Testo di – LORENZO VERCESI

 

colapesce

 

Un’antica favola popolare siciliana narra di un ragazzo che, per amore della sua splendida Sicilia, scelse di divenire pesce e di vivere per sempre nelle profondità del mare, di dove poter sostenere il peso della sua amata isola perchè non sprofondasse. Il giovane eroe si chiamava Colapesce. Questa vecchia storia è molto nota in Sicilia e chi conosce e si interessa delle antiche tradizioni sa quanto sia ancora ammirata questa leggendaria figura. Lorenzo Urciullo, giovane artista siracusano ha deciso di darsi questo come nome d’arte e così è nato il Colapesce cantautore.

La scena cantautorale italiana degli ultimi anni ha conosciuto il fiorire di moltissimi nuovi artisti, molte delle loro canzoni sono sulle bocche dei meno snob, o se non altro di quelli che amano generi un po’ alternativi. È un mondo che sfrutta la comodità della rete, la grande agibilità e l’alto tasso di visibilità che possono offrire nuovi strumenti di promozione come Youtube o Soundcloud, ma che soffre anche molto del progressivo decadere del gusto dell’uditorio italiano verso generi musicali di consumo, più semplici e meno innovativi. Eppure, cercando di allontanarci dallo stuolo di critiche e di basse provocazioni mosse dai cosiddetti colti, i tempi cambiano e insieme ad essi cambia anche la gente e non sempre questo mutamento segue la direzione della decadenza. C’è al contrario in questa new wave del cantautorato made in Italy una volontà genuina e sognatrice di smuovere la calma delle acque, proponendo un rinnovamento di musiche e soprattutto di liriche che cerchi di farsi portavoce di un’umanità in cammino verso il futuro, un’umanità che pur conscia dell’importanza di ciò che ha offerto il passato, crede e caldeggia un cambiamento per il futuro, una sorta di rivoluzione velata dei linguaggi e della comunicazione artistica che metta in luce l’intero potenziale di questa nuova generazione che sta per ricevere in eredità mondo e società. E che il rinnovamento debba passare per l’arte è sicuramente un’idea che in molti dovremmo imparare ad abbracciare, se non altro come alternativa ad altri movimenti sociali che in questi anni hanno dimostrato in maniera lampante e per nulla pudica di aver fallito.

Colapesce è un artista raffinato. Lo dimostra innanzitutto l’attenzione per l’aspetto musicale, interpretato non più come un elemento riempitivo, di sottofondo orecchiabile e poco complesso, bensì come un’anima che batte parallela a quella del testo, ritornando ad un’idea più dualistica della canzone d’autore. Ma lo dimostra particolarmente la minuziosa cura della lirica. Siamo di fronte ad un poeta contemporaneo, disincantato al punto giusto da non risultare ingenuo, sognatore al punto giusto da non cadere nell’amarezza della disillusione. I suoi testi parlano in versi, raccontano di meraviglia e sottile incanto, muovendo dal quotidiano vivere della gente, senza però dimenticarsi dell’eterea bellezza di cui sono intrise le cose.

C’è nella sua ricerca un che di ottimistico, un odissiaco immergersi a pieni polmoni nella corrente della vita, esaltando natura ed anima, Φυσις e ψυχή, uomo e cielo, ruggine e argento, mare e cemento. “Un meraviglioso declino” è un lavoro ardito. Sì, perchè parte da una storia comune, da un tema che rischierebbe di rivestirsi di banale e di già visto, come una storia d’amore che lenta scivola verso l’abisso, ma non ha assolutamente nulla di già sentito, nulla di scontato o di barocco; ha una forza espressiva che lascia in bocca un’idea di leggerezza, di soffio, di battito, c’è nelle sue canzoni tutta la speranza di un giovane uomo che si affaccia alla vita, limpido ancora d’ogni resto di anelito infantile, maturo nel suo guardare e interpretare la complessità del mondo. Lorenzo Urciullo è siracusano, figlio d’una città che è incontro fra mare e terra, fra tradizione e innovazione, e nei suoi occhi brilla una luce calda, dissimulata da un fare riflessivo e speculativo, a mezzo fra la distrazione del pittore e il disincanto d’un filosofo. Il risultato è un progetto colto che unisce una buona conoscenza degli andamenti storici del genere della canzone d’autore ad una giusta dose di originalità e desiderio di mare aperto che fanno di lui uno degli artisti più interessanti del panorama contemporaneo italiano. La ricetta di questa meraviglia? Un grammo di Sicilia, venti grammi di poesia: ventun grammi di anima in musica.

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