Testo di– DAVIDE PARLATO

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Già testimoni dell’edizione dello scorso anno del festival, Collisioni festival 2014 (Harvest) non ha per nulla deluso le aspettative, coinvolgendo il maroso umano di pubblico in un’esperienza sapientemente amalgamata di musica, letteratura, politica, culinaria – Cultura nel senso più ampio e vigoroso del termine. I diversi appuntamenti, organizzati su stage appositamente adibiti in cinque piazze del suggestivo borgo di Barolo, hanno offerto anche questa volta un’occasione non solo di fruizione e divertimento, ma soprattutto un’occasione di arricchimento e di dibattito (per quanto possibile nei tempi strettini di ogni grossa manifestazione) fra gli ospiti e gli affamati astanti, che hanno letteralmente inondato lo stretto budello del paesino langarolo, indomitamente saltando da una piazza all’altra financo sotto le asperità provanti del sole pomeridiano di luglio.

Il festival di per sé nasce come occasione di reale “collisione” fra esperienze culturali apparentemente differenti. Il che costituisce in effetti una favolosa formula per riappacificare diverse branche afferenti in sostanza alla Cultura propriamente intesa – il vero paradosso è costituito dal fatto che l’accostamento fra, per esempio, musica e letteratura venga percepito come una collisione e sia necessario far collidere i due prodotti per poterli portare insieme al pubblico. Proprio a fronte di questo consolidato pregiudizio (senza reali fondamenta) il festival è un’operazione unica nel suo genere, certamente scomponibile ma il cui insieme olisticamente percepito costituisce davvero qualcosa di più rispetto alla somma delle sue parti. Con questo report riassuntivo dell’esperienza Revolart a Collisioni cercherò di scomporvi, a fini comunicativi, le varie componenti della rassegna langarola e, a termine, di comunicarvi ciò che davvero rende il festival quello che è: una sorta di cultura della collisione (se mi permettete l’abuso di questa splendida espressione).

Come ogni anno, Collisioni è una garanzia dal punto di vista dell’offerta musicale: i nomi chiamati dall’organizzazione artistica del festival sono sempre davvero imponenti, sbalordendo ogni anno. Gli headliners di quest’anno, Deep purple e Neil Young, sono stati ottimamente affiancati dalle performances di grandi artisti del panorama musicale italiano e internazionale: Elisa, Caparezza, Pierò Pelù, Mario Biondi, Vasco Brondi, SALMO, Brunori SAS. In particolare di spicco sono state le esibizioni serali di Elisa e Caparezza, entrambi gli artisti nel tour promozionale degli ultimi due lavori discografici, rispettivamente L’anima vola e Museica. Se la prima ci ha sorpresi con un’esibizione davvero emozionante dal punto di vista esecutivo e perfino divertente (data l’apparente collisione alcoolica Toffoli vs Barolo DOC), il secondo ha dato spettacolo con una performance galvanizzante (con tanto di intera piazza saltellante e spintonante) e, seppur con qualche tempo morto, simpatica durante i passaggi da un pezzo all’altro. Una nota di merito va fatta al signor Pelù che, apparentemente giunto a Barolo per la sola pubblicizzazione della sua ultima fatica letteraria Identikit di un ribelle (che lo stesso Pelù ha ammesso essere in realtà frutto del sudore del signor Massimo Cotto, quasi per scrollarsi di dosso il pensantore della toga sotto il sole cocente del primo pomeriggio), ha sorpreso il pubblico con una “sobria” performance canora dei suoi più famosi pezzi da solista (da Toro loco a Tribù), il tutto con uno spirito e un’energia davvero entusiasmanti.

Se è possibile trovare una pecca nella scelta musicale di quest’anno, questa può essere rinvenuta nella sua funzione subordinata ai colossi internazionali delle serate di apertura e chiusura: se questa scelta ha un’ovvia e indiscutibile ragione commerciale, d’altro lato ha forse un po’ tarpato l’esperienza musicale del festival, parcellizzandola anche con la complicità dei continui cambi palco, transumanze onerose in termini di sudorazione e gonfiori podalici. Un ultimo plauso invece agli emergenti Woody Gipsy Band, quintetto meneghino di gipsy jazz davvero spumeggiante e divertente, e ai L’orage, freschi di collaborazione con Francesco De Gregori e molto frizzanti con il loro stile compendioso fra il pop e l’occitano.

