Testo di – CLAUDIA ROMA

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Dall’8 al 10 Aprile Milano è stata un azzeccato palcoscenico per una tra le manifestazioni artistiche di maggior rilievo sul quadro italiano ed europeo. A fieramilanocity venerdì era difficile sentir parlare italiano: sono state infatti ospitate opere da 154 gallerie internazionali provenienti da 16 paesi (Austria, Belgio, Giappone, Spagna e Uruguay, solo per citarne alcuni), 60 curatori e personalità da tutto il mondo. Il Miart si presenta dunque come un appuntamento immancabile sia per le gallerie che riconfermano la propria presenza sia per quante vi approdano per la prima volta e per tutti i protagonisti del settore, che si preparano adeguatamente al Fuorisalone della settimana successiva.

Il direttore, Vincenzo de Bellis non ha fatto mancare nulla al concetto di fiera “commerciale” del Miart, piegato e plasmato ad hoc per il mondo artistico, che vanta partner di rilievo come Sky arte, Herno, Ruinart, ma anche Vogue, AD e tanti altri.

Le dimensioni contenute del Miart sono un punto di forza per lo scopo della manifestazione, organizzata in 5 sezioni: un percorso attraverso il ventunesimo secolo dal titolo Decades, grande novità di quest’anno, Established, a sua volta distinto tra Master e Conterporary, Emergent, culla di giovani promesse, THENnow, il cui nome evoca lo scopo di dialogo tra un artista storico e uno più recente, ed infine Object, una fetta di fiera dedicata ad oggetti di design contemporaneo in edizione limitata.

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Il divario tra chi può e non può approcciarsi al contesto artistico odierno, si fa meno netto nella fiera da un punto di vista cognitivo, rimane dal punto di vista delle possibilità d’acquisto, che vede come maggiori stakeholder grosse gallerie e personalità di rilievo. Il Miart, oggi più vivace che mai, riesce comunque a mettere in luce un mercato ancora fresco, dinamico e stimolante. Questo accade anche grazie alla collaborazione ancora più stretta con l’Amministrazione, in primis con l’Assessore alla Cultura Filippo Del Corno, e agli incentivi per opera di partner e Fondazione Fiera Milano.

Il Miart si identifica in definitiva come l’evento capofila della settimana d’arte contemporanea della realtà milanese vantando Premi e Fondi di acquisizione legati alla fiera, tra i quali il Fondo di Acquisizione Giampiero Cantoni (quest’anno raddoppiato), il Premio Emergent per la migliore galleria emergente, il Premio Rotary Club Milano Brera per arte contemporanea e giovani artisti, e il Premio Herno, che si aggiudica lo stand dal miglior progetto espositivo.

Il tema centrale della fiera si rivela il dialogo, così come de Bellis sottolinea, in varie forme e dimensioni: da quello tra enti pubblici e privati a quello, sempre importante per la manifestazioni tra artisti di generazioni diverse, l’internazionalità e internalizzazione dell’arte italiana. Un dialogo che ha luogo specialmente nel ciclo di miarttalks in performance e conferenze che si sviluppano in uno etereo equilibrio tra il mondo delle arti visive, del cinema sperimentale, della musica, del video, del teatro e della danza.

 

Sacro e profano, arte e mercato al Miart si fondono dialogicamente anche innanzi agli occhi dei meno esperti, che, come anche i collezionisti più affermati, giungono tutti alla fiera bramosi, come api verso il Miele dell’Arte, concetto richiamato anche dalla metafora in copertina all’evento.

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