Testo di -VIRGINIA STAGNI

 

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10.25. Ancora oggi chi passeggia per la stazione di Bologna, anche se frettoloso o distratto, non può non accorgersi di quell’orologio che segna costantemente le 10.25, simbolo di una città che, per un attimo, si è fermata. Le lancette sono bloccate come il battito del cuore di Bologna e dei bolognesi in quel minuto del 2 agosto. Un boato sconvolge la Dotta, che non potrà mai più dimenticare quel giorno. Una valigia nell’ala ovest contenente una fatale miscela di tritolo e T4 provoca 85 morti e più di 200 feriti e lacera i cuori dei cittadini, coinvolti in quello che verrà considerato come uno degli attentati terroristici più gravi mai avvenuti in Italia nel Novecento.

Benchè il clima di piombo avesse messo già in allarme i bolognesi, consapevoli della loro piazza così manifestatamente rossa, e quindi palese mira di attacchi terroristici, la strage della stazione centrale ha sbranato il cuore dei cittadini che vedevano, all’orizzonte, la loro amata città dilaniata dalla pazzia terroristica. I flashback di una Bologna lacerata dai bombardamenti della guerra riecheggiano nelle menti dei bolognesi di mezza età. Una Bologna ferita, lacerata ma mai sconfitta.

Le comunicazioni non erano ovviamente veloci come oggi: la notizia dunque inizia a diffondersi via radio e le prime immagini (fotografie e video) vengono trasmesse solo dopo qualche ora. I motorini e le biciclette dei fotografi dell’Unità corrono contro il tempo per le vie del centro storico pur di sviluppare i rullini e montare i servizi il prima possibile. Scattanti le penne dei giornalisti e le immagini del cameraman Enzo Cicco di Punto Radio, tv locale dell’epoca, che si reca immediatamente sul luogo e testimonia così, quasi in diretta, al resto del mondo, la catastrofe. I bolognesi si fermano solo per quel minuto 25: dopo poco, i centri di primo soccorso iniziano a ricevere continue chiamate da possibili volontari o da ex componenti del servizio di leva civile che comunicano la loro disponibilità per i soccorsi, in stazione accorrono uomini e donne pronti a liberare i corpi imprigionati dai brandelli di cemento, bus, ora vuoti, sono pronti per essere adibiti ad ambulanze ed un numero impressionante di cittadini si dirige verso i centri ospedalieri per donare sangue.

Una città incredula che risponde però in maniera sorprendente all’evento e che non può non ricordare la reazione altrettanto immediata manifestatasi in Emilia lo scorso anno dopo il terremoto che ha colpito quella dolce terra.

L’attentato del 2 agosto ha qualcosa in comune con il terremoto che ha colpito la terra padana un anno fa: il silenzio. Un silenzio religioso, assordante, non umano, che i presenti a questi eventi notano immediatamente e ricordano lucidamente nei giorni seguenti. Non vi é più il battere dei secondi sancito dal ticchettio dell’orologio della stazione. L’equilibrio dell’umano è rotto. Il pianto di Pertini alla vista di due bambini morenti è senza singhiozzi. Non ci sono parole, non ci sono ordini: ognuno, tacitamente, fa. Chi scava, chi porta soccorsi, chi sorregge con braccia bagnate da sudore e ricoperte di polvere e lacrime salme o feriti. Non ci sono più parole ma solo atti. Bologna è, in quel 2 agosto, irreale. Vige solo un unico re: il silenzio reverente, nella speranza che possa essere un chimerico rimedio alle lacerazioni sui corpi che si estraggono dalle polveri minuto dopo minuto. L’urlo della morte e della crudeltà ha già assordato la città. Non c’è più spazio per le parole. Può regnare solo il silenzio e la compostezza degli atti di formiche ordinate e precise, non cicale chiassose.

Una dimostrazione al mondo di quel senso vero di politica: il senso di bene comune e di cittadini in quanto uomini al servizio di un senso civico innato, segno lampante dell’amore per le proprie radici da parte di una regione, come l’Emilia Romagna, fatta di grandi lavoratori, sì increduli, impauriti, impotenti ma comunque invitti. Sanguinanti sono i loro capi sotto i colpi d’ascia della sorte, ma pronti a rialzarsi, indomiti, anche dalla polvere delle macerie che li vorrebbero sotterrare ma non ci riescono né riusciranno mai in modo alcuno.

