Testo di — SARA PACIOSELLI

 

Revolart, e ALMED in collaborazione con MEC( Master Eventi Culturali), in una fredda giornata milanese, accolgono calorosamente Tonino Manzi, Direttore della Comunicazione di Rai 2 e Coordinatore della Comunicazione e Stampa del Festival di Sanremo per venticinque anni, in occasione del secondo incontro della rassegna “Eventi Pop: organizzare le masse”.

Il Festival di Sanremo è il tema caldo dell’incontro: non si tratta solo di un evento culturale di ampia portata e di vasta attrattiva anche per chi risiede oltre i confini nostrani, ma soprattutto di una macchina mediatica complessa, di una vetrina tutta italiana che rispecchia temi socio-politici e culturali e di una manifestazione intellettuale con valori fortemente radicati nel suolo sanremese in primis, ma ovviamente in tutto quello italiano nel suo complesso.

Il Festival di Sanremo, nelle sue vesti ufficiali, nasce nel 1951 quando con cinquecento lire era possibile acquistare un biglietto per assistere allo spettacolo di soli tre cantanti interpreti di ben venti canzoni in gara. Con il susseguirsi delle edizioni le modalità di fruizione dell’evento, così come la gestione dei cantanti e la composizione della giuria votante, assumono varie e diverse sfaccettature sino a raggiungere il profilo attuale. Ma chi c’è e chi è stato dietro a sessantacinque edizioni?

Come spesso accade quando si tratta di eventi televisivi, ciò che più ci colpisce è solo la punta dell’iceberg, ovvero quanto accade sul palco, dimenticandoci a volte che l’evoluzione dello spettacolo è dovuta non solo alla bravura del conduttore che sa bucare lo schermo, ma anche alla sapiente posizione delle luci, al raffinato modo di gestire l’audio, al controllo sottile e quasi invisibile che viene esercitato sull’evento nel suo complesso. Come sostiene lo stesso Manzi: prevedere l’imprevedibile è ovviamente impossibile, ma esser sempre pronti al peggio in modo da saper reagire nei migliori dei modi è forse la strategia più giusta da seguire, per cui “se uno zainetto è in mezzo, nel corridoio del teatro o della sala stampa, io chiedo di spostarlo perché le vie di fuga devono essere libere”. Così come se si è consapevoli del peso massimo che l’area quadrata di una stanza può sostenere, è del tutto inopportuno permettere alle persone di accalcarsi, perché di fatto si sta mettendo in pericolo se stessi e gli altri.

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Ma veniamo al punto: organizzare le masse è uno statement che raccoglie in sé numerosi aspetti: Sanremo come manifestazione musicale e culturale che ospita numerosi artisti e giornalisti, ma anche Sanremo come evento di massa – fruibile via Tv, radio e ormai anche via web – da seguire comodamente seduti in poltrona oppure dal vivo.  Come gestire l’evento, allora?

In quanto coordinatore della Comunicazione e della Stampa, Tonino Manzi ci parla delle sue mansioni e della sua posizione spesso poco comoda, data la necessità di avere un buon equilibrio nell’esercizio dell’autorità. Così, è opportuno moderare le conferenze stampa, condurre i giornalisti al punto focale della domanda, piuttosto che favorire la loro autoreferenzialità, essere super partes e garantire soprattutto che il tutto avvenga in maniera snella ed efficace, nel rispetto dei tempi affinché ogni ingranaggio trovi il suo perfetto incastro. A tal fine, i giornalisti vengono distribuiti in due sale stampe: la prima si trova nel tetto dell’Ariston ed è riservata ai giornalisti legati alla tradizione e alla carta stampata, la seconda invece è situata al Palafiori – recentemente intitolata a Lucio Dalla – in cui siedono i giornalisti della radio e del web a cui vengono attualmente riservate un numero di conferenze stampa che va dalle trentotto alle cinquantacinque.

Inoltre, si gestiscono 1400 accrediti per i giornalisti, 1600 segnali audio, 12 ore di musica live, 20 ore di diretta TV e ben 800.000 copie cartacee della rassegna da stampare ogni mattina. In merito a quest’ultimo dato, lo stesso Manzi sostiene che la tecnologia potrebbe dare una mano nel tagliare i costi di stampa, permettendo così una fruizione via computer o qualsiasi altro device, con lo svantaggio però di cadere nel gap generazionale che sembra faccia restare indietro i più attempati. Ciò non esclude, comunque, la possibilità futura di creare un’app che ospiti l’intera rassegna stampa online.

Gestiti i giornalisti e gli artisti, la seconda “massa” da controllare è l’audience, composta da giovani e meno giovani. Quindi, come creare ed aumentare l’appeal del Festival? I cantanti italiani sono il primo elemento di attrazione, ma certamente fanno da calamita ospiti internazionali del calibro di M. Gorbačëv nel 1999, di R. Benigni nel 2002, della Regina Renia di Giordania nel 2010 e poi ancora di figure di spicco come T. Turner, R. De Niro, P. Gabriel, C. Theron, S. Stone e A. Lennox, per citarne solo alcuni. Così con il tempo, si è scritta la storia della musica italiana, si è divenuti il centro di un bacino di utenti molto più ampio, che non si ferma a quello italiano, ma si muove all’interno di confini esteri molto labili.

Con simboli quale la Palma, il Leone e i fiori, il Festival di Sanremo ha saputo adattarsi al cambiamento, mantenendosi al tempo stesso ben radicato alla tradizione e ai propri valori, coinvolgendo le masse, facendo leva sul made in Italy ed ispirando, per concludere, l’Eurovision Song Contest. Come sempre, quando noi italiani impieghiamo tutte le nostre forze e il nostro talento, possiamo solo essere vincenti.

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