Testo di — FRANCESCA BERNASCHI

 

Novecento di Alessandro Baricco

 

E’ di qualche giorno fa la notizia dell’irriverente opera dell’artista argentino Raul Lemesoff: un carro-armato svuotato e riempito di libri. Ben 900 volumi che hanno invaso prepotentemente le strade di Buenos Aires.

La mitragliatrice è rimasta lì, fissa al suo posto. Non spara, ruota e basta, come se volesse indicare alle persone la direzione giusta da percorrere, quella della lettura.

900 volumi sono tante storie, almeno 1800 storie, personaggi, infinite emozioni che si incrociano: stesse strade ma modi di percorrerle diversi.

Mi domando se fra questi 900 volumi ci sia anche una copia di “Novecento”. E se il titolo di questo incredibile testo teatrale di Baricco non vi dice niente, allora vi citerò “la leggenda del pianista sull’oceano”.

L’interpretazione di Tim Roth vi è sicuramente più familiare, giusto?

E’ una storia un po’ bizzarra e bislacca, ma ormai avete imparato che sono quelle che trasmettono di più, hanno quel non so che…

Il non ordinario è così straordinario!

Il tuo inizia con il ritrovamento di un neonato, appunto Novecento, su una nave, una delle tante che portava gli emigranti dall’Europa all’America- perché anche noi europei siamo stati un popolo migratore, non solo chi arriva dal Continente Nero.

E Novecento crebbe. Crebbe facendo avanti e indietro, danzando al ritmo dell’oceano. E il ritmo dell’oceano gli penetro fino alle ossa, raggiungendo ogni estremità del suo essere, dita comprese.

Nella notte, in una notte di burrasca le sue dita presero a muoversi sulla tastiera del pianoforte e parevano possedute dalla forza di Poseidone. Non le si poteva fermare: agili, veloci, aggraziate e letali. Capaci di tener le orecchie di chiunque lo ascoltasse, incollare chiunque ad una qualsiasi sedia.

E si sfidò con i miglior pianista del mondo, di sfuggita conobbe l’amore ma mai la terra ferma.
Novecento non scese mai dalla sua nave: rimase sempre lì, come un neonato che proprio non ne vuol sapere di uscire dall’utero della madre.

Avrà paura di perdere il ritmo dell’oceano? Avrà capito che abbandonare la nave forse, in questo caso, non era la scelta migliore?

E rimarrà lì, sempre. Potrà dire di aver fatto un tentativo, di aver provato a scendere la passerella…

E’ solo un testo teatrale, poche pagine di un incredibile monologo: un trombettista amico di Novecento che racconta una storia così folle a cui credere che si spera disperatamente che sia vera.

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