Per non dimenticare:

Antonella Ceci, anni 19
Angela Marino, anni 23
Leo Luca Marino, anni 24
Domenica Marino, anni 26
Errica Frigerio in Diomede Fresa, anni 57
Vito Diomede Fresa, anni 62
Cesare Francesco Diomede Fresa, anni 14
Anna Maria Bosio in Mauri, anni 28
Carlo Mauri, anni 32
Luca Mauri, anni 6
Eckhardt Mader, anni 14
Margret Rohrs in Mader, anni 39
Kai Mader, anni 8
Sonia Burri, anni 7
Patrizia Messineo, anni 18
Silvana Serravalli in Barbera, anni 34
Manuela Gallon, anni 11
Natalia Agostini in Gallon, anni 40
Marina Antonella Trolese, anni 16
Anna Maria Salvagnini in Trolese, anni 51
Roberto De Marchi, anni 21
Elisabetta Manea ved. De Marchi, anni 60
Eleonora Geraci in Vaccaro, anni 46
Vittorio Vaccaro, anni 24
Velia Carli in Lauro, anni 50
Salvatore Lauro, anni 57
Paolo Zecchi, anni 23
Viviana Bugamelli in Zecchi, anni 23
Catherine Helen Mitchell, anni 22
John Andrew Kolpinski, anni 22
Angela Fresu, anni 3
Maria Fresu, anni 24
Loredana Molina in Sacrati, anni 44
Angelica Tarsi, anni 72
Katia Bertasi, anni 34
Mirella Fornasari, anni 36
Euridia Bergianti, anni 49
Nilla Natali, anni 25
Franca Dall’olio, anni 20
Rita Verde, anni 23
Flavia Casadei, anni 18
Giuseppe Patruno, anni 18
Rossella Marceddu, anni 19
Davide Caprioli, anni 20
Vito Ales, anni 20
Iwao Sekiguchi, anni 20
Brigitte Drouhard, anni 21
Roberto Procelli, anni 21
Mauro Alganon, anni 22
Maria Angela Marangon, anni 22
Verdiana Bivona, anni 22
Francesco Gomez Martinez, anni 23
Mauro Di Vittorio, anni 24
Sergio Secci, anni 24
Roberto Gaiola, anni 25
Angelo Priore, anni 26
Onofrio Zappalà, anni 27
Pio Carmine Remollino, anni 31
Gaetano Roda, anni 31
Antonino Di Paola, anni 32
Mirco Castellaro, anni 33
Nazzareno Basso, anni 33
Vincenzo Petteni, anni 34
Salvatore Seminara, anni 34
Carla Gozzi, anni 36
Umberto Lugli, anni 38
Fausto Venturi, anni 38
Argeo Bonora, anni 42
Francesco Betti, anni 44
Mario Sica, anni 44
Pier Francesco Laurenti, anni 44
Paolino Bianchi, anni 50
Vincenzina Sala in Zanetti, anni 50
Berta Ebner, anni 50
Vincenzo Lanconelli, anni 51
Lina Ferretti in Mannocci, anni 53
Romeo Ruozi, anni 54
Amorveno Marzagalli, anni 54
Antonio Francesco Lascala, anni 56
Rosina Barbaro in Montani, anni 58
Irene Breton in Boudouban, anni 61
Pietro Galassi, anni 66
Lidia Olla in Cardillo, anni 67
Maria Idria Avati, anni 80
Antonio Montanari, anni 86

 

 

Le immagini in presa diretta del reporter che si trovava casualmente in stazione al momento dello scoppio sono qui raccolte. È necessario segnalarvi preventivamente che sono testimonianze molto forti e crude.

http://www.youtube.com/watch?v=JP4Bmo95bps

 

Vi consiglio la visione di un estratto del servizio Rai – “La storia siamo noi”:

http://www.youtube.com/watch?v=v8V3puEj29g

 

 

 

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