Poesia di – GABRIELE MESSINEO

 

 

28/11/2013

 

Come  di quel padre,

che senza la prole,

ascolta le figlie

e dice parole

che vogliono dare

consigli fugaci

che restino fissi

in menti rapaci

di orgie menadiche

votate all’oblio,

fatte con l’eccesso

di nasconder l’io.

 

Ma figlie non sono,

quelle ombre chiare

soltanto figure

che scrivono passi

comparse imponenti

che mostrano agli occhi

sospiri che labbra

non posson donare.

Ricordano quadri,

immagini vive

che solo la mente

riesce a tenere,

nei giorni sparite

in terra dissolte.

 

Lo tiene obbligato

A un gesto d’amore

Che in fondo racchiude

La voglia di dare

La luce alle notti

Con un focolare

Fatto di racconti

Di ceppi tagliati

Di mani intrecciate.

 

 

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