Testo di — FRANCESCA BERNASCHI e FEDERICO QUASSO

Le intermittenze della morte — José Saramago

La costanza non è mai stata una delle mie doti e ho fatto del procrastinare uno stile di vita ben collaudato.
Il problema è che se decidessi di scrivere le mie memorie e poi lasciassi perdere, di certo le conseguenze non sarebbero catastrofiche; diverso sarebbe se la morte, a un certo punto, smettesse di fare il suo lavoro. La morte va in vacanza.
José Saramago riesce a immaginare un Paese, uno qualunque, in cui semplicemente nessuno muore più: e non è così entusiasmante come verrebbe istintivo pensare.
Non si resta giovani per sempre, si continua a invecchiare, le rughe continuano a scavare i visi e la mente progressivamente perde lucidità fin quando il processo si arresta. E’ il limbo: né vita né morte. Poi però tutto torna alla normalità, più o meno. Perché? Lo scoprirete solo leggendo, a meno che non vi arrivi una certa lettera viola.

La principessa sposa — William Goldman

Prendete alcuni degli elementi tipici di una fiaba: una ragazza bellissima, un amore impossibile, un uomo pronto a tutto per ritrovare l’amata perduta, un principe malvagio, tre scagnozzi senza scrupoli ma in fondo in fondo dal cuore tenero, un formidabile e crudele spadaccino con sei dita; a tutto questo aggiungete rapimenti, ripensamenti, duelli all’arma bianca e desideri di vendetta. Completate il tutto con una scrittura fluida, intelligente, dal ritmo travolgente e pervasa della maestria tipica di uno scrittore nato come sceneggiatore cinematografico, e avrete La principessa sposa.
Opera di William Goldman, vincitore di due oscar come miglior sceneggiatura, originale per Butch Cassidy e non originale per Tutti gli uomini del presidente, il romanzo è un fantasy per chi vuole emozionarsi, divertirsi e appassionarsi a personaggi impossibili da dimenticare, e per tornare bambini almeno per qualche giorno.

Gli sdraiati –Michele Serra

Mentre scrivo sono sdraiata sul letto, mia madre entra in camera e alza gli occhi al cielo: sembra che io non sia capace di stare in posizione eretta per più di una mezz’ora eppure lei sa che, quando meno se lo aspetta, sono in grado di stupirla.
Lo stesso capita a Serra il quale non ha gli strumenti adatti e gli argomenti giusti ma ci prova comunque da buon padre e scopre suo figlio attraverso incontri bizzarri e che dubito si sarebbe aspettato di fare.
Credo che questo sia il libro che meglio rappresenta la frustrazione di un genitore di non riuscire a capire e quindi comunicare con il proprio sdraiato; fa sorridere entrare nella testa di un genitore e capire quanto effettivamente si sbagli.

Le notti bianche — Fedor Dostoevskij

In una notte insonne, passata vagabondando per le strade deserte di San Pietroburgo, un uomo, incarnazione degli ideali eroici romantici, si imbatte una donna, e di essa si innamora. Al primo incontro ne seguirà un secondo, e poi un terzo, sempre di notte, costringendo l’uomo ad abbandonare il mondo dei sogni e delle illusioni in cui si era rifugiato; si apre alla vita, alla realtà che aveva fino ad allora rifuggito, alla speranza. Ma le sue illusioni vengono spazzate via bruscamente con l’arrivo del mattino.
Sono poco più di sessanta le pagine di cui è composto Le notti bianche, ma questo breve spazio è sufficiente a Dostoevskij per penetrare a fondo nell’animo umano, per aprirlo, scandagliarlo, capirlo e restituirlo al lettore in una forma sublime. Il romanzo è uno di quei fortunati casi di letture il cui ricordo rimane per sempre, sopito ma pronto a svelarsi all’improvviso in tutto il suo accecante splendore.

Le vergini suicide — Jeffrey Eugenides 

Di tutte le armi non prodotte da una vera e propria industria della guerra credo che il bigottismo sia la peggiore; a ruota seguono poi la totale intransigenza.
Probabilmente se la signora Lisbon fosse stata una donna più attenta ai bisogni reali delle sue figlie, si fosse sforzata di capirle senza imporre dogmi risalenti a più di duemila anni fa, le tragedie consumatesi nella sua casa si sarebbero potute evitare.
A narrare le vicende delle sfortunate e misteriose sorelle Lisbon sono i loro coetanei e vicini di casa, affascinati e rapiti dalla loro bellezza che continuava a sfuggirgli, in un moto perpetuo che un giorno, proprio sul più bello, ebbe un brusco arresto.

