Testo di – FEDERICO QUASSO

 

In un mondo distopico in cui il potere è stato assunto da un gruppo di stampo tirannico fortemente gerarchizzato, ogni anno si svolge un grande spettacolo, chiamato “Il Programma”, nel quale alcuni ragazzini sono costretti a combattere l’uno contro l’altro all’ultimo sangue fino a che non ne sarà rimasto solo uno vivo.

Questo breve accenno di trama suona familiare: ricorda molto da vicino The Hunger Games, la saga fantascientifica di Suzanne Collins capace di vendere più di 80 milioni di copie in tutto il mondo. Eppure no, non è di questo che stiamo trattando. Esiste un libro, pubblicato ben dieci anni prima del best seller della Collins, che, sebbene abbia ricevuto quasi unanime consenso da parte della critica (anche europea e americana), e nonostante sia stato per anni il romanzo più venduto nella storia del Giappone, è molto meno conosciuto e apprezzato dal grande pubblico. L’opera in questione è Battle Royale di Koushun Takami.

Nella Repubblica della Grande Asia dell’Est, ogni anno vengono selezionate 50 classi di terza media composte da 42 alunni l’una. Il romanzo segue le vicende della terza B della fittizia cittadina di Shiroiwa. Durante una gita scolastica, mentre si trovano sul bus, i ragazzi vengono narcotizzati e, al loro risveglio, si ritrovano in una classe dove vengono istruiti sul sadico Programma a cui dovranno partecipare, venendo inoltre avvertiti che il collare metallico che è stato loro posto attorno al collo esploderà, uccidendoli, nel caso tentassero in qualsiasi modo di contravvenire alle regole loro imposte. Dopo una lunga serie di morti, rimasti solo quattro sopravvissuti, Shuya Nanahara con l’aiuto dell’amica Noriko e di Shogo, già vincitore del Programma, tenterà di escogitare e mettere in pratica un piano per scappare e salvare la vita propria e dei compagni, trovandosi a dover affrontare non solo i vertici del Programma, ma anche un suo compagno, lo spietato Kazuo, pronto a tutto pur di vincere.

Battle Royale risale, nella sua prima stesura, al 1996, ma non è stato pubblicato fino al 1999 per via della sua trama cruenta, e dopo essere stato nominato fra i migliori libri dell’anno da una rivista specializzata in romanzi thriller e horror è diventato un best seller nazionale, tanto da essere adattato, nel 2000, in una versione manga; sempre nello stesso anno, ne è stato tratto anche un film che vede fra gli interpreti Kitano Takeshi. Il film ha ricevuto molti consensi di critica e lodi, fra cui anche quella di Quentin Tarantino, che lo ha definito il miglior film da lui visto negli ultimi vent’anni, arrivando persino a dichiarare che “Se c’è un film che è stato girato, da quando sono un regista, che vorrei aver fatto, è questo”.

Debitore di due capolavori britannici del ‘900 come 1984 e Il Signore delle Mosche, il romanzo tratta con consapevolezza e lucidità una materia estremamente delicata e pericolosa, facendo ricorso anche a immagini tipiche della cultura e della letteratura classica giapponese, ad esempio il doppio suicidio d’amore, tanto caro al drammaturgo Chikamatsu Monzaemon, che in Battle Royale vede come protagonisti una coppia di alunni decisi a non voler provocare né subire violenza verso e dai compagni di classe: un estremo rivolgersi all’innocenza infantile ormai perduta; ma questa loro scelta non li salverà, farà semplicemente di loro ulteriori vittime di un mondo che non sa commuoversi e provare empatia.

Battle Royale è una potentissima metafora senza veli della società, giapponese ma non solo, in cui essere adolescenti è ormai una lotta all’ultimo sangue, in cui l’affermazione personale prevale spesso sui rapporti umani: la maturità deve essere raggiunta il prima possibile, senza farsi scrupoli, scalando una montagna fatta di corpi di altri che hanno fallito. Koushun Takami confeziona un’opera diretta, senza fronzoli, scritta con uno stile freddo, distaccato e violento, in cui la speranza di una possibilità di cambiamento è appena accennata, quasi sussurrata ma fortemente agognata. In questa società fortemente permeata dal più spietato darwinismo sociale, secondo l’autore, si deve combattere contro l’alienazione dell’individuo che con sempre maggior forza si sta imponendo ai giorni nostri.

Opera pregevole, non banale e capace di toccare importanti punti di riflessione, Battle Royale, sebbene ormai datata di più di quindici anni, sembra essere sempre più attuale, e una attenta lettura risulta necessaria per far sì che un tema importante come quello della crescita adolescenziale non sia semplificata in un blockbuster il cui scopo principale è vendere milioni di copie e incassare centinaia di milioni di dollari nei cinema mondiali.

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