Testo di – GIULIA BERTA

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Un gelido vento dalla Russia raffredda gli austeri saloni di Palazzo Madama a Torino. Il capoluogo piemontese ospita infatti fino al 4 luglio una collezione di più di settanta opere provenienti dal celebre Ermitage di San Pietroburgo, un affascinante e completo percorso che si snoda attraverso tre secoli di pittura francese, dai fasti della corte del Re Sole all’alba delle avanguardie. Questo intervallo temporale non è scelto a caso: risale infatti al 1717, solo due anni dopo la morte di Luigi XIV, il viaggio in Francia dello zar Pietro il Grande, che segna l’inizio della storia d’amore tra i nobili russi e l’arte d’Oltralpe. Duchi, conti, ambasciatori e ricchi magnati iniziano così a collezionare opere francesi, portando in Russia quella che ad oggi è la più grande raccolta di dipinti francesi al mondo fuori dalla Francia: dai ritratti alle scene mitologiche, dal Barocco ai primi tentativi di Impressionismo, le gallerie dell’Ermitage ospitano un compendio esteso e esauriente di tutto ciò che il genio transalpino ha prodotto negli ultimi secoli.

La mostra torinese conserva, seppure ovviamente condensato in dimensioni molto minori, questo carattere di estrema completezza: nulla viene lasciato al caso o passato sotto silenzio. L’evoluzione e il cambiamento della pittura nel corso degli anni risulta ben percepibile e nello stesso tempo armonico: grazie ad un’efficace partizione in dodici sezioni, ciascuna introdotta da un completo pannello informativo, lo spettatore può camminare serenamente sotto al magnifico affresco della Sala del Senato, senza assistere a grossi strappi o bruschi cambiamenti da un ambiente all’altro. Preziosi ritratti reali, leziose scene rococò, pitture naturaliste e romantiche: nulla manca a questo percorso, che si rivela completo, oltre che sul versante temporale, anche su quello dei soggetti. Scene sacre, mitologiche, nature morte, paesaggi si trovano uno di fianco all’altro e abbracciano lo spettatore, pienamente coinvolto e interessato da una selezione ben fatta e mai banale.

Altro punto di forza della mostra è infatti la non convenzionalità degli autori esposti: di fianco a ben pochi quadri di pittori celebri anche tra il grande pubblico trovano infatti spazio opere meno conosciute, ma non per questo meno pregevoli, riuscendo così a solleticare il palato dei fruitori più esperti e contemporaneamente a suscitare la sorpresa e la meraviglia dei più laici.

maddalena

Tutto il resto lo fa la felicissima location: l’affascinato spettatore viene accolto nel cuore del palazzo dal glorioso scalone Juvarriano, in un fastoso tripudio di colonne, archi e preziose decorazioni che lo conducono verso la Sala del Senato. Qui, la gloria delle mura sabaude si fonde con il sapore antico dei quadri ad ispirazione mitologica di Poussin, la ricerca della luce nella natura di Lorrain, la raffinata e ricca celebrazione nei ritratti dei reali di Francia di Nattier, passando per gli infiocchettati soggetti galanti di Boucher e arrivando alla rappresentazione più intimista della realtà contadina di Pierre e a quella moraleggiante e curata del mondo borghese di Greuze. Le ultime sezioni sono invece il trionfo del sentimento: il Romanticismo riversa sulla pittura il suo carico di espressività e tormento interiore che costituirà il seme per le avanguardie. Il fascino per l’Oriente, il ribollire del 1848, la spinta verso il sacro, tutto ciò che gonfia il cuore e annebbia la mente è Romanticismo. Ma la sensuale Maria Maddalena nella grotta di Lefebvre lascia dolcemente il posto al colore impressionista di Renoir, Sisley, Monet, Pissarro; e con coloratissimo ed esotico paesaggio di Gauguin lo spettatore viene accompagnato all’uscita, allo stesso tempo soddisfatto e curioso di vedere ancora altro, di spingersi più in là, di continuare questo itinerario oltre l’avanguardia fauvista che qui viene solo accarezzata.

In definitiva, Da Poussin agli Impressionisti: tre secoli di pittura francese dall’Ermitage è un’esperienza di alto livello, un bicchierino di un liquore pregiato non da tracannare in un sorso, ma da razionare e da assaporare in ogni sua goccia, la perfetta dimostrazione che non è la quantità a fare dell’Arte un’esperienza valida, ma la qualità.

(Un consiglio: prendetevi un po’ di tempo per visitare anche il resto del Palazzo e concedetevi di perdervi tra i suoi saloni. È perdendosi che si fanno le scoperte migliori.)

Boulevard-Montmartre-Pisarro1897-Paris

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