Testo di – FRANCESCA DOLCE

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Avvincente, sagace, sfrenatamente divertente e impeccabilmente seducente. Vincitore di tre Golden Globes, candidato a dieci Premi Bafta ed ad otto Satellite Awards, uno dei film favoriti ai prossimi Premi Oscar; American Hustle ha conquistato il mondo intero, riunendo, sotto la direzione di  David O. Russell (regista di The fighter e Il lato positivo e già vincitore di tre Premi Oscar) un cast d’eccezione: Christian Bale, Amy Adams, Bradley Cooper, Jennifer Lawrence e Robert De Niro.

Il film, ambientato tra il 1974 e il 1978, è basato sulla vera storia di un agente FBI legata allo scandalo ABSCA, nome in codice di un’operazione segreta che condusse un senatore e sei parlamentari in galera.

Irving Rosenfeld (Christian Bale) insieme alla sua scaltra amante Sydney Prosser (Amy Adams), per anni avevano intascato grosse somme di denaro, promettendo a persone squattrinate cifre grosse in cambio di cifre piccole senza mai restituire nulla. Vengono sgominati, però, da un agente dell’FBI, Richie DiMaso (Bradley Cooper), che li costringe a lavorare per lui, obbligandoli ad annientare un gruppo di dirigenti corrotti, falsari, collusi con la mafia. Tra questi vi è Carmine Polito,interpretato da Jeremy Renner, volubile e plagiabile politico del New Jersey e Victor Tellegio (Robert De Niro), mafioso locale. Sarà però l’imprevedibile moglie di Irving, Rosalyn (Jennifer Lawrence), uno degli elementi che farà franare il paese degli inganni.

La trama, apparentemente semplice, vi terrà incollati allo schermo per 138 minuti senza farvi rendere conto dello scorrere del tempo. Acclamatissimo dalla stampa italiana e da quella straniera, è un mix di romanticismo e azione, di sarcasmo e perversione, un mix che solo un regista del calibro di Russell poteva riuscire a realizzare.

David O. Russell non si limita a raccontarci la storia, ma la adatta ad ogni suo personaggio per farci capire ciò che la maggior parte di noi fa quotidianamente: reinventarsi per truffare gli altri.

Il New York Times non può far altroché elogiarlo: “American Hustle ha una personalità tutta sua e uno stile narrativo caotico ma lucido che lo rendono una delle pellicole più brillanti degli ultimi mesi.”,commenta il noto quotidiano americano. Si sofferma, inoltre, sulla performance del carismatico Christian Bale: “Bale è un grande attore, anche se non è particolarmente simpatico e di solito interpreta personaggi freddi e indifferenti. Per questo è un piacere vederlo così ammorbidito: sembra divertirsi e recita in modo straordinario”.

Dal Batman di Nolan, al pugile tossicodipendente di The fighter, al serial killer di American Psycho, Bale ci ha sempre mostrato il suo lato oscuro, di bello e dannato. Vincitore di un Premio Oscar e di un Golden Globes nel 2011, l’attore in American Hustle interpreta il ruolo di un truffatore. Ciò che salta all’occhio è la metamorfosi subita da Irving che, nel corso del film, rivoluziona la sua vita, lasciandosi il passato alle spalle con il suo vero amore, Sydney.

Quest’ultima, interpretata da Amy Adams è quanto di più sensuale e bello ci sia nel film. È una donna forte, una forza della natura, muove i fili di tutta la vicenda, dirige lo spettacolo, fingendo, spesso, di essere solo una comparsa. Si scontrerà, non poche volte, con Rosalyn, (ex) moglie del suo amante.

Sono loro due il collante di tutte le vicende, delle relazioni familiari. Sono loro che, durante un diverbio, prese dalla foga, si scambiano un bacio saffico passionale, facendo sobbalzare il pubblico in sala dalla poltrona. Sono due donne bellissime, sexy e, a dirla tutta, sempre poco vestite.

Rosalyn, interpretata dall’accattivante Jennifer Lawrence, inizialmente considerata stupida, infantile e pusillanime; prende in mano le redini della sua vita, decidendo di voltare pagina.

La giovane attrice, già vincitrice di un Premio Oscar e di un Golden Globes, in questo film, si è certamente distaccata dalla figura di Mystica o della “Ragazza di fuoco”; dimostrando, ancora una volta, sconfinata presenza scenica.

Le vite di questi tre personaggi andranno ad incrociarsi con l’agente dell’FBI , Richie DiMaso, ovvero Bradly Cooper. Quella di DiMaso è la classica personalità di colui che vorrebbe dominare il mondo e, invece, finisce per essere dominato.

American Hustle si potrebbe definire la fine di una trilogia. Lo stesso regista, infatti, ha ammesso che The Fighter, Il lato positivo e American Hustle sembrerebbero capitoli diversi di una famiglia dove tutti comunicano con lo stesso linguaggio, in cui tutti sono emotivi e pieni di paure. Preservare la propria identità, il proprio Io è ciò che accomuna i tre film. I personaggi combattono per sopravvivere, per aggiudicarsi un posto nel mondo ed in American Hustle, più che negli altri, individuiamo l’apice di tutto questo.

È un film costruito su uno dei fondamenti del sogno americano, la reinvenzione. Se non sei contento della tua identità, o di quello che gli altri pensano di te, vai avanti e diventa qualcun altro. Qualsiasi cosa, pur di sopravvivere e prosperare”, ha egregiamente commentato Steven Rea.

D’altronde questo è un concetto che, nel film, viene espresso con una frase chiara e diretta: “La necessità è veramente la madre dell’invenzione”. Ciò che ci spinge ad andare avanti, ciò che muove il mondo, non è semplicemente la voglia di fare ma, soprattutto, gli ostacoli, i problemi che la vita ci pone davanti quotidianamente. È il bisogno di qualcosa che ci costringe a combattere, a cogliere l’attimo, a rivoluzionare ciò che siamo o che potremmo essere.

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