Testo di – GIULIA BELTRAMINO

 

Al Forte di Bard, in Val dAosta, è stata allestita la mostra “Da Bellini a Tiepolo”, un’ affascinante panoramica dell’arte veneta dal quindicesimo al diciottesimo secolo.

La mostra si compone di una selezione di 52 dipinti, operata da Vittorio Sgarbi in qualità di curatore, appartenenti alla collezione della Pinacoteca dellAccademia dei Concordi e del Seminario Vescovile di Rovigo, frutto delle numerose e ingenti donazioni di quadrerie compiute dalle ricche famiglie rodigine. Gli artisti vanno da Tiziano al Tintoretto, dal Domenichino a Ippolito Scarsella, da Giuseppe Nogari a Rosalba Carriera, a Francesco Zais, a Luca Giordano, da Giovanni Bellini a Giambattista Tiepolo, passando ancora per i due Palma, Piazzetta, Pittoni, Longhi e Nogari: ognuno di essi è protagonista indiscusso del panorama artistico veneto sotto il dominio della Repubblica di Venezia.

Qui Quattrocento, Cinquecento, Seicento e Settecento convivono armonicamente, in uno squisito mélange dai sapori e stili vari e molteplici, preziosamente amalgamati fra loro grazie a quello che si presenta come un affascinante percorso tematico dai contorni sfumati il quale, attraverso le varie sale, funge da guida per i visitatori impazienti di gettarsi a capofitto nel contesto artistico e nell’atmosfera culturale che si respirava in quei secoli nell’estremo est del nord Italia.

Talvolta, aggirandosi per le sale che compongono la mostra, viene da chiedersi se sia l’osservatore a scrutare il quadro, con  i suoi tocchi di colore e virtuosismi, o forse piuttosto il contrario: è il caso per esempio della Lachesi del bresciano Pietro Bellotti, esponente di quella corrente realista che si sviluppò a cavallo di Seicento e Settecento tra Veneto, Friuli e Lombardia, che contrastava apertamente la pittura accademica dello stesso periodo, molto più largamente diffusa: l’esausto abbattimento della povera contadina, dipinto nella luce sfiancata del suo sguardo, getta nell’animo di chi guarda quel classico sentimento di mesta impotenza che ognuno prova verso qualsivoglia realtà irraggiungibile poiché aliena, troppo lontana o semplicemente incomprensibile.

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“Lachesi” di Pietro Bellotti

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La rassegna si apre con l’arte tardogotica di Quirizio da Murano con le sue Sei Storie della vita di Santa Lucia, seguito a breve distanza dalla Madonna con Bambino del Bellini, l’opera forse più significativa di un artista comunemente considerato come l’innovatore dell’arte veneta rinascimentale nonché maestro di figure come Tiziano e Giorgione,  protagonisti indiscussi dell’arte cinquecentesca. A rappresentare il Cinquecento, infatti,  oltre a Tiziano con il suo Contadinello, è stato scelto Palma il Vecchio con la Flagellazione e la scuola del Tintoretto, con quattro ritratti di uomo. Il Cinquecento è periodo di passaggio e di cambiamento: alla dominazione degli Este succede quella Veneziana, e lo scarto culturale e ideologico è testimoniato dal praticamente ormai manierista Palma il giovane, presente alla rassegna con il suo Cena di Pasqua degli Ebrei.

Il Seicento Veneto è affidato alle opere di Pietro Vecchia e Bernardo Strozzi, con Il Tributo della Moneta , ma soprattutto a Gerolamo Forabosco il quale, nel Giuseppe e la moglie di Putifarre vuole sì rappresentare l’episodio biblico contenuto nel libro della Genesi, ma anche trattare il delicato tema della fede in una chiave ironica e sensuale attraverso le sapienti trasparenze e le accennate nudità di una donna caratterizzata dalle movenze decise tipicamente maschili, e attraverso la voluta incompiutezza dell’abito di un Giuseppe mesto, sottomesso, biondissimo e femmineo almeno quanto non appare esserlo Zuleica.

Il Settecento si vede rappresentato da diversi artisti come Luca Giordano, con l’ Allegoria dellAmor Sacro e dellAmor Profano, Giambattista Piazzetta e il San Giovanni Battista e Giambattista Pittoni, con la Natività; in parallelo figurano anche Luca Carlevarijs e Francesco Zais, per una pittura di paesaggio marina l’una ed esotica l’altra.

Altro percorso tematico è quello della ritrattistica, invece affidata a Rosalba Carriera e ad uno dei suoi austeri Autoritratti, ad Alessandro Longhi con il Ritratto di Giulio Contarini fino a giungere a Giovan Battista Tiepolo che mirabilmente conclude il percorso con un maldisposto e decisamente oberato Antonio Riccobono, risultato degli studi condotti dall’artista sui fiamminghi Van Dick e Rembrandt.

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30 Gian Battista Tiepolo - ritratto di Antonio Riccobono

“Ritratto di Antonio Riccobono” di Gian Battista Tiepolo

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Impreziosita dai commenti di Vittorio Sgarbi, la rassegna di fatto presenta se stessa come un vero e proprio tuffo nella stagione artistica rivoluzionaria di un nord-est Italia che vede rincorrersi, attraverso i secoli, le correnti stilistiche più varie e articolate: il Tardo Gotico e il Rinascimento con tutte le sue relative sfaccettature, le influenze fiamminghe che fanno da contraltare ad una tradizione pittorica di secoli, la “pittura di luce” di Domenico Veneziano, importata direttamente da Firenze, e quella tonale di un Giorgione ancora discepolo di Bellini; e ancora l’armonia di Botticelli, il titanismo di Michelangelo, la nascita dell’arte d’Accademia, il Barocco e il Neoclassicismo settecentesco con la “pittura di veduta” caratterizzata da un forte grado di aderenza al vero, da una grande vastità degli orizzonti e da un ampio uso della prospettiva.

Il semplice atto di passare di dipinto in dipinto, di camminare di sala in sala, fa sì che la visita alla mostra non si configuri più come compravendita di vuoti passi svogliati attraverso altrettanto spoglie sale, o nei termini di mero percorso senza itinerario e senza meta ideato e realizzato nell’ottica del guadagno: quello del Forte di Bard è un breve ma intenso viaggio attraverso quattrocento anni d’arte italiana, quattrocento anni di vivide e colorate testimonianze di quelle ideologie e di quegli influssi che hanno formato e ispirato le autorevoli figure che in quei secoli spiccano e si distinguono talvolta come ideatori coraggiosi di nuove tecniche e stili, talvolta come ultimi valorosi baluardi di un’eredità da difendere, in un contesto squisitamente mitteleuropeo che fa da perfetta cornice, se vogliamo, ad un’attenta selezione di soggetti e tematiche che, prese nella loro singolarità, di fatto superano il marasma di stili e tecniche proposte per dare un’impressione di aggraziata omogeneità e di una continuità temporale che testimonia rivoluzione, progresso, svolta, in un vero e proprio iter attraverso nascite e declini delle realtà culturali e storico-artistiche dal XV al XVIII secolo.

DETTAGLI ESPOSIZIONE:

Dove: Forte di Bard (Valle d’Aosta)

Orari di apertura: Dal martedì al venerdì: 11.00-18.00

Sabato, domenica e festivi: 11.00-19.00

Chiuso il lunedì

Costo biglietti: Intero 8€, ridotto 6€ (disponibilità di audioguide a 3,50€)

Durata della mostra:  20 giugno 2015 – 08 novembre 2015

 

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