Testo di – DAVIDE LANDOLFI

 

Miley-Cyrus-Bangerz

Da ragazzina con disturbi della personalità a ventenne provocatoria e fuori controllo: che cosa sia accaduto nella vita di Miley Cyrus non è dato a sapersi, ma essendo stata una bambina prodigio, scoperta e lanciata dalla Disney, questo percorso artistico sicuramente non stupisce specialmente laddove, tre anni fa, un sibillino “Can’t Be Tamed” preannunciava la svolta (con sempre meno vestiti addosso).

Nulla di nuovo dunque, ma il caso Cyrus ha dell’incredibile.

Praticamente ripescata dal dimenticatoio 5 mesi fa, il mondo pop sembra non poter fare a meno di Miley che ha architettato (o chi per lei) un piano di sovraesposizione mediatica da far invidia alla Lady Gaga dei tempi d’oro: tra un twerk di troppo, la scoperta della lingua come organo che vive di vita propria, fino alle ospitate televisive nei più importati show televisivi mondiali.

Insomma, la Cyrus ha il completo dominio delle copertine dei giornali, dei programmi televisivi, delle charts (Wrecking Ball è la prima numero 1 americana),  tanto da poter tranquillamente affermare che Bangerz è senza ombra di dubbio il disco dell’anno.

Dopo tre anni di silenzio questo quarto album presenta l’ex stellina Disney in chiave dirty south hip-hop senza però abbandonare le proprie radici pop e country.

Sia chiaro, ascoltando Bangerz non si griderà certo al miracolo (altre popstar hanno esplorato i territori urban/hip-hop/r’n’b), ma sicuramente si noterà la qualità che mostra un’artista che non è tutta lingua e martelli. Miley è cresciuta. E’ adulta.

Bangerz è una bomba ad orologeria pronta ad esplodere, dove ogni singola traccia ha le potenzialità e le credenziali per diventare un singolo di successo.

Apre il disco Adore You, a metà fra la ballad e la baby-making song, dove gli archi e il piano conferiscono estasi  e pathos dove la dolcezza del pezzo e l’immagine provocante della Cyrus collidono, senza però disorientare l’ascoltatore: ma se si parla di Miley Cyrus le smancerie durano poco.

We Can’t Stop introduce definitivamente in quella che è un’atmosfera urban dal sapore pop: festaiolo e malinconico, questo primo singolo ha rappresentato un vero e proprio tormentone,  il miglior brano pop di questo 2013.

Si prosegue poi con SMS (Bangerz) feat. Britney Spears, la traccia più attesa del disco. I beat esplicitamente urban e i primi accenni di rap, conditi dall’aggiunta della Spears, fanno pensare proprio alle sonorità che quest’ultima propose 6 anni fa in Blackout, proponendo però una collaborazione insolita, e illustre al tempo stesso. Funziona, ma non convince: al contrario dei featuring di 4×4 con Nelly, dalle sonorità synth-country ipnotiche, My Darlin’ con Future, dove il campionamento della ben più famosa Stand By Me regala al pezzo un hip-hop di strabiliante raffinatezza.

Un discorso a parte meritano Wrecking Ball, una ballad dai rimandi 80’s, ridondante, ripetitiva e struggente, Love Money Party feat. Big Sean, degna delle più rispettose produzioni urban/r’n’b, #GetItRight, prodotta dall’ormai onnipresente Pharrell Williams, che sa di già sentito (praticamente un copia incolla di Blurred Lines di Robin Thicke o Get Lucky dei Daft Punk), ma stranamente funziona. Poi Drive, a metà fra le produzioni di Rihanna in Unapologetic e Kanye West, e FU feat. French Montana, una risposta a Drive dalle sonorità teatrali, quasi da circo.

Esplodono le sonorità “underground” in Do My Thang, dove il rap si fa più convincente e Miley è finalmente trasformata in una vera e propria r’n’b singer. Ma è proprio quando si è finalmente inquadrata la direzione di Bangerz che questa cambia in Maybe You’re Right, una marcetta dall’allure europea che potrebbe tranquillamente tener testa a produzioni più indie dei Fun et similia.

Chiude la standard edition Someone Else, EDM allo stato puro in quella che è la club-banger per eccellenza di questo 2013.

Apre la deluxe edition Rooting For My Baby, un pop acustico dei primi anni 2000. Si prosegue poi con On My Own, che da sola vale quanto se non più dell’intero disco, dove si respirano influenze pesantissime (Daft Punk, Gossip, The Stripes), insolite per un album pop. Si conclude con Hands In The Hair feat. Ludacris, che ribadisce lo status quo di rap singer raggiunto dalla Cyrus in quello che potrebbe essere benissimo un pezzo di Wiz Khalifa.

16 tracce che non puntano alla novità, ma elevare il tutto a un concetto più adulto, più sfacciato, che attirano, stregano: Bangerz potrà sembrare un disco senza né capo e né coda, ma funziona, senza troppi intoppi e gravi scivoloni, tra beat frenetici e un uso della voce eccelso. Perché dietro ad esibizioni sconcertanti, look al limite del volgare, un bagaglio artistico difficilmente trascurabile c’è una bomba pronta ad esplodere e la miccia Miley Cyrus è stata appena innescata.

Voto: 10-

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