Testo di – avvocato FILIPPO ARNOLD RISTUCCIA e avvocato PAOLO MANZATO

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L’art. 1 del Decreto Legge n. 83/2014, convertito con modificazioni dalla Legge 29 luglio 2014, n. 106, con il chiaro intento di allineare la disciplina italiana con quella vigente negli altri Paesi Europei, ha introdotto un nuovo meccanismo di finanziamento per gli interventi di conservazione e sviluppo dell’arte e della cultura.

 

Con tale strumento, correntemente denominato art bonus, il legislatore ha inteso favorire la partecipazione dei contribuenti – siano essi persone fisiche o giuridiche – nell’ambito della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale ed artistico.

 

Con il precipuo scopo di introdurre meccanismi semplificati di agevolazione fiscale, così superando la dicotomia prevista dalle disposizioni del TUIR – che come noto riconoscono da un lato una detrazione ai fini IRPEF alle persone fisiche e, dall’altro, una deduzione ai fini IRES alle persone giuridiche – con l’art bonus il legislatore ha inteso accordare un credito d’imposta a tutti i contribuenti che effettuino erogazioni liberali in denaro a favore di determinate attività o istituzioni considerate dallo stesso legislatore particolarmente meritevoli di tutela.

 

In particolare, per usufruire di tale credito d’imposta, la nuova normativa prevede che le erogazioni liberali debbano necessariamente effettuarsi in denaro, nonché dovranno avere ad oggetto i seguenti specifici scopi e/o attività:

  • interventi di manutenzione, protezione e restauro dei beni culturali pubblici;
  • sostegno degli istituiti e dei luoghi della cultura di appartenenza pubblica (quali ad esempio musei, biblioteche, archivi, parchi archeologici et similia);
  • realizzazione, restauro e potenziamento di strutture delle Fondazioni lirico-sinfoniche, dei teatri di tradizione e, più in generale, degli enti e delle istituzioni pubbliche che, senza scopo di lucro, svolgono esclusivamente attività nello spettacolo;
  • sostegno dei soggetti concessionari o affidatari dei beni culturali pubblici oggetto di interventi di manutenzione, protezione o restauro.

 

Si badi bene che tale misura agevolativa non viene riconosciuta ai fini dell’acquisto di beni culturali – caso in cui resta in vigore la disciplina del TUIR – bensì solo ed esclusivamente a sostegno dei predetti interventi di restauro, protezione e manutenzione del patrimonio artistico/culturale di proprietà pubblica.

 

Sono invece categoricamente escluse dal beneficio fiscale in esame tutte quelle erogazioni liberali che dovessero essere effettuate in favore di un bene culturale rientrante nel patrimonio di privati, ivi ricomprendendovi anche quelli di proprietà degli Enti Ecclesiastici; ipotesi, queste, per le quali restano pur sempre applicabili le ordinarie deduzioni e detrazioni previste dal TUIR agli artt. 15 e 100.

 

Per usufruire dell’art bonus le erogazioni liberali dovranno essere eseguite dal contribuente esclusivamente mediante sistemi di pagamento tracciabili – quali, a titolo esemplificativo, bonifici bancari, versamenti postali, carte di credito o di debito, assegni bancari o circolari – mentre non potranno beneficiare del credito d’imposta eventuali erogazioni eseguite in denaro contante.

 

Con riferimento all’entità dell’art bonus si osserva come la Legge di Stabilità 2016 abbia introdotto un credito d’imposta, in misura fissa, pari al 65% delle erogazioni effettuate dal contribuente – nel rispetto, tuttavia, dei limiti massimi di seguito indicati – che viene ripartito in tre quote annuali di pari importo.

 

In particolare, con riferimento alle persone fisiche e agli enti non commerciali, il credito d’imposta viene riconosciuto nel limite del 15% del reddito imponibile, mentre, con riferimento ai contribuenti titolari di reddito d’impresa – siano essi persone fisiche o giuridiche – tale credito d’imposta è riconosciuto nel limite del 5×1000 dei ricavi annui.

 

Pertanto, in termini esemplificativi, supponendosi che una persona fisica vanti un reddito complessivo soggetto ad IRPEF pari a € 200.000,00 e che abbia effettuato erogazioni liberali in denaro per l’importo di € 50.000,00, alla luce della sopra richiamata normativa il credito d’imposta determinato nella misura del 65% sarà pari ad € 32.500,00 (€ 50.000,00 x 65%).

 

Tuttavia si è altresì osservato che il limite massimo entro cui le persone fisiche possono usufruire dell’art bonus è pari al 15% del loro reddito imponibile, onde per cui, nel predetto caso, al contribuente potrà riconoscersi un credito la cui entità massima sarà pari a € 30.000,00 (€ 200.000,00 x 15%) e, per l’effetto, alle somme donate in eccedenza rispetto all’importo di € 30.000,00 non potrà applicarsi l’agevolazione contributiva.

 

Il credito d’imposta maturato viene quindi ripartito in tre quote annuali di uguale importo – ovvero, nel caso in esame, pari a € 10.000,00 ciascuna – da utilizzarsi con decorrenza dal periodo d’imposta successivo a quello della maturazione nonché, eventualmente ove occorresse, anche in quelli successivi, e ciò in quanto la quota annuale non utilizzata in un determinato periodo d’imposta, per espressa previsione di legge potrà essere riportata in quelli successivi senza qualsivoglia limite temporale.

 

Infine, per i soli titolari di reddito d’impresa, la quota annuale potrà essere utilizzata anche in compensazione di altre imposte e contributi.

 

Con riferimento invece ai soggetti beneficiari delle erogazioni liberali, l’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 24/E/2014, ha posto a carico degli stessi un duplice incombente: da un lato è stato introdotto l’obbligo di comunicazione mensile al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali dell’importo delle erogazioni liberali ricevute nel mese di riferimento; dall’altro, è altresì previsto l’obbligo di pubblicazione della predetta comunicazione sia sui siti web del beneficiario stesso sia sul portale www.artbonus.gov.it, avendo cura di ivi specificare non solo l’ammontare delle erogazioni ricevute, ma anche la loro destinazione e le modalità concrete del loro utilizzo.

 

In questo modo, il gesto liberale a sostegno dell’arte viene reso pubblico, con tutte le conseguenze correlate in termini reputazionali.

 

E’ una occasione golosa per tutte le amministrazioni pubbliche locali che possono, in tal modo, dar vita a progetti di valorizzazione legati alle peculiarità del territorio, promuovendo una raccolta fondi specifica per restaurare quella particolare opera presente sulla loro zona, coinvolgendo in tal senso i cittadini (e gli imprenditori) che a quel territorio afferiscono, e che magari in quell’opera riconoscono anche un pezzo della loro storia e della loro identità.

 

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