Testo di – CAMILLA ABBRUZZESE

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Vi avevamo lasciato presentandovi il progetto Capitale Europea della Cultura (ECoC) che vedrà l’Italia protagonista durante il 2019, assieme alla Bulgaria (http://revolart.it/capitale-europea-della-cultura-ecoc-nel-2019-tocca-allitalia/).

Facendo il punto sulla situazione attuale, è del Novembre dello scorso anno (2013, ndr) la comunicazione del Mibact (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo) riguardo la selezione di una short-list di 6 candidate al titolo: Cagliari, Lecce, Matera, Perugia-Assisi, Ravenna e Siena, in lotta per pochissimi altri mesi ancora, per poi giungere al momento della proclamazione della candidata vincente, che avrà l’onore per un anno di mettere in mostra nella propria città eventi di portata artistico-culturale che abbraccino le forme più disparate d’arte, dal design all’architettura, dalla musica alle performing arts, dal teatro all’arte contemporanea.

Per poter conoscere la capitale italiana vincente dovremo attendere ancora il terzo trimestre del 2014.

La giuria di selezione incaricata di deliberare per il titolo di Capitale Europea della Cultura per l’Italia è formata da esponenti di spicco del settore, per la metà più uno di provenienza internazionale e per la restante metà prettamente nazionale.

In particolare, questi i nomi designati:

  • Steve Green, Presidente di giuria (Regno Unito)
  • Manfred Gaulhofer (Austria)
  • Jeremy Isaacs (Regno Unito)
  • Jordi Pardo (Spagna)
  • Elisabeth Vitouch (Austria)
  • Anu Kivilo (Estonia)
  • Norbert Riedl (Austria)
  • Lorenza Bolelli (Italia)
  • Gerardo Casale (Italia)
  • Paolo Dalla Sega (Italia)
  • Emma Giammattei (Italia)
  • Alessandro Hinna (Italia)
  • Francesco Manacorda (Italia)

Nonostante sia innegabile che ci saranno interessanti riscontri economici per quella che diventerà la futura ECoC, non bisogna ignorare che un progetto di portata europea, come è questo promosso da Melina Mercouri in collaborazione con il Parlamento Europeo, necessiti di ingenti sostegni finanziari, che l’Unione non ha tardato a destinare ai paesi deputati per il 2019.

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Grazie al programma “Cultura”, promosso dall’Unione europea per il finanziamento alle capitali candidate, saranno erogati premi (in precedenza, invece, si provvedeva tramite sovvenzioni) fino a 1,5 milioni di euro, agli enti preposti alla realizzazione dell’evento, a patto che abbiano tenuto fede ai programmi presentati in sede di selezione.

Non è sempre stato così: i costi sono cresciuti negli anni, assieme ai budget medi, aumentati di pari passo con l’incremento dei benefici d’immagine che le città hanno ottenuto in seguito alla realizzazione dell’evento e al flusso turistico ad essi connesso..

Le sei città finaliste auspicano che l’esecutivo possa ulteriormente sostenere il progetto attraverso aggiuntivi finanziamenti, affinché questa possibilità di fare cultura (seguendo modelli e schemi che si ispirino ad un’operatività come quella dell’Unione) sia utile per incentivare l’immenso patrimonio artistico-culturale, in Italia così ricco quanto – purtroppo – sottovalutato e poco valorizzato.

Per fare colpo sulla giuria, le candidate avranno da stilare un programma dettagliato di eventi che rappresentino innanzitutto le peculiarità delle tradizioni locali e l’originalità della terra che promuovono. Dovranno, poi, cercare di farsi notare e di spiccare l’una sulle altre per il piano di eventi culturali che proporranno, per i quali le parole chiave dovranno essere innovazione, creatività e coinvolgimento.

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L’operatività da seguire nella realizzazione degli eventi dovrà tagliare trasversalmente le linee guida scelte dal Parlamento Europeo per il progetto, ovvero “Dimensione Europea” e “Città e Cittadini”, rispettivamente volte l’una ad un’atmosfera di condivisione e collaborazione sovraterritoriale, e l’altra al coinvolgimento attivo e partecipe della cittadinanza, chiamata a prendere iniziative, dire la propria, e confrontarsi, in un dibattito sempre aperto e collegiale.

Ed è proprio questo lo spirito d’iniziativa che avvolge le città candidate, unite nell’intento di far fede a quello che è il motto proprio dell’Unione: “Uniti nella diversità”, una diversità che unisce, arricchisce e moltiplica gli scambi, anziché essere sinonimo di incongruenza e impossibilità di comprendersi e avvicinarsi, rispettarsi.

Un punto fondamentale che l’Unione ha chiesto di rispettare alle città candidate è stata la presentazione di tratti quanto più chiari e coerenti possibile con i criteri raccomandati per il titolo e con quanto verrà annunciato in sede di selezione e programmazione dalle stesse. Si vorrebbe, infatti, evitare di declassare questo titolo a mera autocelebrazione fine a sé stessa della cittadina vincente, né contribuire a quella che potrebbe finire per essere una comunicazione sterile dell’immagine di una città come un’altra. L’intento è tutt’altro: è creare associazionismo culturale, è rendersi promotori di uno strumento di attrattiva culturale tutto dinamico, diffuso, che non si limiti e che non limiti.

Un mezzo dai parametri europei che rafforzi una nuova idea di città (e di territorio nazionale, più in generale) come centri propulsori di bellezza, di arte, di storia, e, in virtù di questo, di cultura, nel suo senso profondo del termine, e nell’accezione che ai più è ormai sconosciuta.

Un confronto su obiettivi comuni e interscambio nella progettualità, per approntarsi ad un modo di fare di valenza quanto più europea possibile.

 

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