Testo di – DANIELE CAPUZZI

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Locandina

Apollo et Hyacinthus (1767)

Wolfgang Amadeus Mozart

Libretto di Rufinus Widl

Orchestra Coin du Roi

Ars Cantica Choir

Direttore: Christian Frattima

Regia: Alessio Pizzech

Scene e costumi: Davide Amadei

Personaggi e interpreti:

Oebalus: Graziano Schiavone

Melia: Elina Shimkus

Hyacinthus: Vilija Mikštaitė

Apollo: Alessandro Giangrande

Zephyrus: Valeria Girardello

Nuova produzione Coin du Roi

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È innegabile la fresca ventata che porta nei cartelloni proposte di opere poco esplorate nella nostra epoca, fra cui si può citare il recente Otello di Rossini alla Scala e nel medesimo teatro la Giovanna d’Arco che aprirà al futura stagione, entrambi assenti da Milano da 150 anni. Nella virtù della riscoperta di un vasto repertorio, colmo di lavori dimenticati o volutamente ignorati, ma non per questo non interessanti, la Société d’opéra Coin du Roi ci propone Apollo et Hyacinthus di Mozart, che non è mai stato rappresentato in forma scenica nel Bel Paese.

Il titolo del giovane genio salisburghese è andato a sostituire l’originariamente previsto Il re pastore, dello stesso compositore. «Le ragioni alla base della sostituzione sono state soprattutto artistiche. Avevamo già inizialmente preso in considerazione Apollo et Hyacinthus. Il “ritorno di fiamma” è avvenuto a seguito di un’idea registica propostaci, così bella da non potervici rinunciare» dichiara il direttore Christian Frattima.

Egli in prima persona si è impegnato a studiare il manoscritto conservato nella Staatsbibliothek di Berlino, cui si accompagnano altre partiture autografe databili alla stessa epoca. L’esegesi è stata accuratamente studiata per l’occasione da Frattima che è convinto che «l’arte debba seguire un processo hegeliano di evoluzione, non necessariamente nel senso di miglioramento, ma di adattamento ai mutamenti della società e del gusto generale del pubblico». La perizia della ricerca del maestro concertatore è resa evidente sotto più aspetti: il libretto latino è cantato secondo la pronuncia l’ecclesiastica tedesca, l’unica di cui potesse essere plausibilmente a conoscenza il Mozart puerile, le fioriture e cadenze sono state composte ad hoc per assecondare la voce dei cantanti e restituire l’estetica originaria dell’opera.

Articolo Apollo et Hyacimthus - Foto 1

Altro asso nella manica dell’elegante direttore d’orchestra è l’orchestra intonata a 430 hertz che dona una inusitata ricchezza al suono, udibile anche da un orecchio non esperto. Gli orchestrali, specializzati nel repertorio preromantico, suonano strumenti con arco di fattura classica e corde di budello. L’esecuzione dell’orchestra è brillante, sicura e raffinata. Non è legata a un Barocco che già aveva conosciuto il proprio tramonto, né a quel Classicismo viennese cui viene ricondotto il Mozart matura. Qui è la chiave che apre la porta del piacere che comporta l’ascolto di questo Apollo: la lettura secondo un’estetica propria di un giovane ragazzo già padrone del sapere musicale, a tal punto da poter imprimere già una direzione personale al gusto musicale.

