ragazza. Banalità incredibile. Ma vi avevo promesso stranezze inquietanti  dietro ogni canzone, e anche questa a mio avviso non fa eccezione. Forzando un po’ l’interpretazione delle lyrics del brano e del contesto musicale nel quale vengono cantate, si potrebbe dire che il fatto che uno dei pezzi più orecchiabili, popolari e musicalmente belli della band parli di come dietro gli occhi della gente non ci sia nulla, è ironico e immensamente triste allo stesso tempo.

Questa band sicuramente non ha riservato spazio all’ottimismo, ma sarete d’accordo con me che è più semplice parlare di un mondo malato urlando in un pezzo screamcore coperti dalle chitarre distorte e dal doppio pedale, piuttosto che farlo con un brano acustico così poetico.

A chi a questo punto accusa gli A Perfect Circle di essere dei depressi che trattano tematiche eccessivamente pesanti e disarmoniose, suggerisco un punto che ritengo molto importante: senza tragedia, disordine sociale e dolore non può nascere arte.

L’arte che più sublima i sentimenti nel tracciato umano e labile e che nasconde il giusto nello sbagliato è quella che dà vita alla rabbia nel suo scorrere calmo e ritmico nel tempo.

Un altro brano valido è The Outsider. Già qui la calma si è dissipata, è un pezzo movimentato, serrato, con le frasi separate in frammenti che vengono sputati con rabbia. “Why would I want to watch you/ disconnect and self-destruct one bullet at a time?/ What’s your rush now? Everyone will have his day to die.” Parole amare, per qualcuno per cui si proverebbe pieta, per una pazza, una criminale drogata, un pericolo, alla fin fine, solo per se stessa. Ma no, nessuna pietà. Perché dovrei guardarti mentre ti autodistruggi una pallottola alla volta? Perché questa fretta? Tutti avremo il nostro giorno per morire. Capito, ragazza? Niente pietà, solo l’assurdità, l’incomprensione, di fronte a chi brucia pazzamente i suoi miseri resti nel forno della propria vita malata.

La frase finale è di una cattiveria disarmante: “If you choose to pull the trigger,/ should your drama prove sincere,/ do it somewhere far away from here.”  Se mai deciderai di premere il grilletto, nel caso venga fuori che la tua sceneggiata era sincera, beh, fallo lontano da qui.

Concludi la tua stupida vita, lontano da qui, non mi coinvolgere, non mi seccare, muori come preferisci, ma da un’altra parte.

Empatia? Simpatia umana?

Prendete People Are People, cover dei Depeche Mode. Come per Imagine, la canzone è stata portata ai suoi estremi. Se Martin Lee Gore aveva scritto il pezzo con l’aria desolata, un po’ triste, di chi non capisce, Keenan lo rifà a modo suo. E dice che è normale che l’uomo odi l’uomo, che non dobbiamo meravigliarci perché è nella natura umana odiare. Infine Blue, due parole ancora su Blue.

Corto, trascinante, onirico, con un ritornello che entra sottopelle. Se vi ha incuriosito questo scorcio sugli A Perfect Circle finora, ho solo un consiglio per voi, ascoltate questa canzone, almeno questa. Preferibilmente senza guardare il testo, le linee ritmiche, gli effetti circolari con i quali una battuta si unisce a un’altra, ma ascoltando e basta. I pezzi dei primi due album, Mer De Noms e Thirteenth Step, con l’eccezione di qualche brano più duro come Pet, Judith o magari The Hollow, sono piuttosto orecchiabili per dei novizi del genere.

Se non vi piace molto questo tipo di musica, evitate l’album eMOTIVe, Gimmie Gimmie Gimmie e Let’s Have a War mi spaventano ancora parecchio. Che dei pezzi possano spaventare così, tanto da fare cambiare canzone appena si coglie il significato terribile e nascosto di quella musica, io lo ritengo qualcosa di tanto vicino all’arte, a quell’arte catartica che sublima l’uomo tramite la paura, l’animalesco, il timore primordiale e incontrollato.

E se c’è un giusto motivo per ascoltare gli A Perfect Circle, è quello di farsi sconvolgere dalla loro musica dell’odio.

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