Testo di – FLAVIA OCCHINI

 

NEVE

 

Gli attimi di poesia si contano faticosamente nella quotidianità, semplicemente perché la poesia non è cosa da contare, ma un fiocco di neve che, trasportato da un soffio di vento leggero ci cade sulla punta del naso, proprio davanti agli occhi. Così è stato per me il libro di Maxence Fermine, Neve, che narra vite vissute in punta di piedi, amori sospesi in cerca di posarsi.

L’autore, di origine francese, tradisce il lettore distratto che scorre veloce gli scaffali: la storia è infatti ambientata nel lontano e incantato Giappone. Ma, se neppure un titolo così puro ed essenziale riuscisse a catturare qualcuno, è lo stesso libro a sembrare caduto dal cielo: un taccuino bianco, di un bianco splendente. E le pagine? Bianche ovattate. Cosa nasconde questo ghiaccio? Il protagonista, Yuko, aspirante poeta, sarà costretto a chiederselo durante le lezioni con il suo maestro. Il saggio e vecchio pittore Soseki, cieco, vede tutti i colori che gli Haiku candidi di Yuko non riescono ad assorbire. Per chi non lo sapesse, un Haiku è un genere letterario giapponese, una poesia di diciassette sillabe.

Soseki e Yuko abitano su due montagne unite dallo stesso filo che lega le loro storie: entrambi hanno un vuoto dentro. Il cuore del vecchio ha un posto un tempo occupato dalla bella moglie Neve, funambola provetta. Il giovane prova invece quel senso di incompletezza che spinge ciascuno di noi a cercare una soluzione, una risposta. La presunta rassegnazione del primo e la frustrante energia del secondo si mescolano e vivono in una tensione continua.
Quello che vorremmo ci fosse rivelato è imperscrutabile. Le palpebre di Soseki custodiscono gelosamente il ricordo del viso dell’amata, insieme con la sua storia. E a rendere invisibile ciò che manca a Yuko è il tempo che gioca a favore dell’autore: non si può conoscere ciò che il futuro ancora non ha svelato. Eppure mentirei se dicessi che a far proseguire nella lettura con tanta ostinazione è il desiderio morboso di conoscere un finale. Questo tipo di esperienza Fermine la lascia ai gialli, ai romanzi rosa. Il suo libro è piuttosto di un candore smagliante.
Se stavate chiedendovi che genere fosse il “bianco” nell’editoria, adesso potete immaginare che appartenga a una sola storia.

Non c’è modo per descrivere la delicatezza con cui l’autore cristallizza tanta poesia in così poco spazio. Per tutta la lettura si cammina in punta di piedi in una passerella di silenzio e di bellezza, ipnotizzati dalle parole, scelte con estrema cura. Senza esagerare, si percepisce un senso di perfezione, di equilibrio inimitabile. Si giunge alla risoluzione dell’intreccio, quando il fiocco di ghiaccio che è l’intera vicenda sta per posarsi a terra. È allora che si ha la sensazione di essere Orfeo, combattuto mentre percorre il tunnel in attesa di vedere Euridice. A differenza delle tristi sorti del mito, Neve scioglierà i nodi del vostro cuore, come il sole più innamorato che vi abbia mai baciati.

3 Risposte

  1. arianna

    Posso solo dire con sollievo che ho trovato qualcuno che sa realmente di cosa sta parlando! Lei sicuramente sa come portare un problema alla luce e renderlo importante. Altre persone hanno bisogno di leggere questo e capire questo lato della storia.

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  2. caterina

    Blog davvero interessante, peccato non sia ancora disponibile la versione mobile. Almeno io non l’ho trovata, infatti per leggere questo articolo sul mio telefono ci messo mezz’ora. Perlomento era interessante e ben scritto.

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