Testo di – GIUSEPPE ORIGO

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Tornato dal cinema questa sera dopo la cocente delusione datami dalla visione dell’adattamento cinematografico di Assassin’s Creed ho nella testa un sentimento misto di noia ed amarezza che mi rende difficile il riuscire a recensire la pellicola di Justin Kurzel senza limitarmi allo stendere un flusso di parole amare, confusionario e potenzialmente inconcludente.

Elencare quindi “8 ottime ragioni per risparmiare i soldi del biglietto” mi pare un modo più che democraticamente sufficiente per dare ordine ai miei pensieri a tal proposito, e magari per darvi un numero democraticamente sufficiente di motivi per decidere di impiegare il vostro tempo in una maniera meno frustrante.

 

1)     Dubito fortemente che Justin Kurzel (regista) e Michael Lesslie-Adam Cooper-Bill Collage abbiano mai giocato al videogame omonimo

Non mi spiegherei perché altrimenti buttarsi in una scelta che, in presenza di un prodotto di partenza offrente una trama potenzialmente completa e più che soddisfacente, preveda lo scrivere una nuova complicata quanto inconcludente storia attorno alla quale imbastire la pellicola: Fassbender viene per qualche non meglio precisata ragione condannato a morte e dopo l’esecuzione, evidentemente simulata, si ritrova prigioniero/ospite dell’Abstergo, fondazione multimiliardaria che persegue lo scopo della debellazione del virus della violenza, a Madrid (?!) dove verrà utilizzato, viaggiando nei suoi stessi ricordi, per ritrovare la reliquia della “mela dell’Eden”, mistico artefatto che contiene la chiave per eliminare il libero arbitrio e creare un mondo di placidi automi (una mela… eliminare il libero arbitrio… placidi automi… Si vede che Fassbender si è proprio affezionato ad interpretare Steve Jobs).

Da qui in poi un progressivo degenero sempre più confuso di elementi casuali pescati totalmente a random fra quelli caratteristici del videogioco ed una trama sempre più sfocata, evanescente… piatta.

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2)     Qualcuno fermi quella telecamera

A questo punto viene da dirsi “almeno i combattimenti saranno spettacolari”: NO, non si capisce nulla.

Perché?

Il punto forte della premiatissima serie di videogiochi della canadese Ubisoft erano proprio le sequenze di azione, di combattimento, di parcour. Da un adattamento cinematografico costato la bellezza di 125 milioni di dollari uno si aspetterebbe grandissime cose, quindi, per lo meno in questa direzione…

Per riprendere un pugno mi servono, in linea di massima, due persone (uno attivo, uno passivo) ed una telecamera. Ma cosa succede se decido di usare due persone (uno attivo, uno passivo) e 30 telecamere per riprendere ogni singolo muscolo coinvolto nell’azione, rigorosamente da prospettive antipodiche l’una rispetto all’altra, per poi montare il tutto in sequenza alla velocità della luce? Beh, succede uno dei 10mila pugni scagliati nel corso dei faticosi 116 minuti di pellicola: non si capisce nulla.

“L’occhio della madre”… eh.

 

3)     Apriamo una parentesi sull’Animus

Noi nerd siamo un pubblico difficile, è più che vero: spesso ci focalizziamo su piccolezze, vittime di affezioni e/o conformismi talvolta anche forzatamente elevati a dogma.

L’Animus però è uno dei punti focali del cosmo Assassin’s Creed: il dispositivo attraverso cui una persona riesce ad accedere ai ricordi, alle reminiscenze, sepolti nel suo DNA, fino al riuscire ad accedere alla possibilità di poter rivivere le avventure dei propri avi.

L’animus è, basilarmente, questo:

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Quindi una sorta di lettino di design, relativamente semplice e sobrio, con montate delle piastre ad induzione per stimolare il sistema nervoso del soggetto.

Bene, per quale ragione trasformarlo in questo?

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Per collegarsi ai suoi ricordi il protagonista viene attaccato ad un doloroso braccio robotico con terminazione spinale che funge da giroscopio al fine di simulare il movimento all’interno dei ricordi, indotti da un chip piantato nel collo (Grazie Matrix) e di una serie di misteriosi proiettori e fari… Perché la semplicità annoia!

NO.

