Testo e intervista di—GIUSEPPE ORIGO

 

 

Benedetta Buccellato è una macchina da guerra. Attrice eminente del panorama italiano e internazionale ha sfondato in tutte le tappe del cursus honorum dello spettacolo, dal teatro, al cinema, alla televisione e oggi è Presidente della Fondazione Nicolò Piccolomini per l’Accademia d’Arte Drammatica, Segretario dell’ApTI-Associazione per il Teatro Italiano e docente di recitazione presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico.

Benedetta è una “rompi palle”, un’ attivista parapolitica e una ferma sostenitrice del “Dovere Sociale” dell’ arte in antagonismo al medioevo culturale dell’ attualità.

 

È un piacere avere l’occasione di chiedere a una persona del suo calibro il permesso di poter realizzare un’ intervista “che però, ti avviso, sarà un’ intervista rompipalle” e sentirsi dire di sì. 

E’ più probabile non annoiarsi, con un’ “intervista rompiballe”. Te la faccio io la prima domanda: cos’è un’intervista rompiballe?

 

“Rompipalle” perchè credo personalmente che l’arte debba, oggi come non mai, ricoprire anche un ruolo analogo a questo, per spronare la collettività a una consapevolezza di se stessa e delle potenzialità umane. A tal proposito, è per te possibile individuare un “Dovere Sociale”, piuttosto che una “funzione sociale”, dell’arte dell’ oggi?

L’artista ha da sempre una funzione e un dovere sociale. L’artista racconta la contemporaneità ai suoi contemporanei. E lo fa anche raccontando i classici. Se i tuoi interlocutori sono i contemporanei, non puoi prescindere dalla realtà comune, anche quella politica. Il racconto è un passaggio essenziale per definire, definirci, per parlare della nostra identità, ma anche dei nostri desideri. Per avvicinarci a quella che tu chiami “consapevolezza di sé”.

 

C’è chi dice, in maniera miope ai limiti dell’ottusità, che “con la cultura non si mangia”, c’è chi mira a volere la società dell’ oggi come lo scaffale di un supermercato, dove soubrette sottovuoto affiancano populismi preconfezionati pronti per un facile consumo da parte della collettività. Quanto è vero e quanto/cosa arte e cultura possono offrire all’animale uomo in questi tempi di difficoltà neomedioevali?

L’arte è il lavoro dell’artista, o dell’artigiano dell’Arte, come preferisci. Per giungere all’opera d’arte (uno spettacolo teatrale, un film, una sinfonia, un libro, un quadro …) è indispensabile il lavoro, e prima ancora l’apprendimento. E’ lo spirito critico che crea, non l’immaginazione, così come diceva Oscar Wilde. E lo spirito critico necessita di tempi lunghi di studio, di prove, di approfondimento. Necessita di lavoro.

In questa nostra Italia tapina, neomedioevale come dici tu, non si dà più valore al lavoro.

In più, non si dà valore alla conoscenza, alla Cultura, all’Arte. Ma un popolo che perde la bussola in questo modo, si riduce a popolo ignorante, afflitto da solitudine e alienazione, preda di populismi o di messaggi profondamente antidemocratici. Nella storia dell’umanità, la democrazia è sempre stata coniugata con la cultura. Un popolo senza cultura diventa un popolo senza identità, diventa – lo ripeto – una povera preda.

Aggiungo che la cultura e la conoscenza sono un bene comune, come l’acqua, e uno Stato democratico ha il dovere di garantirla, così come deve poter garantire la salute e i trasporti. Andrebbe sostituita la parola “investimento” all’uso, frequente e offensivo, di “assistenzialismo”. Lo Stato italiano, comunque, riceve, in termini economici, dal mondo della cultura e dello Spettacolo più di quanto dia. E negli ultimi anni dà sempre meno, sempre meno…

Personalmente, forse vittima di un abbaglio, sto riscontrando un crescere del desiderio collettivo di un prodotto artistico/culturale di qualità superiore rispetto a quanto fu nei beceri anni 90 e nei primi 2000, il rifiorire del “talk show politico” ai limiti del fenomeno pop, new wave musicali di qualità superiori sebbene embrionali e una rinascita editoriale/digitale. Da rilevante insider nel mercato artistico/culturale, cosa pensa a riguardo?
Una “rilevante insider del mercato artistico/culturale”, io? Non saprei, non so precisamente cosa significhi e mi fa un po’ impressione. Sono d’accordo, però, sulla sensazione che stia nascendo un nuovo desiderio, e forse, come nei fenomeni carsici, riaffiorano i reali bisogni delle persone. E tra i bisogni non c’è solo l’aria o il cibo sani, c’è anche quello di nutrire altre parti di noi.

La subcultura del ventennio berlusconiano ha messo al tappeto la capacità critica delle persone.

Le ha immesse in un territorio, apparentemente luminoso e ricco, in realtà popolato di roditori in paillettes che hanno progressivamente rosicchiato la fantasia, la comunicazione reale, l’individualità (non l’individualismo), la voglia e la capacità di scegliere.

