Testo di – GIUSEPPE ORIGO

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dal 20 al 31 gennaio 2015 e dal 17 al 22 febbraio 2015

ARLECCHINO

di e con

PAOLO ROSSI

 con Emanuele Dell’Aquila (chitarra), Alex Orciari (contrabbasso) e Stefano Bembi (fisarmonica)

impianto scenico di Paolo Rossi e Andrea Stanisci

musiche originali di Emanuele Dell’Aquila

canzoni di Gianmaria Testa

scritto da Paolo Rossi e Riccardo Piferi

produzione CRT Milano | Centro Ricerche Teatrali

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Personalmente mi ha in parte rattristato la scelta imposta di spostar l’ingresso del CRT di qualche metro rendendo così obbligatorio allo spettatore entrante il transito nell’ androne della Triennale e reputando quest’ultima sinonimo di una presentazione artistica formatata quasi mai, sempre per giudizio personale, adeguata a minimi qualitativi artistici quanto piuttosto al mero design.

Il Centro di Ricerca Teatrale fu invece, e qui “artisticamente” parlando, un’ istituzione teatrale milanese che nei suoi anni gloriosi aveva portato in Italia artisti come Kantor, Grotowski e Wajda  ma che poi col tempo a causa di un doloroso mash up tra divisioni interne, polemiche, dissidi mai sopiti finì per spegnersi insieme con il suo direttore Sisto Dalla Palma.

Nel 2013 però, con una nuova veste giuridica e sotto la guida di Franco Laera (che aveva già nel passato percorso una parte importante della storia del vecchio Crt per poi staccarsi con una attività in proprio) e del già direttore del Napoli Teatro Festival Renato Quaglia, il CRT rinasce come Nuovo CRT nei locali del Teatro dell’Arte, in un certo senso vincolandosi però quindi alla percezione, da parte dello spettatore, di una sua posizione di dipendenza dalla Triennale.

Fino al 31 di questo mese e dal 17 al 22 di Febbraio sarà mattatore del palco il pirotecnico ComicoSatirico (definizione d’obbligo in entrambe le sue componenti) Paolo Rossi nei panni di un Arlecchino fortemente (e in modo piacevolmente riuscito) ibridato dal suo stesso personaggio in una sorta di narrazione per sketch melting pot ma comunque ottima amalgama di stand-up comedy, teatro, cabaret e buona musica (non solo in funzione di accompagnamento): una amalgama omogenea e gradevole che si concretizza in prova teatrale aperta e in continuo divenire, sapientemente capace di demolire la quarta parete e rendere, fedelmente alla tradizionale commedia dell’Arte, anche il pubblico parte attiva e pezza colorata sulle vesti dell’Arlecchino in scena.

Un Arlecchino ottimo e che, nella sua rideclinazione contemporanea e fanfarona (sebbene solo in superficie) riesce nella prova di reggere il confronto con sé stesso, con una delle maschere che da Strehler a Reinhardt a Gozzi a Soleri (solo per citare i più vicini e grandi) ha saputo essere prova e personaggio apicale.

L’ Arlecchino di Rossi è umile e saltimbanco ma nel contempo capace di gettare un occhio al mondo e l’altro allo specchio nella ricerca di pezze colorate da aggiungere alla sua casacca, di paure, di vizi o di semplici pensieri da appuntare su e in sé stesso esplodendoli sul pubblico in un piacevole spettacolo al limite del dialogico.

Partendo dalle suggestioni nate dalla lettura di Opinioni di un clown di Heinrich Böll, lo show-man Paolo Rossi arriva a raccontare la realtà dell’ oggi attraverso la maschera del Re delle maschere per antonomasia mediandola con un attento transito attraverso la sua stessa interiorità e ricordando al pubblico il valore della canzonatura e della Satira in tempi che in questa sembran cogliere sempre più una figura antagonistica e rischiosa.

