Testo di – SVEVA SCARAVONATI

Dal 2 al 6 novembre a Torino si è tenuta la sedicesima edizione del festival Club to Club, in grado di proporre diversi generi e grandi sorprese a tutto tondo.

 

Nuovo anno, nuova edizione.

Sedicesima eppure prima, per questo Club To Club che appare totalmente rinnovato e ricco di eventi collaterali che abbracciano l’ascoltatore per formarlo a 360°.

Il festival, non solo di musica elettronica come si può pensare a primo acchito, abbraccia varie arti, rinominandosi in “Festival di avanguardia e nuovo pop”, aprendo le menti e i sogni dei partecipanti già a partire da mercoledi.

Tutto parte dalla Reggia di Venaria, in due stanze, con Gang of Ducks, gruppo legato alla Torino più underground che si è spostato a Berlino e Chino Amobi, produttore della Virginia che unisce r&b, elettronica e hip hop astratto. Tutto comincia e nulla finisce, per passare a giovedi, in cui ci si divide tra Conservatorio e Sala Gialla del Lingotto, in cui Arto Lindsay, esponente della no wave newyorkese è qui accompagnato dal talentuoso batterista norvegese Paal Nilssen-Love in un confronto fra New York ed Oslo.

Sale piene e occhi chiusi, per sognare, per viaggiare.

E passa giovedi e arriva il tanto atteso venerdi firmato Lingotto, ma prima di tuffarci nello spazio fiere ci spostiamo all’AC Hotel Marriott, in cui il main sponsor Absolut ha deciso di deliziare i presenti con un evento di marketing esperienziale senza pari: “Absolut Symposium”. Non solo conferenze e formazione, tra cui i validissimi talk in collaborazione con Rolling Stones, con Charlie Charles e One Circle, il collettivo elettronico formato da Lorenzo Senni, Vaghe Stelle e A:Ra, ma anche tre secret rooms a numero chiuso in cui è possibile degustare cocktail mai visti, con musica elettronica e design di interni tematici, come la stanza chimica in cui vengono proposti cocktail molecolari.
La sera è unicamente Lingotto, con un inizio rock, con Swans di Michael Gira, che proprio quest’anno hanno firmato l’ultimo atto discografico della loro attuale incarnazione  Anna Von Hausswoff, artista e pianista svedese.

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La piega cambia totalmente con una sovrapposizione di big come Fatima Yamaha in sala gialla e Chet Faker nelle vere spoglie di Nick Murphy, che con il suo dj set riesce a far ballare anche i muri, mentre il set successivo di Laurent Garnier, dj e produttore francese che da sempre ha unito innovazione musicale e sogno.
Autechre e Andy Stott a chiusura, uno punto fermo e solido dell’etichetta Warp, l’altro colosso musicale che presenta il nuovo album “Too Many Voices”.

E fu sera e fu mattina, e in un pomeriggio un po’ uggioso ci troviamo di nuovo all’AC Marriott ad ascoltare il progetto “Overground”, rivista di cultura e lifestyle ideata da IED Torino per poi catapultarci ad orecchie vergini al Lingotto.
Si parte con una grandissima promessa del rap, Ghali, che davanti ad un pubblico non propriamente suo riesce a colpi di “Ninna Nanna ninna ooh” ad ottenere tutto il pubblico dalla sua parte: una scommessa, vinta in partenza. Subito dopo Jonny Greenwood dei Radiohead, un nome una certezza, che dopo un Tom Yorke a C2C 2015 un po’ sottotono si è dimostrato oltre le aspettative: in occasione di questa prima italiana si è fatto accompagnare da Shye Ben Tzur e i Rajastan Express. Risultato? Un mix di sperimentale e suoni orientali che in una parola stupiscono.

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Ma il dolcino del festival arriva già a partire dalle 23.30, con Dj Shadow in main stage e Daphni in sala gialla; la scelta è ardua, tant’è che Daniel Victor Snaith viene acclamato già dall’esterno della sala, con code da capogiro. Nel frattempo Dj Shadow ripercorre i vent’anni, festeggiando il macigno “Entroducing”, con visual onirici da viaggi intercelebrali. La staffetta viene poi passata a Jon Hopkins, con un set oltre ogni attesa e Motor City Drum Ensemble, un mix esplosivo di dance e ritmi anni ottanta che non lasciano fermo nessuno, ma proprio nessuno: house music di altissimo livello fino alle 5. E si torna a casa con il sorriso vero, quello di una serenità acquisita grazie ad una scelta artistica azzeccatissima.

Ultimo giorno: è domenica e Club To Club fa un regalo alla Torino che l’ha accolta e vista nascere, e cresce insieme a lei. E’ un giorno dedicato al quartiere multiculturale San Salvario, con mercatini tematici durante il giorno e una programmazione di tutto rispetto serale presso il locale Astoria, con artisti provenienti dall’etichetta discografica Warp, primo tra tutti Lorenzo Senni, che riesce a far ballare in una sala di esigue dimensioni un pubblico di assetati di qualità.

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E’ tutto meraviglioso, questo Club To Club saluta il pubblico con un malinconico arrivederci, perché gli eventi C2C in giro per l’Italia ricominceranno a breve.
Perché questo è senza dubbio il miglior festival italiano, in una scena nazionale che troppo poco spesso punta ad essere internazionale.
Un festival ben organizzato, che ce l’ha fatta e che regala continuamente soddisfazioni uditive.
Un festival ambizioso, che si rivela pionieristico e al contempo giustamente apprezzato.
Si ritorna a casa con la lacrima sul viso, ma con la speranza di ritornare, il prima possibile.
Tre stelle come logo, cinque come valore.

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