Testo di – Giulia Bocchio

Può una natura morta racchiudere in sé il seme del Barocco? Sì, se il frutto di quel seme è ritratto nella sua forma più prodigiosa, estrema ed esasperata, seppur con perizia botanica.

Tutte le meraviglie di natura, dai fiori alla frutta, dai vegetali più singolari sino alle conchiglie che il pittore fiorentino Bartolomeo Bimbi realizzò, per la corte di Cosimo de’ Medici prima, e per la figlia L’Elettrice Palatina Maria Luisa dei Medici poi, rappresentano soggetti inanimati le cui forme sembrano però rifulgere di vita propria. D’una vita, però, tanto unica quanto esagerata: cocomeri giganti, montagne di grappoli d’uva, pantagruelici tartufi che il Bimbi riproduce quasi fossero ritratti, pur mantenendo intatto l’intento illustrativo e didascalico tanto caro alla famiglia Medici, la cui vocazione scientifico-catalogatrice trovava linfa vitale negli immensi orti e giardini che circondavano le loro proprietà e che il “pittore delle meraviglie” nobilitò grazie alla sua maestria ed a un sapiente uso del pennello, rendendo piacevoli alla vista anche cedri bitorzoluti e zucche dalle proporzioni sconvolte.

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L’aura barocca delle opere di Bartolomeo Bimbi, ove dominano soggetti sempre  irregolari, contorti, grotteschi e bizzarri, esprime la magniloquenza non solo della flora ma anche della fauna: memorabile è l’ Agnello dalle due teste datato 1721, la cui mostruosità assume i toni dello stra-ordinario. Siccome il granduca collezionava anche mirabilia provenienti da terre lontane, il Bimbi immortalò su tela fiori, frutti e piante esotiche tanto rare quanto eccezionali per i fiorentini dell’epoca.

La fama di Bartolomeo Bimbi è certamente legata alla famiglia Medici e alle commissioni botaniche che la corte per decenni gli affidò ed è tutt’oggi ricordato come il maggior maestro delle nature morte del periodo, eppure egli nel corso della sua lunga carriera non dipinse che aborti di natura e non sperimentò mai raffigurazioni altre.

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Ebbe il merito di donare eccentricità ed espressività a soggetti immobili e apparentemente privi d’espressione, realizzando un tipo d’arte “fossile” ( fossile come certe iconiche conchiglie) nel suo genere che fu sì studio delle fecondità della terra, ma che lì si fermò, non realizzando mai né un volto né un paesaggio.

Oggi, sino all’11 aprile, è possibile ammirare i suoi prodigi a Palazzo Madama a Torino, in una mostra che ripropone la naturale eccentricità  settecentesca delle forme. Il percorso, curato da Chiara Nepi e Stefano Casciu, si compone di 25 tavole naturalistiche provenienti dal Museo di Storia Naturale dell’Università degli Studi di Firenze e dal Museo della Natura Morta nella Villa Medicea di Poggio a Caiano.

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