Articolo Apollo et Hyacimthus - Foto 2

La regia di Pizzech è volutamente atemporale. I personaggi sono concepiti con dovizia, anche per aggirare il tentativo del librettista prelato di eliminare ogni residuo di omosessualità dalla storia che egli trae da Ovidio, che sottolinea il netto contrasto fra il mondo classico e la morale settecentesca. Apollo è sicuro di sé pure di fronte all’infamia di Zefiro, seppur possa parere un poco presuntuoso quando Melia e il padre Ebalo implorano il suo perdono. Il giovane Giacinto intrattiene da subito un rapporto intimo con Zefiro, tanto che i due amoreggiano più volte; si mostra però diviso nell’animo all’arrivo del dio Apollo. Melia è fragile davanti alla paura e al dolore, tanto da accasciarsi seminuda alla notizia della morte del fratello, ma a tratti anche forte a tal punto da cacciare un dio dal regno, senza però sapersi poi sottrarre ai rimorsi. Zefiro è sempre subdolo, lussurioso, infame, fintanto che non verrà trasformato in vento da Eolo, rappresentato con dei lunghi veli calati sul fondo del palco scenico. Due modelli di bella presenza sono i sacerdoti presso il tempio di Apollo: accompagnano il corpo di Giacinto prima dell’ultimo respiro, ne portano il feretro e lo aprono per mostrare la benevolenza e il potere del dio che ha trasformato la salma del giovane in delicati fiori, mentre ancora Melia ed Ebalo si struggono per la perdita, e uno dei due accenna un gesto di conforto verso Apollo. Nel terzetto finale, il sipario si chiude, cosicché lo spettatore ponga la propria attenzione unicamente alla rinata bellezza di Giacinto e ai tre personaggi riappacificati.

Articolo Apollo et Hyacimthus - Foto 3

Le scene e i costumi di Amadei riprendono il classicismo tramite l’imperante bianco e l’accorto uso dell’oro. Gli abiti non sono lontani dalle passerelle delle collezioni sportive in cui ci si potrebbe imbattere a Milano. Seppur qualche melomane, caramente affezionato alla scuola tradizionale del raffinato teatro italiano dello scorso secolo, potrebbe disprezzarlo, noi ravvisiamo un gusto non indifferente nella scelta del vestiario, che ancora caratterizza come giovanili Zefiro e Giacinto, Apollo ed Ebalo come personaggi a conoscenza delle proprie possibilità e una Melia pronta a diventare donna. I due sacerdoti, che profumano di statua greca, sono abbigliati con delle tutine da bagno, in modo da non nascondere la bellezza maschile cui si ispirarono gli scultori classici.

Articolo Apollo et Hyacimthus - Foto 4

La compagnia di canto ci ha soddisfatti. Padroneggia egregiamente la parte il soprano Elina Shimkus, che supera brillantemente la sfida dell’aria Lætari, iocari e sorprende per la capacità recitativa. Notevole la presenza teatrale dell’Apollo del contraltista Alessandro Giangrande, la cui voce non cede un colpo e rispetta appieno il volere dell’autore, cui il direttore d’orchestra non è intenzionato a fare deroga. Vilija Mikštaitė (già Atalanta nel Serse) è uno Zefiro ben interpretato, così come il Giacinto di Valeria Girardello. Piacevole la voce del tenore Graziano Schiavone, che talvolta non si è fatta valere sull’orchestra. La resa scenica di tutti gli interpreti è splendida.

Il libretto elettronico proiettato sopra al palco ha reso fruibile l’opera anche a chi non possiede una solida conoscenza del latino.

Articolo Apollo et Hyacimthus - Foto 5

Nel Settecento l’edificio teatrale era un luogo di incontro e socializzazione, in cui sostare diverse ore e in cui consumare anche lauti pasti durante la rappresentazione, mentre oggi conosciamo il teatro come il tempio della musica. Coin du Roi non si è però rifiutata di declinare quell’antica usanza, secondo le odierne abitudini: è stato infatti offerto agli spettatori un interessante buffet di prelibatezze, le cui ricette sono state estrapolate da libri e quadri dell’epoca. Una volta soddisfatto l’udito e la vista con l’opera, abbiamo allietato pure il gusto e l’olfatto con dell’ottimo Grana padano, Lardo di Colonnata e prosciutto, ancora orecchie di maiale affumicate e stomaci di pollo, caviale rosso su crostini imburrati e ostriche. In accompagnamento Champagne e Franciacorta.

Esperienze come quelle vissute da noi durante questa serata non sono frequenti, Coin du Roi si conferma quindi come una gemma splendente nel panorama operistico. Vi invitiamo alla replica del 18 ottobre ore 18 presso il Teatro Litta, nonché ad assistere al documentario che sarà proposto su Sky.

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