Testo di – FRANCESCA BONFANTI

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I Fenici, navigando in mare, avevano come punto di riferimento la Stella Polare; Marco Polo, sulla sua Via della Seta, poteva fare affidamento sulla bussola; noi, a Milano nel 2015, abbiamo Google Maps. Ammetiamolo, molto meno romantico, ma sicuramente fonte di salvezza negli spostamenti metropolitani che affrontiamo ogni giorno.

In vista dell’inizio del Danae Festival, quest’anno più che mai manifestazione tentacolare per sviluppo sul territorio urbano, son sicura che i nostri smartphone e le loro mappe potrebbero risultarci molto utili per raccapezzarci fra le varie, spesso “esotiche” location dell’evento. Certo, nelle due settimane di Festival (27 ottobre-14 novembre) nessuno ci chiederà di scoprire un nuovo continente o di navigare di notte, ma considerando la molteplicità di “palchi” che ospiteranno gli spettacoli e le performance è meglio arrivare preparati e fare il punto della situazione su ciascun luogo.

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Da questa diciassettesima edizione Danae è riconosciuto come Festival multidisciplinare, una natura composita che si rispecchia anche nelle tipologie di luoghi scelti dagli organizzatori. Tra le cornici più tradizionali, cioè quelle teatrali, troviamo il Teatro Out Off e il Teatro Litta. Il primo, in via Mac Mahon 16, è uno spazio giunto alla sua quarantesima stagione e che dedica da sempre la propria programmazione al teatro contemporaneo, con un occhio di riguardo anche alle restanti discipline artistiche. Qui avranno luogo ben sei spettacoli di Danae, tra cui anche la prima assoluta della produzione “FUNZIONI, un progetto sui rapporti umani” di Effetto Larsen. L’altro teatro che farà da sfondo alla rassegna è il Litta, con la sua intima Sala Cavallerizza: in questo caso, l’incontro tra linguaggi contemporanei e sperimentali e classicità dei locali e della struttura –il teatro si trova all’interno del bellissimo Palazzo Litta in corso Magenta– sarà più marcata, fonte probabile di diversi tipi di suggestioni.

Passando invece a spazi teatrali meno “istituzionali”, molti degli spettacoli si terranno in ambienti multidisciplinari, dedicati alla formazione teatrale e ad uso residenziale: sono quei luoghi in cui trovano libera espressione e sostegno le sperimentazioni e i processi di innovazione che hanno in appuntamenti come Danae il loro naturale punto di arrivo e di confronto con il pubblico e la critica. Uno di questi è LachesiLAB, “casa” della compagnia Teatro delle Moire, cuore produttivo del Festival sin dalla prima edizione; inaugurato nel 2008 non è solo dedicato alle attività della compagnia, ma diventa anche punto di passaggio e raccolta della energie creative della città, attraverso seminari e laboratori. Lo stesso vale per DID Studio, ZONA K e Dancehaus, Accademia di Danza fondata da Susanna Beltrami e divenuta un punto di riferimento per la danza che vede convivere diverse compagnie di rilievo internazionale.

Detto ciò, non possiamo dimenticarci che la massima peculiarità di Danae è forse la commistione: di generi, di linguaggi, di luoghi. Seguendo questo fil rouge i due spazi che più attirano la nostra attenzione sono quelli più inaspettati, la Palazzina Liberty, immersa nel Parco Vittorio Formentano, e l’Arizona 2000, storico locale milanese che si situa vicino Piazzale Loreto.

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La Palazzina ha, già nel suo passato, abitudine a ospitare diverse discipline artistiche e espressive, dal teatro di Dario Fo, che la utilizzava come location per i propri spettacoli, alla musica della Civica Banda di Milano.
Come per il Litta, anche qui non si può non considerare il valore aggiunto dato dall’edificio, progettata agli inizi del secolo scorso, unisce in sé gli elementi tipici dell’art nouveau: ampie vetrate, spaziosi ambienti e delicato decorativismo che si incontra con i materiali della modernità come l’acciaio. Non a caso lo spettacolo che si terrà al suo interno sarà Meditation On Beauty di Marina Giovannini, al centro del cui personale percorso della danzatrice e coreografa vi è uno studio della potenzialità espressiva del corpo: e non ritroviamo forse in entrambi, corpo umano e bella architettura, lo stesso binomio di complessità e finale armonia?

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Del tutto differente è invece il portato storico e l’immaginario attorno all’Arizona 2000, che raccolse all’inizio del nuovo Millennio l’eredità della “Stella d’Oro”, locale milanese degli anni ’60. Come Danae, anche l’Arizona non fugge di fronte alla sfida della diversità, portando avanti un’idea di “contenitore” per diversi generi musicali e di ballo: dal tango, ai ritmi caraibici, passando per la tradizione della dance music sino ai grandi tormentoni dei nostri giorni, tutto può trovare in questo irriverente locale la sua casa. Qui, il Festival avrà la sua conclusione in grande stile il 14 novembre con un concerto di Nina Madù e le Reliquie Commestibili, che presenteranno Octopussa, il secondo tentacolare album della band.

 

 

Mi piace poi pensare al Café Gorille, collocato tra Gioia e Isola, come a una simbolica mascotte dell’edizione di quest’anno, visto il gorilla rosa che campeggia nella locandina di Danae. Bar e café dal gusto ricercato e raffinato nella sua offerta, si trasforma in una location perfetta per eventi e incontri.

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Qui avrà luogo Private Hamlet, esperienza privata ed esclusiva in quanto pensata come dialogo-confessione per una persona alla volta: il teatro esce dai suoi spazi e dalla rigidità della platea tradizionale per approdare lì dove il confronto è più diretto e tangibile, tra le mura di un bar.

Facendo questo, Danae modella la città e gli spazi che incontra e a sua volta si lascia modellare.

E dunque, che abbiate come punto di riferimento una stella, il Polo o l’Equatore, l’importante sta nell’apprezzare anche questa caratteristica di Danae, il suo protendersi e aprirsi alla città, influenzandola e facendosi influenzare a sua volta.

(E ovviamente nell’arrivare a destinazione!)

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