Testo di – DANIELE CAPUZZI

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Grande attesa per la quarta edizione del Concerto per Milano che farà vibrare le mura dei palazzi che si affacciano su piazza del Duomo a Milano il 12 giugno alle 21.30. L’evento è gratuito grazie al sostegno di Unicredit e Allianz.

Rai 5 curerà la diretta dell’evento dalle ore 21.

 

 

Locandina

Direttore Riccardo Chailly

Pianoforte Martha Argerich

Filarmonica della Scala

 

Paul Dukas

L’apprendista stregone

Igor Stravinskij

L’uccello di fuoco, Suite 1919

Maurice Ravel

Concerto in Sol per pianoforte e orchestra

Bolero

 

Per prepararvi all’ascolto prima del concerto, vi abbiamo dedicato una playlist sul nostro canale Spotify.

 

L’apprendista stregone

A tutti sarà capitato almeno una volta di udire il “dondolante” tema su cui fa perno l’intera composizione, se non altro per la celebrità procuratagli dalla casa cinematografica Disney, prima nel 1940, e successivamente nel 1999, grazie ai lungometraggi d’animazione Fantasia e Fantasia 2000, che occupano rispettivamente il terzo e il trentottesimo posto nella lista dei classici Disney.

 

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È in realtà difficile ascoltare oggi questa musica senza riportare alla mente l’avventura di Topolino, vestito di tunica rossa e col cappello da mago in testa, che comanda la scopa per liberarsi del gravoso lavoro di trasportare l’acqua con i secchi, senza riuscire poi a sciogliere l’incantesimo una volta allagato il laboratorio del maestro di magie. Con queste immagini negli occhi, forse senza il topo antropomorfo, Dukas scrisse il suo poema sinfonico, o meglio scherzo sinfonico, come egli stesso lo nominò.

L’ispirazione della composizione, ultimata nel 1897, provenne dalla ballata Der Zauberlehrling che Goethe scrisse esattamente un secolo in avanti. Già quest’ultima invero ha notevole somiglianza con un racconto del II secolo a.C. inserto nella cornice narrativa delle Philopseudes (Φιλόψευδης) del satiro greco Luciano di Samosata.

La lenta introduzione in cui si inizino vagamente a ravvisare gli elementi melodici del leitmotiv della magia è spezzata nel mezzo da un breve episodio in tempo rapido, che sarà poi ripreso prima del un lungo silenzio che segue il colpo di grancassa; è l’attesa che l’incantesimo abbia effetto. I primi pesanti passi della scopa sono lentamente accennati dagli accordi dell’orchestra, inframmezzati da notevoli pause, prima che il magico strumento prenda pienamente vita con la voce del fagotto.

 

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Tema della scopa affidato al fagotto

 

Da qui il tema della scopa si intreccia con il tema dell’apprendista, finché questi non si accorge di non poter sciogliere il sortilegio e distrugge la scopa. Ogni frammento di legno riprende, sui grevi accordi dell’orchestra, a portare l’acqua nello studio, almeno fino all’arrivo del mago, denotato dai fortissimi accordi degli ottoni. Si arrestano le attività magiche e tutto ritorna nella quiete iniziale, sulle tranquille note d’apertura che portano alla coda e agli accentati accordi di chiusura.

 

L’uccello di fuoco, Suite 1919

L’Oiseau de feu, datato 1910, fu la prima composizione che Stravinskij scrisse per i Ballets Russes di Djaghilev, cui seguirono Petruška (1911) e Le Sacre du Printemps (1913). Quest’ultimo, in versione integrale, fu già nel programma del Concerto per Milano diretto da Esa Pekka Salonen nel 2014.

La selezione di brani proposta in questa edizione è la seconda delle tre suite elaborate di proprio pugno dall’autore. La prima, arrangiamento del 1911, seguì l’onda del successo incontrato alla presentazione del balletto all’Opéra di Parigi. La 1919, in ascolto per l’occasione, nonché la più conosciuta, ripresa ed espansa in tarda età, nel 1945 (terza versione), si discosta totalmente dalla precedente.

