Testo di – MARCO FERRARIO

Marcial._Epigrammata._1490

Ci sono molti modi per impiegare 9787 versi. Se siete dei patiti dell’esametro potreste cimentarvi con l’epos, quello storico o quello mitologico, dipende dai gusti. Se vi manda in visibilio il trimetro giambico il vostro campo di applicazione sarà senza dubbio la tragedia, nel qual caso siete pronti per comporre almeno un paio di tetralogie, drammi satireschi inclusi. Qualora invece la vostra perizia riluca nel distico (un esametro ed un pentametro alternati) avete le capacità necessarie per comporre fiumi di lacrimose elegie d’amore. Dipende da chi siete, dal patrimonio del vostro patrono, ammesso che ne abbiate uno, e dalla moda del momento. Nella Roma opulenta a cavallo tra il I ed il II secolo d. C. l’epica e la tragedia, generi sommi secondo la trattatistica letteraria antica, spopolavano. Virgilio era morto ma era divenuto un classico ancora vivente. Nessuno lo avrebbe ammesso, ma era riconosciuta da tutti l’impossibilità di rivaleggiare con la “divina Eneide“, per dirla con Stazio, il più celebre dei poeti epici di età Flavia. Nonostante l’inibente sentimento di epigonismo che l’età augustea si lasciò dietro, gli imperatori da Vespasiano a Domiziano incoraggiarono la produzione di letteratura “sublime”, vittime ed artefici del classicismo, succedaneo di un’epoca d’oro di cui si tenta di restaurare lo splendore non prima di aver emendato gli ideali che avevano fondato e sostenuto quello stesso passato. Il tempo del mecenatismo era finito, il dialogo tra intellettuali e potere anche: l’epica divenne il solaio di un antiquario (bastino i “Punica” di Silio Italico, che arrivò a comprare il terreno sul quale era sorta quasi un secolo prima la casa di Virgilio) oppure l’organo della propaganda di palazzo e della celebrazione del principe; quanto alla lirica, come ben mostrano le “Silvae” del duttilissimo Stazio, i dilemmi, le angustie, le pacate riflessioni di Orazio vennero rimpiazzate da sfarzose quanto vuote descrizioni di feste, matrimoni e trionfi del patriziato romano o dei nuovi ricchi, il che è lo stesso. Come diceva già Simonide nel V secolo “essere nobili vuol dire aver ereditato dei beni“. Dulcis in fundo, la mitologia perse la tensione che l’aveva animata al tempo dei versi immortali dei tragici ateniesi, dimenticò l’ironia nostalgica e un po’ sprezzante di Callimaco, non imparò mai, Virgilio a parte, le sottigliezze del poetare di Apollonio e rimase un involucro, per altro utilizzato, riciclato e riproposto in ogni salsa, pronto ad essere farcito con ogni sorta di piaggeria.

Questa doveva essere la situazione quando nel 64 d. C. il ventiquattrenne Marco Valerio Marziale giunse nella capitale dei Cesari dalla spagnola Bilbilis. Possiamo ipotizzare che il giovane poeta fosse attratto dalla nomea della città, dalle voci che dovevano circolare in provincia circa le possibilità di conseguire successo e soldi, di vivere negli agi, di esser accolto nei circoli più elitari perché  dopo tutto, il talento paga. Grande verità: ma più del talento paga l’adulazione, e più paga quanto più è sperticata. Marziale si trovò presto in fila davanti alle case del patriziato assieme a filosofi da strapazzo, ricettatori, prostitute faccendieri e quel che è peggio, poetucoli da strapazzo ma dal verso facile, pronti a tutto pur di portare a casa il pranzo: il tempo dei sogni era finito, la vita di città è una vita di lotta, di sotterfugi umiliazioni e di compromessi. Orazio ebbe a scrivere “fu la povertà audace che mi spinse a scrivere versi” e qualcosa di simile dobbiamo immaginare per il nostro autore. Provate a mettervi nei suoi panni. Avete trent’anni o poco più, siete scampati per miracolo alle manie di persecuzione di Nerone, non un soldo in tasca “ma freddo al culo quando tira la tramontana” per dirla con Rutebeuf, che fate per sbarcare il lunario? La risposta per Marziale non poteva essere che “poesia”, ma il soggetto?

Le soluzioni a domande di questo tipo, quando arrivano, hanno il fascino di tutte le idee geniali, sono brillanti ed allo stesso tempo scontate, solo che voi siete stati i primi a pensarci. Quindici libri di epigrammi, millecinquecentosessantuno componimenti nella più vasta polimetria. Sfilano in passerella l’aulico ed il triviale, il sublime ed il picaresco, burle, insulti, risse verbali il tutto ammannito con la più disinvolta delle facce di bronzo (cfr. il “Liber de spectaculis”). Nei versi di Marziale è la Vita stessa che ha la possibilità di riconoscervisi, chi non ha coraggio per guardarsi allo specchio vada pure a leggersi Callimaco, capostipite, dice il poeta non senza una punta di malizia, della genia di poetastri che infesta la capitale togliendo il pan di bocca ad artisti quali il suo amico Giovenale ed egli stesso. Con il Liber arrivò il plauso di Cesare in persona e con esso notorietà, apprezzamento di pubblico (di quel pubblico, si intende, che non fosse intento a leccarsi le ferite causate dalle sterzate di questo o quel verso) ma la tranquillità economica mai.

Come si diceva, il tempo di Mecenate era morto con lui ed alle porte dei patroni la fila non manca mai. Su e giù per i sette colli, attraverso il foro e la Suburra, ogni giorno per anni, solo per sbarcare il lunario. Questa vita corrode, e con il tempo corrose anche il nostro epigrammista.

Nel 98 tornò a Bilbilis grazie alla generosità di Plinio il Giovane, il quale per altro non mancò di farlo sapere a tutta Roma attraverso il suo epistolario, riuscì ad acquistare un piccolo podere e ritrovò la vita di provincia, che per lui voleva dire vita di casa, al passo dei ritmi della natura, i giorni sempre uguali, senza fretta, la pelle bruciata dal sole, sgranocchiando fichi secchi e bevendo vino frizzante; eppure Roma gli dovette mancare. Quella città brulicante, caotica, frenetica, maledetta, inimitabile. Roma gli aveva dato l’ispirazione, e quando lui la lasciò se la riprese, come un’amante gelosa. Odi et amo scriveva Catullo: ci si può chiedere se quei versi non siano sovvenuti al nostro poeta al calar di una sera del 104 dopo Cristo, mentre la vita se ne andava e Roma era così distante.

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