Testo di – GIUSEPPE ORIGO

 

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Nuovo appuntamento periodico di critica cinematografica a tema “se ci pensi, dopo tutto,  anche la Nutella è marrone”: una certosina ricerca di perle sparse nella produzione trash su celluloide.

Per avvicinarsi/Vi al mondo del peggiocinema ho scelto di partire da una chicca di neoproduzione che ha potuto godere di una discreta campagna di marketing, quindi spero possa essere nota ai più: il recentissimo “L’Uomo coi pugni di ferro”, del blasonato Mc, hip-hop producer, attore e neo-regista RZA.

Benedetto da nientepopòdimenochè Quentin Tarantino, Santo Padre inarrivabile che però al film si è limitato a dare la sopra citata benedizione ben vedendosi da accompagnare ad essa anche solo un nichelino, il film sbarca in Italia nel Maggio del 2013, incassando, misteriosamente, circa l’equivalente della vincita massima con un gratta e vinci (da un euro).

La storia è pacchiana: un fabbro cinese ossimoricamente afroamericano (o, come direbbe qualcuno, “abbronzato”), interpretato dallo stesso virtuoso RZA, vive, ai tempi della Cina Imperiale, nella sfigata cittadina di Jungle Village: sfigata si, se sei un 60enne in villeggiatura coi nipotini, ma per un fabbro ben più simile a una miniera d’oro. L’ allegro forgiatore ha di fatti una lista d’ attesa simile a quella del Papa sotto il Giubileo perché l’ attività preferita dai locali, rigorosamente divisi in cosche dai nomi ferini (Lions, Jackals, Rats, Wolves), è massacrarsi di botte dal mattino alla sera utilizzando armi sempre più micidiali da Lui solo prodotte in quanto unico fabbro del circondato (evidentemente in Cina non hanno poi quel gran senso degli affari che tutti pensiamo). Nonostante il monopolio il nostro eroe è povero perché sta risparmiando per riuscire a liberare, dal suo gravoso impiego, GranGnoccaDiTurno (non ricordo il nome preciso), sua fidanzata/prostituta prestante ufficio in quella che pare essere la più ridente attività commerciale della zona (ebbene si, ancora più della monopolistica fabbro-bottega): l’allegro bordello gestito da Lucy Liu, maitresse d’eccezione refrattaria al passare degli anni.

Il gran casino succede quando il capo della virtuosa cosca dei Lions, tale Gold Lion, viene tradito e fatto cadere dal suo arrivista vice capo, chiamato, col benestare della Dea dell’ Originalità, Silver Lion, grazie all’ ausilio del terzo incomodo, manco a dirlo, Bronze Lion… non paghi del tradimento i due felloni decidono di impadronirsi di un carico d’oro dell’ imperatore che, comprensibilmente incazzato, decide di inviare le sue truppe a radere al suolo Jungle Village (che sia da monito a tutti: mai infastidire l’imperatore perché quando gli girano ci rimettono tutti). Nel frattempo il figlio di Gold Lion, un asiatico di turno esperto (perché i cliché non sono mai abbastanza) di lame e kung fu, è comprensibilmente contrariato dall’ assassinio del padre e decide di cercare vendetta.

I personaggi vi sembrano abbastanza? STATE SOTTOVALUTANDO RZA! In the meanwhile alla bottega uterinadi Lucy Liu arriva (rullo di tamburi), un inedito Russel Crowe-Cowboy: fin dalla prima inquadratura dell’ ex Gladiatore (ah… i bei tempi di una volta…) è palese che la cosa più inquietante del film sarà constatare quanto crudeli possano essere l’azione combinata di età, colesterolo e dieta americana.

Dopo aver incassato il fatto che RUSSEL CROWE è UN CICCIONAZZO PAZZESCO (dire “sovrappeso” è realmente riduttivo) e l’introduzione di un’ altra lunga serie di personaggi non prettamente indispensabili in quanto rapidamente uccisi (RZA, un consiglio per i tuoi prossimi film: hai 2 ore di pellicola, mettere ventiseimila personaggi e pretendere di dare un senso al tutto può essere un’ impresa ardua, occhio…), veniamo catapultati nel bello dell’ azione: GranGnoccaDiTurno viene uccisa da un non meglio definito uomo d’ottone alle dipendenze di Silver Lion che, non pago, va anche a strappare le braccia al povero fabbro (inadempiente su un ordine) rischiando così di minare la sua brillante carriera fabbrense… rischiando ma non riuscendoci! Il nostro eroe ha di fatto imparato a controllare il “flusso di chakra” del suo corpo, riuscendo così a controllare gli oggetti inanimati e, a questo punto, per i cattivi sono problemi: con l’ausilio del GrassoOrrendoCiccioneVecchio Russel Crowe, RZA si attacca ai moncherini due giganteschi pugni di ferro cazzuti e (si sa che contro due giganteschi pugni di ferro cazzuti non c’è santo che tenga) malmena i cattivi riportando la pace nel villaggio, restituendo l’oro sottratto a Sua suscettibilissima Maestà L’ Imperatore che fa marcia indietro sul voler radere al suolo il villaggio…

Tra citazioni pacchiane tratte  da mezzo mondo del cinema kung fu e blaxploitation la storia riesce, seppur nella sua complessa articolazione, a scorrere lineare, supportata da un’ ottima colonna sonora (sempre firmata dal poliedrico RZA) e da litri di sangue schizzato in ogni direzione: un film che prova a fare il verso a Tarantino senza riuscirci ma che comunque riesce a far apprezzare lo sforzo registico fatto e a non farci rimpiangere il costo del biglietto del cinema.

 

Punti Forti:       fotografia, opera prima, ambientazioni, combattimenti, colonna sonora

Punti Deboli:    eccessivo numero di personaggi rispetto alla durata, qualche carenza nella sceneggiatura, la pancia orrenda e     spaventosa di quel botolo adiposo di Russel Crowe

Giudizio:          7/10 consigliato a chi vuole accostarsi al genere e a chi aspettava un ritorno, originale, al
cine-pattume d’ autore

Quote:              “Ti trapanerò come ho trapanato la tua puttanella!”   [Brass Body]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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