Testo di – FEDERICA ORIGGI

 

regione

 

A volte, per chi non ci è nato, è difficile capire Milano (e i milanesi). Si perché insomma, diciamocelo, non è che proprio sia una città sinonimo di accoglienza o particolare bellezza. Non siamo al mare né in montagna, non siamo una città d’arte, non abbiamo grandiosi spazi verdi ma nemmeno lo skyline di NY…. Certo, abbiamo Brera, l’Ultima Cena, Palazzo Reale, La Scala… ma non solo. Infatti la Milano che ti fa innamorare non è quella delle guide turistiche, ma quella nascosta, quella delle strade deserte nelle notti d’agosto, quando puoi prendere un motorino e goderti l’aria calda sulla pelle, o ancora quella delle 5 del mattino, con una Piazza Duomo vuota e l’alba che inonda le guglie e ti lascia lì impalato a guardare, estasiato.

La Milano che ti fa innamorare è quella che non ti aspetti insomma, fatta di quei posti che uno tiene un po’ per sé, di cui è un po’ geloso. Uno dei miei posti però io lo vorrei condividere con voi. Ora, la premessa che devo fare è che bisogna scegliere le condizioni ideali per andarci, quindi prima di andarci dovrete prendere alcune premure… Innanzitutto scegliete una sera calda, caldissima, con un vento che sembra venire su dal cemento, poca gente in giro e il profumo di gelsomini che riempie l’aria. Quindi scegliete un compagno di viaggio adatto: uno che non debba riempire i silenzi per forza, con parole inutili, qualcuno che sappia godersi il momento insomma. Infine scegliete il mezzo di locomozione che più vi si addica: macchina (con finestrini rigorosamente giù), motorino, bicicletta, l’importante è che vi lasci la possibilità di sentire il tepore dell’aria e di assaporare l’estate. Perfetto, siete pronti. Direzione? Nuovo Palazzo della Regione, appena dietro via Melchiorre Gioia.

Ebbene, uno dei miei posti preferiti non è nella vecchia Milano, non è veramente segreto, non ha quello charme decadente e un po’ retro che possono avere giardini, vicoletti e anfratti vari. Ma aspettate a giudicare. Mollate il  mezzo di locomozione, prendete per mano il compagno di viaggio (ok, in effetti questa cosa è molto romantica, ma perdonatemela oppure usatela a vostro favore). E finalmente, entrate. La prima volta che ci andai io, una piccola orchestra stava suonando un tango, e una ventina di coppie si muovevano sincrone sulle note della canzone. Rimasi incantata a guardarli per un po’, quindi alzai gli occhi: la volta in acciaio e vetri a specchio con la sua forma a ricordare la prua di una nave sembrava quasi un’illusione ottica, perfettamente simmetrica e apparentemente immensa. Niente cielo stellato (che volete, sempre di Milano si tratta) ma una perfezione vagamente psichedelica, la musica meravigliosamente amplificata in una moderna cattedrale, un angolo fuori dal tempo.

Sono tornata più volte dopo il primo coup de foudre, e tutte le volte sono rimasta rapita. Tutte le volte mi ha colpito l’apparenza un po’ asettica, quell’abbondanza di cemento e vetro che rende la struttura così simile a quella di tanti altri nuovi grattacieli, e quella linea curva che lo rende così stranamente riconoscibile, la sensazione di stare in un posto “nuovo”, non ancora vissuto. Tutte le volte sono tornata di sera, e tutte le volte ad accogliermi c’era una piccola orchestra che suonava (che volete, sarò fortunata), e quel cielo di specchi che sembrava immenso. E’ vero, il nuovo palazzo della regione forse stride un po’ con la vecchia architettura milanese, inserendosi di forza in un contesto che sembra ancora inadatto ad ospitarlo. E’ anche vero, sono altre tonnellate di cemento e vetro in una città che avrebbe bisogno di più verde, forse. Sono vere tante delle critiche che vengono mosse a questi nuovi progetti eppure io non riesco a non rimanere affascinata da tale maestosa perfezione. E vi assicuro, se vi trovaste in una notte di mezza estate a guardare quella volta  così come è capitato a me, non potreste che darmi ragione.

1 risposta

  1. Marco

    Ehm, io non so quanto bene ci possa vedere chi ha scritto questo articolo, ma la volta “con vetri a specchio” non esiste. Si tratta di ETFE (Etilene TetrafluoroEtilene), un materiale plastico, leggerissimo e che non ha nulla a vedere neanche con il Plexiglass.

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