Reportage di – VIRGINIA STAGNI

 

Una cerulea giornata sorprende l’agrigentino durante la nostra visita di Burgio: qualche goccia ha inumidito il nostro percorso, rendendolo più suggestivo, in un borgo accovacciato tra due cosce naturali, l’una di argilla l’altra di tufo. Siamo nel grazioso bosco culturale del versante occidentale di Agrigento, popolato da circa tremila anime: con una tradizione artigiana centenaria, santuari, conventi, chiese, musei (della ceramica e delle mummie in primis), testimonianze del Gagini, del Ferraro e dello Zoppo di Gangi, Burgio si presenta come un altro gioiello che sta cercando di riscattare la sua immagine sia nella provincia di Agrigento sia nel profilo regionale. Un percorso non facile per l’amministrazione, che trova però nel carismatico Vito Ferrantelli un audace sindaco che sta effettivamente tentando di far (ri)scoprire questo piccolo paese degno di certo di nota per cura, raffinatezza, vivacità culturale ed ospitalità riservata al forestiero. È questa una delle più grandi sorprese per il viaggiatore: trovare un borgo che si prodiga per chi vi fa visita, come fosse, direbbe Omero, un “inviato degli dei”; Burgio sembra avere ancora come idolo sacro la Xenia e l’incontro con il sindaco lo dimostra.

 

Il tempo di un caffè condiviso ha dipinto un incontro con un uomo orgoglioso del lavoro svolto per far camminare un borgo che, oltre ad essere stato a lungo dimenticato, è spesso ucciso dal pregiudizio di malaffare e malavita che dà onta a questa provincia del profondo sud. Ma se anche Diderot diceva “l’ignoranza è meno lontana dalla verità del pregiudizio”, cerchiamo di scacciare ogni nostro stereotipo e conosciamo dalle parole del sindaco questo borgo.

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VS: Borgo, cultura e riscatto culturale. I ragazzi con la pettorina che mi hanno accolto prima nella Chiesa Madre ne sono forse un esempio?

 

Vito Ferrantelli: “Le iniziative a Burgio per i nostri abitanti sono molteplici: io sono anche dirigente scolastico e la mia priorità è creare delle opportunità per le persone che sono meritevoli. Per questo nasce, ad esempio, il programma Formagiovani: in base alla pagella i ragazzi dai 14 ai 17 anni vengono scelti come guide ai nostri tre splendidi musei oppure sono di supporto agli anziani, agli uffici comunali, all’accoglienza turistica, onorati di una cifra mensile per il loro contributo alla comunità.”

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Come vengono richiamate le tradizioni a Burgio?

“Gli anziani del borgo sono stati coinvolti in attività di stampo sociale sia per donare loro spazio all’interno della nostra realtà culturale, sia per dare la possibilità ai giovani e non di mantenere le nostre tradizioni vive e non vittime dell’oblio. Ad esempio 30 signore di Burgio hanno organizzato dei corsi di antiche manovalanze, dall’artigianato, all’enogastronomia, alla manifattura.”

Come avete sconvolto l’immagine culturale di questo paese? Fino a qualche anno fa Burgio era veramente totalmente sconosciuta, in primis tra i siciliani.

È vero. È stato fatto un investimento enorme in termini di sensibilizzazione culturale. Abbiamo un artigianato artistico d’eccellenza della ceramica e delle campane che abbiamo valorizzato o realizzato di sana pianta. Ad esempio vi era solo un ceramista a Burgio: in questi anni abbiamo organizzato dei corsi di formazione per sviluppare il settore, con arte e tecnica. Da qui il progetto “La Ceramica Risvegliata”, che ha dato vita a ben cinque botteghe oggi attive qui a Burgio e che ci ha permesso di entrare nei 36 comuni dell’Associazione Nazionale della Ceramica (sediamo di fianco ai grandi ceramisti di Faenza!).

Da un punto di vista economico vi sono stati riscontri? La cultura è diventata imprenditoria culturale?

Abbiamo organizzato dei corsi formativi per artigiani ceramisti, accessibili ad appassionati di tutte le età, e i più portati nonché i giovanissimi hanno deciso di realizzare la loro piccola realtà artigianale: nascono così le cinque botteghe della ceramica di Burgio. Inoltre, il 10 aprile 2010 è stato inaugurato il MUCEB, Museo della Ceramica di Burgio.

Vi è una risposta effettiva del territorio? I giovani partecipano alle iniziative?