Il berlusconismo, che è vissuto e purtroppo continuerà a vivere anche senza Berlusconi, ha fatto tabula rasa dell’identità e della cultura del nostro Paese. Potenti disvalori hanno fatto piazza pulita di altri valori e il risultato, visibile soprattutto tra i giovani, è lo smarrimento di sé e lo smarrimento collettivo. Grillo e i suoi sodali si sono tuffati in questo oceano di smarrimento, lanciando slogan condivisibili (onestà, no corruzione) inseriti però in un confuso “progetto” che parte dalla distruzione dei partiti. Non dimentichiamo che l’annientamento dei partiti è stato, nella storia moderna, il primo atto delle più sanguinose dittature.

Torniamo alla Cultura: che Cultura può vivere, oggi in Italia, in questo oceano di smarrimento? Chiedo: in questo panorama, può vivere, può sopravvivere l’artigiano dell’Arte? Sta rinascendo il desiderio, il bisogno, di cultura, ma sbrighiamoci! Perché gli artigiani della Cultura e dell’Arte si stanno spegnendo tra gli stenti: poco lavoro e il poco  senza garanzie e tutele, in nero, nessun ammortizzatore sociale, pensioni da fame, sussidi inesistenti, finte partite Iva, mercato morto.

 

Sinistra ottusamente conservatrice, destra falsamente progressista, Grilli demagoghi… Come, il mondo culturale Capitolino vede questo momento di fortissima instabilità politica, come si affaccia sull’ orlo del baratro? è ancora tempo per “girotondi”?

Il mondo culturale Capitolino è già nel baratro. Dopo vent’anni di sub cultura berlusconiana e di eventismo veltroniano, il tessuto culturale della città è asfittico, prossimo alla necrosi. Il centrosinistra, nel ventennio, ha trovato la propria identità esclusivamente in un generico antiberlusconismo. Nulla è stato fatto per creare e far crescere una reale alternativa. Si è preferito, è un esempio, dare la vita al Festival del Cinema di Roma 0x22(ce n’era bisogno? Non era meglio sostenere di più Venezia?) e, contemporaneamente, spegnere la ricerca, chiudere le sale, piccole o grandi, non difendendo la vita quotidiana dei lavoratori dell’Arte.

L’errore fatale del centrosinistra è stato quello di puntare sull’eventismo, fenomeno provinciale e intrinsecamente di destra.

 

La collaborazione con rai e Televisione VS Cinema d’autore e Teatro. Quanto, nella sua diretta esperienza, è giustificabile il “VS”? Mi spiego meglio, sono due mondi che paiono tra loro distanti, quello della fiction pop e quello Teatrale/Autoriale…

Sono diventati distanti perché si è fatta cattiva televisione. In altri Paesi europei non esiste questa dicotomia e un attore lavora in cinema, teatro e televisione con pari dignità.

Il Cinema d’autore deve poter convivere col cinema commerciale, così come la ricerca teatrale deve poter vivere a fianco della programmazione più popolare.

E’ sbagliato il presupposto, il commerciale non deve essere per forza volgare. E la ricerca non deve essere per forza noiosa. Io sogno un teatro e un cinema con tanti spettatori, che non annoi mai, che sappia interessare e divertire tutti. Secondo te, Moliere e Shakespeare, o anche Euripide, si ponevano questa dicotomia? Erano grandi autori e il loro pubblico, elitario o popolare, si divertiva in egual maniera.

Meglio Mozart o i Metallica? Domanda oziosa, inutile. Mi diverto ascoltando entrambi.

L’importante è interrompere la produzione industriale della noia nei nostri teatri, nei nostri cinema, nei nostri luoghi d’Arte.


Presidente della Fondazione Nicolò Piccolomini per l’Accademia d’Arte Drammatica e Segretario dell’ApTI-Associazione per il Teatro Italiano. Ci parlerebbe di queste due istituzioni?

La Fondazione Nicolò Piccolomini è l’unico ente in Italia che distribuisce aiuti economici agli artisti teatrali in difficoltà. E’ nata, con un progetto fin qui mai realizzato, per la realizzazione di una casa di riposo per artisti drammatici. Nicolò Piccolomini si era diplomato all’allora Regia Accademia d’Arte Drammatica, con grande disdoro del padre, il conte Silvio, e a 28 anni morì nel corso della seconda guerra mondiale. Ha lasciato ai suoi colleghi attori una splendida Villa secentesca e altre proprietà che stiamo amministrando al meglio per poter aiutare la categoria. Va detto che sono stati gli attori, riuniti in un comitato di lotta, a interrompere il commissariamento dell’ente, voluto dalla Regione Lazio (Presidenza Marrazzo). Una delle poche vittorie, conseguita con grande volontà e preparazione.

L’ApTI è l’Associazione per il Teatro Italiano, di cui sono Segretario Generale da molti anni. E’ l’unica Associazione a livello nazionale che si occupa dell’approfondimento, culturale e politico, dei temi che riguardano l’attività teatrale nel Paese.

Sono anche docente di recitazione presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica (dove mi sono diplomata anni fa). Un’esperienza molto vitale, che mi consente di vivere il presente e di continuare a immaginare un futuro. Il migliore possibile.

 

 

 

 

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