Senza contare il fatto che la regia opta per mescolare con una fastidiosa intermittenza decisamente troppo ridondante scene ambientate nei ricordi con scene ambientate nel “mondo reale” con lo sgradevole effetto che una semplice sequenza di combattimenti si traduce nel fatto che ogni possibile momento saliente viene smorzato da un’inquadratura di Fassbender appeso per aria ed imbragato come un cotechino.

 

4)     Apriamo una parentesi su Fassbender

Il momento più alto della recitazione dell’ (altrove, ma non qui, ottimo) attore protagonista è quando, verso la parte finale della pellicola, decide finalmente di sfilarsi la maglietta.

E la cosa peculiare è che, non pago, ha scelto anche di essere produttore del film.

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5)     Cotillard/Fassbender/Kurzel… Ma non aspettatevi di vedere qualcosa di simile a Macbeth!

Eh già, perché forse ricorderete che esattamente un anno fa trovavamo lo stesso trittico di Assassin’s Creed (regia di Justin Kurzel, protagonisti Michael Fassbender e Marion Cotillard) nelle sale con Macbeth (regia di Justin Kurzel, protagonisti Michael Fassbender e Marion Cotillard).

Però non fatevi, come me che sono un pollo, trarre in inganno dalle ottime premesse: tanto era visivamente esaltante Macbeth quanto è visivamente confusionario e a tratti nauseante Assassin’s Creed e tanto era un ottimo adattamento cinematografico di un ottimo prodotto di base Macbeh quanto è un pessimo adattamento cinematografico di un ottimo prodotto di base Assassin’s Creed.

Pensavo che la triade Burton/Depp/Bonham Carter fosse per il meglio riuscita nello spiegare il concetto “non sempre con gli stessi ingredienti di un buon puoi cucinare portate altrettanto gustose”, ma in questo caso ci troviamo davanti ad un altro ottimo esempio.

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6)     Se il film inizia male e continua peggio sarà il finale a darvi il colpo di grazia

Non ho mai scritto spoiler rilevanti all’interno di una delle mie recensioni e vi giuro che cercherò di non interrompere, qui, questa tradizione e regola.

Mi limiterò ad osservare che, negli ultimi 30 minuti di film (ma non che gli altri siano legati da un particolare filo logico), non si capisce assolutamente nulla: metri di pellicola letteralmente sprecati, fra combattimenti ingiustificati, salti temporali e spaziali non gestiti in maniera accettabile dalla regia, evidentissimi buchi di trama e una mal celata quanto improvvisa voglia di arrivare alla fine.

 

7)     Un film semplicemente noioso e senz’anima

Gli unici possibili risultati di quanto detto fino ad ora sono che Assassin’s Creed risulti, in definitiva, un film semplicemente noioso e senz’anima, in cui gli sceneggiatori non sono riusciti ad inventare nulla di originale se non una lunga serie di barocchi sbadigli videoludici. Fassbender risulta quasi fuori luogo nel tentativo di arricchire il film con una recitazione convincente comunque difficilmente percepibile come tale nel complessivo minestrone, la Cotillard è difficilmente definibile con aggettivazioni più lusinghiere di “Trascurabile” e Jeremy Irons (citando Edward Douglas di New York Daily News) “è difficile credere che lo abbia fatto per altre ragioni oltre ai soldi”.

 

8)     Non siamo evidentemente ancora pronti ad un degno lungometraggio basato su un videogame

Eh sì, perché gli ultimi ed orridi Assassin’s Creed e Warcraft – L’inizio sono solo i più recenti esempi di un genere che ha prodotto una lunga serie di abomini: Agente 47, Hitman, Pixels, Prince Of Persia, Tomb Rider, Silent Hill, Street Fighter, Final Fantasy, Mortal Kombat, Alone in The Dark, Resident Evil, Wing Commander, Far Cry, Max Payne… TUTTE DELLE EMERITE SOLE.

Continuerò comunque, fin che ne avrò le forze (e gli sforzi) a sostenere che Super Mario Bros del 1993, di Rocky Morton e Annabel Jankel, con Bob Hoskins e John Leguizamo, sia una delle pellicole più sottovalutate della storia ed una vera e propria perla rara.

Ma dopo tutto mi rendo conto che qui rientriamo più nell’ambito dei feticismi che in quello della critica cinematografica.

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