Reportage – Testo e foto di – VIRGINIA STAGNI

 

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Particolare del rosone della Cattedrale di Bari, notturno

Il capoluogo della Puglia mi accoglie nella sua veste notturna e si dimostra alquanto suggestiva, sia nel centro storico sia sul lungomare.

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Vi invito ad una passeggiata nei pressi del porto, il maggiore scalo di tutto l’Adriatico, da cui potrete ammirare il Castello Normanno-Svevo, opportunamente illuminato, e la lunga muraglia che circonda la Bari vecchia, su cui amano coccolarsi numerose coppiette per gustarsi le luci della città che si riflette sull’acqua.

coppietta

Vi consiglio l’economica birra Peroni venduta a soli 3 euro, da sorseggiare su uno dei pontili, ritrovo della movida barese, accompagnata da un tipico panzerotto o calzone fritto (se non amate il fritto potete scegliere quelli al forno) o da un pezzo di focaccia, cibi autoctoni per cui non bisogna essere troppo raffinati: tutto Finger food e soprattutto capelli e vestiti odoreranno per giorni di fritto; è questo il prezzo da pagare -insieme a quello della pancetta che aumenta- per viziarsi con i deliziosi cibi del luogo.

calzone Calzone al forno

 

Recandovi in giornata a Bari, non potete non esplorare i tesori architettonici che la città custodisce.

Il capoluogo è diviso nella città vecchia, di cui si attesta la comparsa come municipium in epoca romana, durante la costruzione della Via Traiana, e il quartiere murattiano, di matrice ottocentesca, che si distingue per la pianta a scacchiera riconoscibile sia dalla planimetria della città, sia percorrendo le strade del quartiere, ognuna perpendicolare o parallela alle altre. Il quartiere murattiano prende il nome dal maresciallo di Napoleone Bonaparte Gioacchino Murat che, con un decreto, promosse la costruzione della nuova zona barese a ridosso del borgo medievale della città; qui potrete godervi qualche ora di shopping ma non aspettatevi nulla di tipico essendo presenti solo catene globali.  Date però uno sguardo al Palazzo Mincuzzi, all’angolo tra via Sparano e via Putignani, in pieno stile Liberty sia all’esterno che internamente.

palazzomincuzzi

I baresi hanno un profondo amore per il loro patrono, San Nicola, di cui custodiscono le reliquie nella Basilica, simbolo della città e delizioso gioiello architettonico. Bari è per questo motivo meta prediletta degli ortodossi che si recano qui per adorare il santo.

La Basilica, primizia del romanico pugliese, è accecante in queste giornate di sole per la facciata bianca che quasi si disegna nel cielo sorprendentemente azzurro. Essa si erge nel cuore della città vecchia e potrete giungervi dopo aver percorso Piazza Ferrarese, una delle più grandi della città, in cui è stata rinvenuto un tratto della Via Traiana, e proseguendo per Piazza del Mercantile dove troverete un leone, scolpito in onore dei veneziani con cui Bari, essendo vivace snodo commerciale, teneva numerosi rapporti mercantili; alle spalle dell’animale, si eleva la cosiddetta “colonna della giustizia”, a cui venivano legati i debitori fraudolenti i quali, spesso, erano lasciati in preda alle sevizie del popolo. Questa piazza era centro nevralgico della politica barese, essendo sede del “Sedile”, forum per i nobili della città.

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Prima di entrare dalla Basilica, notate, in alto, sul lato sud – per intenderci dal lato dell’abside maggiore – dei graziosi elefanti alla base della finestrona spartita in bifore.

elefantino

Nella piazza della Basilica troverete poi, sulla sinistra guardando la facciata, la antichissima Chiesa di San Gregorio, visitabile solo su prenotazione o con guide private. Di origine bizantina (risale al X secolo), fu ricostruita nel XII secolo e, rispetto alla chiesa a pianta greca originaria, rimangono solo le tre absidi semicircolari. Quella centrale è molto alta e presenta una monofora decorata a grani di rosario. Le tre navate, prive di transetto, sono decorate da colonne diverse per dimensioni e foggia. Le capriate della copertura sono a vista. Qui è custodito un crocefisso ligneo del 1700 e la statua di San Nicola che, ogni maggio, viene portata in processione.

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La Basilica di San Nicola ha una facciata a salienti pulita e semplice e tra i tre portali spicca quello centrale, a baldacchino, finemente decorato. L’edificazione della Basilica avviene alla fine dell’ XI secolo ed è legata alla storia delle reliquie del Santo, trafugate il 9 maggio 1087 da sessantadue marinai baresi dalla città di Myra, in Licia.