Di certo tutti hanno visto un possibile riscontro economico delle differenti attività culturali proposte: abbiamo acceso una miccia che i nostri ragazzi stanno cogliendo, giorno dopo giorno. Inoltre la Fondazione Cariplo ha finanziato il nostro progetto di Circuito Turistico Locale: abbiamo restaurato un casello ferroviario per creare un punto d’accoglienza turistico e abbiamo aperto il primo laboratorio di artigianato ceramico. Inoltre, stiamo lavorando nella creazione di una cooperativa di giovani che si metterà in gioco per accogliere e accompagnare i turisti per Burgio: saranno infatti i giovani a gestire questo Circuito Turistico.

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Le campane di Burgio, una tradizione salvata

Abbiamo visitato una delle fonderie più antiche d’Italia, quella di Burgio: qui il video

 

Modesto e timido nei suoi gesti, Luigi Mulè Cascio accoglie me e il mio caro amico Francesco alla scoperta del suo mondo. Un giovane che ha un pesante compito da portare avanti: quello di erede di una tradizione di più di cinquecento anni custodita in quella che all’apparenza può sembrare una semplice bottega – garage, ma è in realtà un universo di tradizione e storia, che si mantiene intatta da quando, in quel di Burgio, operavano artisti del calibro di Antonello Gagini (sua la statua di San Vito del 1522, custodita nella chiesa omonima).

Entriamo nel laboratorio delle leghe metalliche e del fuoco, fucina d’arte esportata in tutto il mondo, raccolta dal nipote di quel Mario Virgadamo che donò una propria opera persino a Papa Giovanni Paolo II, in visita ad Agrigento nel 1993.

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Le campane sono stilate secondo una scala campanaria, cioè di misura. Più piccolo il diametro, più acuto il suono. Una volta stabilite le misure si costruisce la sezione longitudinale della campana, passando dai mattoni, all’argilla, ai metalli. Dopo aver ottenuto due forme sovrapposte, si inizia la decorazione in cera, che verrà poi coperta da una terza forma. Poste le forme sotto terra (favorendo il controllo della spinta termostatica), avviene la colata, la fase più scenica e spettacolare, a 1800 gradi. La mattina i quattro e cinque artigiani, guidati da Luigi, diventano degli Efesto moderni: sciolgono il bronzo e, come l’Etna a qualche chilometro di distanza, risvegliano le loro membra con il calore primordiale dei metalli che, poco a poco, va a modellarsi, mesi dopo mesi, nell’intorno della campana.

La campana è uno strumento a percussione. Il momento più difficile è l’accordatura: misurare le note musicali della campana in Hertz, operazione delicatissima, è importante per creare il timbro della campana, cioè la dominante. La produzione di ogni campana dura due o tre mesi.

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La lega classica per le campane è 78% di rame e 22% di stagno: ma ogni fonderia (oggi pochissime in Italia!) fa i propri accorgimenti a seconda della tipologia di campana che si vuole ottenere; infatti, risulta decisivo sapere in quali condizioni climatiche vivrà la campana: maggiore il freddo, minore deve essere lo stagno – poiché esso indurisce il suono della campana. Il prezzo di una campana? Dipende tutto dalle quotazioni in Borsa: le campane vanno come va il mercato di rame e bronzo e il loro prezzo va a kilo.

In progetto la realizzazione di un museo delle campane di Burgio: sono già state raccolte dalla famiglia Virgadamo più di settanta campane, ritrovate in varie chiese. Risale al 1506 la campana più antica ritrovata. Speriamo dunque di poter far ritorno a Burgio con questa testimonianza storica importante per la tradizione di un borgo sorprendentemente avanzato e che porta alla riscossa l’agrigentino, da tempo sottovalutato a causa, principalmente, dalla costante presenza malavitosa che spesso inebria gli animi sia dei cittadini che delle amministrazioni.

 

Il museo delle mummie

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Siamo andati in avanscoperta in un luogo carico di mistero che caratterizza il borgo di Burgio: ve lo raccontiamo qui.

 

La ceramica di Burgio: recupero della memoria e dell’artigianato, a partire dai giovani

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Il borgo presenta anche quella che è stata definita dal critico d’arte Vittorio Sgarbi “un grande museo della ceramica, gloria di Burgio e orgoglio della Sicilia”: stiamo parlando del MUCEB, il Museo della Ceramica di Burgio, nato nel 2010. Esso rientra nel progetto “Ceramica Risvegliata”, premiato da Federculture nel 2004, fiore all’occhiello dell’amministrazione che ha fortemente voluto questa istituzione come anche una ripresa dell’attività artistica propria da parte dei giovani della tradizione artigiana propria di questo borgo, anche per rilanciare un settore dell’economia locale. Da ciò sono sorte cinque botteghe che partoriscono quella ceramica tanto essenziale, semplice, pura quanto raffinata nella sua prevalenza stilistica popolare e grezza e, quindi, primitiva e naturale. I colori sono caldi e per questo vicini all’animo dello spettatore.

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