Ottimo spettacolo che, nel complesso, rende giustizia al Centro di Ricerca Teatrale e alla sua alta tradizione artistica di spettacolo e innovazione cui spero possa nel tempo continuare ad esser fedele nell’interesse di riuscire a mantenere una sua propria identità svincolata il più possibile da ormai troppo fisicamente vicini colossi del format in Arte, o magari anche, chissà, andare ad arricchire sostanzialmente il potenziale culturale di questi.

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Paolo Rossi_Arlecchino

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Nota di Paolo Rossi sullo spettacolo

Il titolo di questo spettacolo potrebbe anche essere Opinioni di un Arlecchino, sicuramente influenzato dal romanzo di Heinrich Böll. Così è. Capitano nella vita libri nei quali è inevitabile identificarsi con la vita del protagonista. E capita

anche che ti venga voglia di riraccontarla, raccontando te stesso o viceversa. Certo, nell’opera di Böll, il clown si serviva di una maschera per far critica a un paese che stava nel cuore di un miracolo economico; per il mio Arlecchino la situazione è capovolta.

Ma il percorso di certi comici – quando scelgono di essere voce fuori dal coro e anche se ognuno prende la propria strada – parte comunque dalla stessa via.

Del resto spesso dietro a un racconto, una commedia, un film, si nasconde la struttura di un’altra commedia, di un altro racconto, di un altro film. Nel mio mestiere, ho imparato che quando arriva qualcuno a propormi un’idea che non ha mai avuto nessuno, subito devo rispondere: se non l’ha avuta nessuno, un motivo ci dovrà pur essere!

Il mio Arlecchino, anche se suggestionato da un racconto, è una questione molto personale. Anni fa Giorgio Strehler, con cui ebbi l’onore di collaborare nei suoi ultimi anni di vita, mi spinse a confrontarmi con questa maschera. Mi diede alcuni consigli illuminanti: “cerca di adattare al saltimbanco i tuoi monologhi da stand-up. Che cosa resterà? Da lì improvvisa e assembla… non essere filologico, fallo tuo, se proprio vuoi pensa al primo Arlecchino, quello che andava e veniva dall’aldilà all’aldiquà, più infernale e sulfureo”.

Il destino non volle che si portasse a compimento questa impresa, ma ora si ripresenta l’occasione e chiaramente tengo a mente quei consigli lontani. Non solo. Voglio approfondire un mio modo di vedere e far conoscere il teatro popolare… Così come ho fatto nei miei ultimi lavori, come ho descritto nel mio libro La commedia è finita.

Per questo nel mio Arlecchino saranno presenti l’attore, il personaggio – o se volete la maschera, anche senza maschera – e la persona che lo interpreta. Sarà uno spettacolo del tipo in prova. Assieme a un paio di compagni d’avventura, saltimbanchi musicanti, cercheremo di immaginare insieme al pubblico come adattare a commedia dell’arte il nostro mestiere e anche parte del nostro repertorio; come possiamo trovare nuove strade, dati i tempi in cui vivono i nostri teatri.

Come capitò a molte compagnie nei tempi d’oro della commedia dell’arte, queste strade potrebbero portare anche all’estero, oppure per strada, punto e basta.

Il canovaccio avrà un tormentone: ma se andassimo in una birreria di Amburgo, come potremmo adeguare Arlecchino a quel luogo per sbarcare il lunario?

E se andassimo a Las Vegas? O a Khartoum? E così via… Alla fine sarà il pubblico che deciderà se dobbiamo rimanere o è meglio andare chissà dove.

Lo spettacolo sarà un assemblaggio di monologhi, canzoni in divenire, fatti personali, ricordi, sogni, storiellette e riflessioni sia sulla professione del comico oggi sia su quel che accade nel nostro Paese.

Quindi molta improvvisazione, interazione con il pubblico, per cui come sempre sarà uno spettacolo ogni sera sempre differente. Parental Advisory – Explicit Lyrics.

                    – Paolo Rossi

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