Testo e intervista a cura di – MARTINA GOTTI

 

Sabato 14 novembre nell’Arizona 2000 è risuonato un sound completamente insolito rispetto a quello che si è abituati a sentire durante le lezioni di danza: Nina Madù e le Reliquie Commestibili, con la loro performance strabiliante, hanno avuto l’onere e l’onore di chiudere la diciassettesima edizione del Danae Festival. Serata all’insegna della spettacolarità e del divertimento, senza tralasciare un po’ di sana e meravigliosa ironia.

Quest’anno Danae si è distinto per le novità introdotte e per le scelte coraggiose su cui si è puntato, come la decisione di dislocare in diversi punti della città gli spettacoli: niente meglio delle parole di Alessandra e Attilio possono aiutare a comprendere fino in fondo questa esperienza all’insegna dell’avanguardia.

“Cosa rappresenta per voi il Danae Festival?”

AA: “Danae Festival nasce nel 1999 e ora siamo nel 2015. Sono passate ben 17 edizioni e le motivazioni relative al perché abbiamo intrapreso quest’impresa si sono modificate nel tempo. Solo una non si è mai spenta: questo festival dà luce a qualcosa che non c’è in questa città, dà visibilità a chi non avrebbe uno spazio in questa città ma soprattutto viene incontro ad una richiesta da parte di un pubblico trasversale, difficile da incasellare, che ha fame di nuove forme di rappresentazione della scena contemporanea.”

“Confrontando questa edizione con le precedenti, cosa si può dire in termini di presenze agli spettacoli e di ricavi?”

AA: “Quest’anno il festival ha riscosso un grande successo, soprattutto rispetto alle ultime edizioni: un segnale importante è stato senza dubbio la campagna di crowdfunding, che ha testato la stima e la fiducia della comunità che ci segue, ma anche il riconoscimento da parte delle principali istituzioni, in primis Ministero e Regione, che hanno aumentato considerevolmente i loro contributi. “

“La dislocazione degli spettacoli, una delle grandi novità che segnano questa edizione, è stata un’intuizione produttiva secondo voi?”

AA: “La dislocazione nei diversi spazi ha sicuramente contribuito ad attirare l’attenzione sul progetto, ma pensiamo che principalmente il successo del festival sia stato soprattutto la ricchezza e la varietà dei lavori presentati.”

“Qual è il leitmotiv che ha guidato l’impostazione del festival quest’anno? Potete dirvi soddisfatti?”

AA: “Siamo molto soddisfatti! Come potremmo lamentarci! Ora abbiamo già lo sguardo e il pensiero rivolto al futuro, alla prossima edizione che non potrà essere da meno. Questa edizione di Danae è stata più che mai all’insegna della sperimentazione e dell’attenzione rivolta alle nuove generazioni: molti dei progetti in programma sono stati coprodotti dal festival e presentati in prima assoluta ad opera di giovanissimi autori, soprattutto italiani. Non solo ma quest’anno abbiamo inaugurato una nuova sezione musicale, con progetti diversissimi tra loro che danno il segno della grande apertura e curiosità che muovono le nostre scelte.”

Insomma, sembra proprio che quest’anno sia stata un’edizione col botto… e ce lo confermano anche le voci dei collaboratori che hanno seguito gli spettacoli e che hanno fatto parte dello staff di produzione: Lucia mi confida di aver sperimentato un “arricchimento culturale, emotivo e relazionale”, insomma un concentrato di emozioni e sentimenti che non è cosa da tutti i giorni; Adelaide e Rossella sono entusiaste di aver fatto parte di questa grande famiglia, ricorderanno soprattutto Medie Megas per il messaggio che ha saputo trasmettere e per aver dimostrato il potere delle parole; Aurora non sa proprio scegliere quale sia il suo spettacolo preferito: non può dimenticare Marilungo perché “è stato una vera storia, ricco di amore, sesso e violenza allo stesso tempo” e poi anche Emily Dickinson perché spaziava dalla risata ad una solitudine quasi terrorizzante.

Quindi, con un grande entusiasmo per le esperienze vissute in questa edizione e con grande curiosità per ciò che ci riserverà per il futuro, non resta altro che dire… “Arrivederci Danae, ciao!”.

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