La cripta è la prima parte dell’edificio che viene completata, per l’urgenza della reposizione delle reliquie stesse: gli storici affermano che, con molta probabilità, sia stato effettuato un semplice adattamento di una delle sale del palazzo del catepano, la residenza del governatore bizantino ai tempi di Bari capitale dell’Italia Meridionale (968-1071).

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Infatti bizantine sono le ventisei colonne ornate con motivi floreali, grappoli d’uva e racemi che troviamo in questo solenne luogo di culto. Le quattro colonne centrali sono invece romanico-normanne, sorrette da animali aggressivi e feroci.

Nella cripta stessa abbiamo un altro oggetto simbolo di San Nicola: la Colonna miracolosa.

 

colonna

La vicenda di questa colonna rossa con venature bianche è documentata nel testamento del 1359 del fiorentino Niccolò Acciaiuoli, consigliere della regina Giovanna I. Secondo la leggenda San Nicola, in viaggio per Roma, avrebbe spinto questa colonna nel Tevere ed essa sarebbe giunta a Myra, città in cui il santo era vescovo e in cui poi morì. Mentre si ergeva la cripta, i marinai baresi avrebbero visto la colonna nelle acque del porto di Bari ma non sarebbero riusciti a recuperarla. Di notte il popolo della città accorse al suono delle campane: San Nicola, con due angeli, stava collocando la colonna stessa nella cripta in costruzione. Da quel giorno, secondo la leggenda, il pilastro marmoreo si erge nella cripta stessa e possiamo ammirarla e, se credenti, adorarla.

Un’altra leggenda, più volte smentita dai ricercatori e dagli storici, vede la cripta della Basilica custode del Sacro Graal. Il motivo di questa attribuzione è la natura della città di crocevia di culture diverse data la sua centralità nei mercanti e soprattutto perché dal suo porto salpavano i crociati verso la Terrasanta.

Uscendo dalla cripta, alzando lo sguardo noterete il raffinato matroneo a trifore, di derivazione nordica e primo esempio di spazio adibito alle fedeli comparso in territorio pugliese; ancora più in alto scorgerete il maestoso soffitto intagliato aureo, scandito con affreschi del 1600.

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ciboriovolta Abside centrale e ciborio

Nell’abside centrale osservate il raffinato ciborio del 1150, il più antico di tutta la regione pugliese. Bellissimi i capitelli, di pregiata fattura marmorea.

ciborio

Dietro al ciborio troverete la cattedra di Elia, una chicca per fattezza ed espressività dei telamoni a tutto tondo che sorreggono il sedile stesso. I telamoni li ri-incontreremo una seconda volta per le vie di Bari.

cattedra

La magia di questa Basilica? Il fatto di essere uno dei pochi luoghi di culto di più religioni: qui vengono in adorazione del Santo sia i cristiani cattolici che gli ortodossi, in modo particolare russi. San Nicola viene considerata una personalità di rilievo anche da musulmani ed ebrei: il luogo in cui riposa è dunque uno snodo culturale dal giorno della sua edificazione ad oggi. Ne è stato esempio il 26 febbraio 1984, giorno in cui si incontrarono nella Basilica di Bari Papa Giovanni Paolo II e il metropolita ortodosso di Myrachrisostomos Kostantinidis che accesero insieme la lampada “uniflamma” che ancora flagra all’interno della cripta, simbolo “del cammino da percorrere alla luce di Cristo verso l’unione dei cristiani”.

Uscendo dalla Basilica vi accorgerete della statua solenne del Santo e si possono percorrere alcuni vialetti con negozi di prodotti tipici – in particolar modo si vendono graziosi cesti fatti a mano da anziane donne baresi.

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Possiamo dunque recarci verso la Cattedrale di San Sabino.

La Cattedrale di Bari si eleva sui resti della chiesa paleocristiana del VI secolo, posta a ben cinque metri di profondità di cui ammiriamo i resti nella cripta della Basilica. I lavori per la Basilica iniziano nel 1034 ad opera dell’Arcivescovo di Bisanzio. Nel 1156 viene però distrutta da Guglielmo il Malo e quindici anni dopo l’Arcivescovo Rainaldo avvia i lavori di costruzione, ispirati alla vicenda Basilica. La struttura viene completamente cambiata dopo il terremoto di metà ‘200 e il radicale restauro della seconda metà del ’700 tardo barocco e rococò napoletano. Restauro che verrà poi eliminato nella prima metà del Novecento, momento in cui vennero riportati alla luce le origini romaniche della Cattedrale stessa. L’unica in stile barocco oggi rimane la cripta. Nella lineare facciata spicca il rosone finemente decorato con un contorno semicircolare nella parte superiore, ad altorilievo, che crea particolari giochi di luce, in modo particolare al tramonto.

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Unicum in tutta Bari la visita alla città sotterranea: potrete ammirare le testimonianze archeologiche e il “Succorpo della Cattedrale”, con mosaici ed iscrizioni. Molto suggestivo il percorso e ottime le guide, spesso storici dell’arte o archeologi.

