Testo di – SVEVA SCARAVONATI

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Ultima serata di Barezzi Festival.

Tempo di saluti ma soprattutto di tirare le somme. Si decide di farlo in collaborazione con Borneo e in una location nuova, l’Auditorium Paganini, fresco di ristrutturazione direttamente dalle sante manine di Renzo Piano.

Primo appunto: non chiamare la serata “Barezzi Submarine” se allestisci il palco con il galeone di Francis Drake.

Secondo appunto: non far finire la serata alle 2.30.

Terzo appunto: visual e illuminazione da rivedere.

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Non lo so, Parma non sembra pronta per una serata del genere. Forse ci si batte ancora a ritmi di Despacito (?).
E’ un grandissimo peccato perché la line up ci stava e io non vedevo l’ora di sgranchirmi le gambe a ritmo di “Win in the flat world”.
Peccato per tanti motivi, prima di tutto per una potenziale serata interessante che non è andata come mi aspettavo. La gente impassibile ad ascoltare Lorenzo Senni, affacciata come se sul palco ci fosse una band jazz, un ossimoro inconcepibile. Quello che balza all’occhio è sicuramente una mancata sensibilità musicale in questo senso, che spero vivamente possa nascere e crescere.

Fortunatamente Nu Guinea riempiono la pista per i loro sound più disco e apprezzabili, mentre Lucy porta una bombola di ossigeno made in Berlin. Tuttavia ho davvero dei seri problemi a recensire in modo totalmente positivo questa serata. Il potenziale c’è, ma non sbocciato.

All’anno prossimo Barezzi, che queste critiche ci facciano ballare ancora di più!

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