Il vecchio che leggeva romanzi d’amore — Luis Sepúlveda

Da una parte un vecchio, solo e saggio; dall’altra il tigrillo, feroce bestia distrutta dal dolore per l’uccisione dei suoi cuccioli; in mezzo una ricerca, una caccia che è quasi un ballo a due; come sfondo una foresta del Sud America. L’uomo contro la natura selvaggia, ma anche, e forse soprattutto, l’uomo che, in questa natura, sciolto dai normali vincoli imposti dalla civilizzazione, si sente finalmente totalmente libero.
Il vecchio che leggeva romanzi d’amore mette in luce una volta di più l’esperienza e la capacità di Luis Sepúlveda di padroneggiare un stile diretto, spigliato ed efficacissimo. Un romanzo breve e intenso, con un protagonista indimenticabile che ha trovato il suo antidoto alla barbarie umana, cui prende parte in prima persona, nell’assaporare ogni frase, ogni parola, ogni sillaba dei romanzi che parlano d’amore.

Leggiadra stella — John Keats

Chi mi conosce sa che ho un debole per le lettere; la passione per la corrispondenza altrui, quella dei grandi uomini che hanno fatto la storia della letteratura è nata proprio in seguito all’acquisto di questo sottile volume dalla copertina di cartoncino semi-rigido.
John Keats scrive alla sua Fanny Browne lettere appassionate e cariche, passando da un estremo all’altro, con una delicata forza che rispecchia in pieno l’animo di uno dei poeti romantici per eccellenza.
Era già malato mentre scriveva alla sua amata e lei si era già promessa ad un altro e il tutto, l’intero scenario, aggiunge qualcosa alle lettere stesse, una sorta di filtro tragico che stringe il cuore e allo stesso tempo induce a sperare di trovare nella cassetta della posta almeno una lettera così.

Storia di un tagliabambù

Un anziano tagliabambù senza figli trova, in una canna di bambù, una bambina alta poco più di un pollice; preoccupato per la fanciulla, decide di portarla a casa, dove lo attenda la moglie. I due adottano la piccola come fosse loro figlia, dandole il nome di Kaguya-hime, ovvero principessa splendente. Cresciuta magicamente in pochissimo tempo, per la sua bellezza attira l’attenzione di cinque principi e addirittura dell’imperatore in persona. La ragazza, però, rifiuta tutti i pretendenti, fino a rivelare che in realtà non è umana, ma una principessa della luna in attesa di tornare al suo regno.
Il Taketori monogatari è la prima opera di narrativa della storia della letteratura giapponese, risalente al decimo secolo; pur essendo in tutto e per tutto una fiaba, ciò che stupisce del testo è la caratterizzazione dei personaggi e la loro profondità psicologica: ad ogni azione corrisponde un giudizio morale, che spazia dal sarcastico al benevolo. L’intero testo è costruito su una polifonia narrativa che sarà preludio e ispirazione per la grande letteratura di corte dei due secoli successivi, e costituisce quindi uno degli imprescindibili pilastri di tutta la produzione letteraria giapponese.

Cosa pensano le ragazze — Concita De Gregorio

L’ultimo scritto di Concita De Gregorio nasce da un lavoro di video-ascolto: l’autrice, aiutata da altre quattro donne, ha intervistato ragazzine, giovani e signore per esplorare ò’universo femminile nelle sue sfaccettature tutte.
Si parla di cambiare vita per amore, voler diventare sindaco, dei rapporti complessi con il proprio corpo, cosa significhi prostituirsi e creare una realtà letteraria su internet. E ancora, c’è il rapporto con il porno, con le altre ragazze e le aspettative altrui.
Sono storie brevi ma incisive, qualsiasi donna potrà ritrovarsi almeno in un delle vicende, più o meno incredibili, descritte nel volume edito da Einaudi.
E per gli uomini che si lamentano che per capire l’universo femminile ci vorrebbe un libretto di istruzioni: questo potrebbe essere un buon inizio.

I libri ti cambiano la vita

Ognuno ha un libro cui è particolarmente legato, la cui lettura ha costituito un punto di svolta o ha lasciato un segno, un’influenza, un ricordo indelebili. Nei cento brevissimi saggi, o forse sarebbe meglio dire scorci di vita, che compongono quest’opera, altrettanti scrittori scelgono un libro, il libro che ha cambiato loro la vita, e racconta cosa per loro abbia significato l’incontro con esso.
Cominciando con Lucio Dalla, e passando per Camilleri, Faletti e Paola Mastracola, solo per citarne alcuni, questo “libro fatto di libri” dà vita ad un mosaico caleidoscopico di esperienze umane e letterarie; una raccolta, ancora meglio una mappa, dedicata a tutti gli amanti della letteratura curiosi e mai sazi che vogliono scoprire, o riscoprire, grandi classici e piccoli capolavori meno conosciuti.

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