 

Passeggiando per le vie della città durante l’ora di pranzo vi accorgerete del silenzio che regna nella città, interrotto ad intermittenza dal fragore dei piatti, proveniente dai salotti, affacciati sulla strada. Abitudine nel cuore del capoluogo pugliese è quella, infatti, di pranzare sulla porta di casa, divisi rispetto al passaggio pedonale, spesso unicamente, da una tenda, che fa assaporare odori e colori di una cucina squisita. È così possibile udire il dialettale parlare della famiglia riunita per il convivio e le espressioni, mi permetto di asserire, pittoresche, tipiche, non di rado incomprensibili al visitatore.

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Per rinfrescarvi gustate le pugliesi “minuncielle”: dalla forma e consistenza di cetriolo, come sapore abbiamo un buon mix tra cetriolo, zucchina e melone bianco. Dolce e ricco di acqua, questo ortaggio è ideale come snack dietetico, perfetto in giornate estive afose, anche scondito, oppure fantastico se accompagnato con pomodoro, origano, poca mozzarella pugliese e olio extravergine di oliva, orgogliosamente definito “l’oro di Puglia”. Il giusto pranzo leggero ma gustoso da terminare con un caffè freddo (caffè caldo, ghiaccio e latte di mandorla freddo).

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Vite e grappolo d’uva per le vie di Bari

 

Tornando verso il lungomare vi consiglio una visita al Castello Normanno-Svevo, sede di mostre di arte moderna e contemporanea. Da luglio il castello è una delle sedi del festival internazionale “Liquid borders”, con fotografie, installazioni e video art, curato da Luca Curci e Fausta Maria Bolettieri.

Potete dunque fare capolino all’interno del Palazzo de Gemmis: all’esterno presenta una lapide commemorativa a Giuseppe Garibaldi, accolto a Bari dallo stesso barone de Gemmis.

Spingetevi fino all’androne del Palazzo di Città: qui sono costuditi momentaneamente i quattro telamoni che sorreggevano le vecchie colonne della facciata dello storica sede della Gazzetta del Mezzogiorno in piazza Roma. Pochissimi ne sono a conoscenza: peccato, perché sono un vero e proprio gioiello scultoreo, dimenticato dopo la demolizione della sede del quotidiano e mai valorizzato. Vi lascio assaporare dagli scatti l’espressività dei volti di questi quattro Atlanti che, per il corrucciamento dei visi, sembrano molto più di carne che di pietra.

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Vi consiglio, inoltre, la visita al Teatro Margherita, in piazza IV Novembre, esempio unico in tutta Europa di teatro eretto sull’acqua: le sue fondamenta poggiano infatti direttamente sul mare e il primo piano della struttura è oggi sede del Circolo Vela di Bari. Il teatro, in ristrutturazione, in pieno stile liberty, è suggestiva sede di mostre di arte contemporanea.

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È in corso, fino al 31 agosto, la mostra “Jimmie Durham – wood, stone and friends”, aperta tutti i giorni dalle 12 alle 20 eccetto il mercoledì.

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Una mostra sensoriale volta a riscoprire la storia della natura pugliese: permettendo al visitatore di toccare le opere, si viene a creare un rapporto empatico con le opere, che lascia cogliere la ricchezza primordiale del legno, dati i suoi odori, nodi, venature e consistenze. Simbolo della mostra è proprio il legno, in modo particolare quello d’ulivo: le opere sono costituite principalmente dal legno di due olivi millenari della Manduria sud orientale, di cui si vuole esprimere la monumentale forza estetica. La Puglia è infatti costellata di uliveti fin dai tempi della Magna Grecia; nella regione si trovano uliveti secolari che producono olio d’oliva DOP. Per un approfondimento sulla mostra vi invito a leggere le indicazioni date su www.comune.bari.it

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Prima di andarvene dal capoluogo non potete non assaggiare le orecchiette alle cime di rapa, tipico piatto barese. Le orecchiette, se sono grandi, vengono chiamate “strasc’nate”. Non di rado si incontrano donne per i vicoli della città vecchia fare la pasta a mano e venderla ai passanti. Questa pietanza, come la vera pasta pugliese, viene preparata con farina di grano arso (di scarto) ed acqua, senza uova. Questo perché l’uso dell’uovo appartiene alla tradizione di popoli più ricchi e perché l’origine delle orecchiette è contadina: viene usato il grano di scarto poiché quella migliore era a sola disposizione del proprietario terriero.

 

 

Nella prossima puntata andremo alla scoperta della provincia di Bari: Polignano a Mare, Alberobello, Gioia del colle, Acquaviva delle Fonti e tante altre località.