Testo di — FRANCESCA BERNASCHI
da: Milano.

 

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“Qualcuno con cui correre” di David Grossman

 

Gerusalemme è una di quelle città che non puoi non immaginare impregnata di sacralità, magia. Dovessi pensare a un luogo misterioso mi verrebbe in mente proprio lei, Gerusalemme.
Sarà per l’aria afosa, misto di spezie e contrattazioni; contribuisce il Muro del Pianto che pare avere il compito di custodire quanto vi è di più prezioso nel cuore della città.
Probabilmente si somma a tutto questo anche il mercato che urla, scambia merci e deruba su quella che è stata l’ultima strada percorsa da Cristo, la più dolorosa, la Via Crucis.
Gerusalemme non è una città in cui ti aspetteresti di incontrare una ragazzina fragile- ma solo di costituzione- con due lacrime d’inchiostro nero al posto degli occhi, che rinuncia al suo vanto, i capelli, ad un viaggio in Europa, ad una famiglia, seppure di facciata, alla sicurezza per andare alla ricerca di qualcuno che ha perso e non sa se troverà mai.
Non importa quanto pericoloso o doloroso possa essere: sa di aver bisogno di farlo e lo fa. Combatte perchè i criminali fanno paura ma fa più paura restar soli.

E tutto è pronto fin nei minimi dettagli, neppure l’FBI sarebbe stata in grado di architettare un piano tanto accurato come quello di Tamar.
Essere sul punto di perdere tutto spinge a fare l’impensabile, anche a mettersi a piedi nudi, calva, per strada e cantare.

Se fai uno stage estivo presso l’ufficio del sindaco devi essere pronto a portare a termine qualsiasi incarico ti sia stato affidato dal tuo supervisore, compreso quello di riportare indietro quell’enorme cane esagitato.
E’ stato così che Assaf ha girato la sua città, correndo come se stesse gareggiando per il titolo olimpionico.
E’ stato così che si è imbattuto in una monaca con una storia tanto straordinaria quanto assurda, in guaio più grande di lui e nell’amore.

Credo che questo sia il romanzo dell’andare oltre, la prova surreale e inconfutabile che ad adagiarsi sugli allori non si combina niente; che la vita vera non è quella che vogliamo e scegliamo di vedere, la vita vera è quella che ci tocca e con cui dobbiamo avere a che fare, che ci piaccia o no.

 

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