Ma è stata, a nostro avviso, l’offerta culturale (permettetemi questa parcellizzazione, come premesso, assurda) a dare il vero spettacolo: differenziata, coinvolgente e anche divertente ha intasato i vari stage ad ogni ora del giorno, già a partire dagli infausti ospiti mattutini. Fausto, invero, Bertinotti, primo ospite della rassegna culturale, che ha aperto le danze con una retrospettiva-prospettiva sulla storia e il senso della Sinistra italiana e della Sinistra in senso stretto – ciò che ci aspettavamo uno sterile e inappropriato pippone politico si è invece dimostrato un intenso quadro storico-culturale esposto da un uomo infervorato e profondo. Anche gli altri ospiti “politicizzati” non hanno affatto deluso: Marco Travaglio e Dario Fo. Il primo ha divertito e entusiasmato la piazza gremita di astanti con un lungo monologo nel suo stile caustico e tagliente. Superato il primo ovvio impatto di supponenza del giornalista, complice la presenza di una virtuale quarta parete, Travaglio ha sorpreso nella sua performance da un punto di vista performativo in senso stretto (quasi attoriale per certi versi) e comunicativo: dietro ad un narcisismo giornalistico che spesso sembra inutilmente autocelebrativo, il lungo monologo ha rivelato un intento pedagogico o quantomeno riflessivo (in senso critico) molto fruibile e al contempo interessante. Per quanto riguarda Fo c’è poco da speculare: la lunga lettura narrata e interpretata dal comico milanese ha entusiasmato e commosso tutto il pubblico, con un coinvolgimento e una potenza espressiva che sempre hanno caratterizzato il personaggio (e che, a dispetto degli anni, continuano a farlo).

Venendo ai protagonisti eminentemente culturali, davvero degna di nota è stata la mattinata di digressione sul significato storico-artistico del fumetto nello scorso e attuale secolo, una riflessione in compagnia (in separata sede) di Art Spiegelman (autore del celebre MAUS) e di Milo Manara. Se il primo ha fornito al pubblico un quadro sintetico ma pregnante del percorso evolutivo del fumetto americano e europeo dalle origini alla svolta (operata in un certo senso dall’attività dello stesso Spiegelman), il secondo ha risposto a interrogativi maggiormente incentrati sulla sua opera, sul concetto estetico di eros e sulle sue collaborazioni con artisti del calibro di Hugo Pratt e Federico Fellini. Il cineasta turco Ferzan Ozpetek, altra sorpresa di questo festival culturale, presentando il suo ultimo romanzo autobiografico Rosso Istambul, ha deliziato la platea con una simpatica e profonda riflessione sulla figura femminile nella sua vita e nella sua produzione artistica. Herta Mueller, premio nobel per la letteratura, ha infine tenuto una toccante e sapida conferenza sulla sua vita, sulla sua opera e su spinosi e a lei cari temi quali l’immigrazione. Molti altri sono stati poi gli ospiti culturali della rassegna (che non abbiamo avuto il piacere di ascoltare integralmente per motivi logistici e di una, ahinoi, organizzazione degli orari spesso faraginosa e poco pratica): De Gregori, Guccini, Rita Pavone, Jonhathan Coe, Jeffey Deaver, l’equipe di Smemoranda, Carlo Lucarelli.

Questo è stato Collisioni – almeno per ciò che concerne la scaletta. Il fatto è che questo festival rappresenta molto di più sul piano esperienziale. Questo perché assistere a ciascuna di queste performance o conferenze può essere interessante o formante. Ma assistere a tutto questo, a questa forte unità, amalgama di Cultura rappresenta davvero qualcosa di irriducibile. Le ali protettrici e accoglienti del borgo langarolo accolgono questa enorme massa in un reale avvicinamento a trecentosessanta gradi con il mondo culturale. Un avvicinamento che è più una penetrazione, nel profondo, in una realtà poliedrica, differenziata eppure, in quel setting, così affiatata e omogenea. Unite a questo impasto l’offerta culinaria del festival, che spazia dall’enologico con vini DOC e granite al Barolo al gastronomico con Hamburger di Fassona piemontese e prodotti tipici locali di ogni sorta: ecco, questa è un festival culturale davvero completo. Una sorta di cerchio mistico all’interno del quale non puoi che vivere la cultura: vivere, non subire, ascoltare, fruire forzatamente o liberamente – vivere dall’interno.

Questa sera Collisioni festival 2014 chiuderà con l’esibizione di Neil Young. Non resta che dare l’arrivederci alla prossima edizione, un must per chiunque se la sia perduta quest’anno ma è affamato di cultura.

Davvero un ottimo raccolto (Harvest) anche quest’anno.

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