 

La successione delle danze:

  1. Introduzione
  2. L’Uccello di fuoco e la sua danza
  3. Variazioni dell’Uccello di fuoco
  4. Ronda delle Principesse
  5. Danza infernale del re Kascej
  6. Berceuse e Finale

 

Stravinkij avvolge l’intera composizione nell’aura del maestro Rimskij-Korsakov, scomparso nel 1909, quando la stesura ancora non era iniziata. Anzitutto l’autore dedica alla sua memoria l’Uccello di fuoco e dalla sua opera Katschej l’immortale attingerà il soggetto, che ha salde radici nei racconti tradizionali russi, origini cui entrambi i musicisti sono molto legati. Ancora è evidente nel balletto la contrapposizione tematica fra il mondo umano, presentato in musica con melodie diatoniche di chiara fonte popolare, e il mondo delle creature fantastiche, reso da frammenti cromatici e di gusto orientale. Questa concezione è però sterile della funzione descrittiva tipica dell’Ottocento, piuttosto incastonati in quel ritmo che diventerà la chiave del discorso stravinskijano.

 

Concerto in Sol per pianoforte e orchestra

  1. Allegramente
  2. Adagio assai
  3. Presto

 

L’attacco del primo movimento, Allegramente , è scandito da uno schiocco di frusta, che dà il via a un ritmo irregolare e sincopato dell’esposizione dell’orchestra, in cui si elevano le voci degli ottoni e le percussioni. Risponde il pianoforte con un tema vagamente basco cui si contrappone ancora il blues dell’orchestra, poi ripreso anche dal pianoforte.

Ravel quando presentò il suo concerto, dichiarò di essersi rivolto a Mozart e a Saint-Saëns. Questo è palese una volta che si presta l’orecchio al magnifico cantabile del pianoforte che introduce l’Adagio assai e che sarà un manto che volteggia durante l’intero movimento, soprattutto con deliziosi arzigogoli sulla riesposizione del corno.

Il Presto finale, è breve e energico. Chiude il cerchio col primo tempo, ritorna il jazz dell’orchestra su un brillante e virtuoso uso della tastiera.

 

Bolero

Danza sensuale, dionisiaca, che conduce a all’ossessione erotica. Questo è il bolero e come tale lo interpretò Ida Rubinštejn, ballerina russa che lo commissionò e per prima ne fu persuasa nelle suadenti movenze. Lei al centro, femme fatale, ondeggia, mentre nel crescere della musica si radunano i corteggiatori.

 

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Ostinato (particella ritmica) che sostiene il brano da capo a fine

 

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Tema A affidato al flauto

 

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Tema B del fagotto

 

Il bolero è una danza iberica in tempo ternario e dall’andamento moderato, con un ritmo caratteristico, il più delle volte cadenzato dalle nacchere. Ravel compone due temi di sedici battute, che si alternano sul ritmo ben scandito dalle percussioni. Egli non sviluppa, non espande e modifica, le particelle create, ma le ripete per diciotto volte consecutive, ciascuna delle quali a un livello dinamico di poco superiore alla precedente. Si crea così un lento e progressivo crescendo, dal pianissimo iniziale del solo flauto al fortissimo della coda affidata all’orchestra intera, raggiunto attraverso l’aggiunta di nuovi strumenti a ogni ripetizione, sia nella linea melodica che nel supporto ritmico. Tale idea di crescendo graduale non era affatto nuova ai tempi di Ravel, tanto che gli amanti dell’opera italiana di inizio Ottocento ben conoscono questo stratagemma col nome di crescendo rossiniano, per l’abbondante uso che ne fece il Rossini nei suoi lavori, a tal punto da renderlo un proprio segno distintivo, un marchio. La tensione sale a ogni ripetizione dei temi, fino a che non tocca l’apice nella transizione finale in cui si transita da do a mi maggiore, per tornare poi in do per la stretta conclusiva.

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