Testo di – FRANCESCA BERNASCHI

 

Alessandro Baricco è sempre stato, per quanto mi riguarda, uno di quegli autori più guardati che letti, non so se mi spiego.

In effetti rileggendo quello che ho scritto capisco che no, non sono stata chiara per niente. Datemi un’altra possibilità e prometto che saprò spiegarmi meglio.

Posso?

Bene.

Avete presente quando siete in libreria, state cercando il libro giusto e vi capita sempre quello stesso autore sotto gli occhi ma, per un motivo o per l’altro, la storia che vi porterete a casa non è una delle sue? Ecco, a me è successo così con Baricco.

Ammetto, con non poca vergogna, di aver comprato un suo libro solo l’estate passata. E non me la prenderò se deciderete di insultarmi, se non fossi me probabilmente mi sarei già indignata.

“Oceano mare” è stato un’onda anomala in un pigro pomeriggio di fine luglio. C’è tutto in quelle pagine: l’orizzonte è il genere umano in ogni sfaccettatura del suo essere contraddittorio.
Una marea di situazioni che finiscono per intrecciarsi fra loro in luogo che non esiste, faro di chi è causa dei suoi stessi mali. E pur salpando da porti diversi si sono incontrati tutti i protagonisti, come se la bussola del destino avesse puntato l’ago su un crocevia: era scritto che le loro rotte si sarebbero incrociate.

E piangi e sorridi e poi piangi di nuovo e sei vuoto. Un attimo la calma, un attimo la tempesta.

È imprevedibile e non puoi fare altro che andare avanti e divorare le parole come il più affamato dei pescecani. Poi ecco che la fame si placa ma sembra quasi di non essersene accorti: una secca! Ci siamo spiaggiati. È la fine.

1 risposta

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