Testo di – CLAUDIA FRANGIAMORE

 

 

“Credo che l’arte sia fondamentalmente sovversiva, poiché si rivolge all’inconscio e incoraggia tutto ciò che viene represso in superficie. Come disse Freud, la civilizzazione è repressione, e così l’arte affronta le rigide norme che regolano la nostra società”.

L’undicesima edizione di Lucca Film Festival ha visto l’inaugurazione di una serie di mostre dedicate al celebre regista canadese David Cronenberg, che con il suo cinema visionario e fantascientifico ci offre una delle più intriganti e potenti speculazioni dell’epoca contemporanea sul percorso dell’evoluzione umana.

La punta di diamante dell’offerta espositiva è rappresentata dalla mostra David Cronenberg: Evolution, allestita presso la Fondazione Ragghianti di Lucca e visitabile ancora fino al 3 maggio 2015. Attraverso la presentazione di manufatti artistici originali, oggetti provenienti dai vari set dei film, materiali scenografici di produzione ed elementi audiovisivi, Evolution traccia un parallelo tra la crescita artistica del Maestro e la sua continua analisi delle possibilità rivoluzionarie dell’uomo moderno.

Divisa in tre sezioni principali che seguono cronologicamente e tematicamente lo sviluppo del cinema di Cronenberg, la mostra ripercorre il sentiero dell’infatuazione del regista per il regno interiore del corpo e della mente – incluse le pulsioni, i desideri e i poteri talvolta incontrollabili – i quali si sviluppano e si evolvono in un’esplorazione del mondo esterno che quelle stesse forze contribuiscono a plasmare.

Fin dai suoi primi due cortometraggi a basso costo, Transfer (1966) e From the Drain (1967), passando per i lungometraggi di genere sperimentale Stereo (1969) e Crimes of the Future (1970) e continuando con Shivers (1975), Rabid (1977), Fast Company (1979), The Brood (1979) e Scanners (1981), Cronenberg dimostra uno spassionato interesse per il mondo della scienza; ragion per cui le opere risalenti a questo periodo includono quasi sempre ruoli di scienziati e dottori, intenti a condurre esperimenti dalle conseguenze impreviste e spesso disastrose. Tuttavia, i veri protagonisti di questi film sono le loro vittime: individui che devono fare i conti con una crescente perdita di controllo sul proprio corpo e sugli impulsi ai quali il corpo stesso è soggetto.
In tale contesto, l’avanzatissima ricerca scientifica promette un nuovo ed emancipante futuro per il corpo umano, ma i risultati finali sono molto diversi tra loro: i film hanno spesso una conclusione tragica o, nel migliore dei casi, piuttosto ambigua. I primi lavori, in particolare, sono caratterizzati da sanguinolenza e viscere: questo è il caos provocato dagli sperimentatori, molti di loro archetipi di figure paterne. Si può dire che Cronenberg, in questa prima fase, cominci lavorare all’interno della struttura di un genere che verrà in seguito definito body horror, un passo epocale nell’evoluzione del cineasta canadese.

Mentre Cronenberg si affermava come regista di reputazione internazionale negli anni ’80 e ’90, i personaggi nei suoi film conquistano un nuovo individualismo e cominciano a stabilire un controllo sui loro mondi. Cominciando con Videodrome (1981) e continuando con The Dead Zone (1983), The Fly (1986), Dead Ringers (1988), Naked Lunch (1991), M. Butterfly (1993), Crash (1996) ed eXistenZ (1999), il cinema di Cronenberg rimane interessato a mostrare esperimenti che coinvolgono scienza, tecnologia, droga, arte e sesso, con l’unica differenza che i suoi protagonisti, adesso, sperimentano essenzialmente su loro stessi. Viene annullata la distinzione tra sperimentatore e cavia, poiché i due si fondono in una serie di audaci vicende esistenziali; il libero arbitrio, per quanto pericoloso o in definitiva futile, ora appartiene ai protagonisti di Cronenberg, i quali hanno acquisito una crescente responsabilità, elemento che dona al film una diversa dinamica e complessità.
Nonostante la science fiction e l’horror impregnino ancora il lavoro di Cronenberg, si può notare l’intenzione del regista di sperimentare nuove forme di espressione, liberandosi progressivamente dalle imposizioni di genere.

La fase più recente del cinema di Cronenberg vede l’individuo in completo controllo del suo mondo, ma intento ad esplorare relazioni sociali più varie: la famiglia, gli amici, la società in genere. Spider (2002), ad esempio, ha a che fare con un personaggio profondamente disturbato da un trauma familiare, idea poi estesa anche a A History of Violence (2005) e Eastern Promises (2007), entrambi prova del delicato ruolo che i segreti e l’occultamento giocano nei drammi familiari.
L’elemento della famiglia, sia personale che lavorativa, è presente anche in A Dangerous Method (2011), mentre Cosmopolis (2012) è il ritratto di un individuo autosufficiente le cui azioni, tuttavia, sono in parte mosse da ricordi infantili legati alla propria vita familiare. In linea di massima, i film tendono a fare meno affidamento sulle convenzioni di genere, risultando in questo senso più naturalistici ed attinenti alla realtà.

L’esposizione si chiude con il recentissimo Maps to the Stars (2014) in cui l’idea di famiglia sviluppata in precedenza, giungendo al suo culmine ideale, viene riadattata e plasmata in funzione del contesto socio-culturale odierno, dominato dall’industria televisiva e dello spettacolo.

Di seguito, la lista completa dei lungometraggi inclusi nella mostra. Alcuni di essi sono presentati con il titolo originale, altri vedono apposta la traduzione in italiano con funzione di sottotitolo:

Stereo (1969)
Crimes of the Future (1970)
Shivers – Il demone sotto pelle (1975)
Rabid (1977)
Fast Company – Veloci di mestiere (1979)
The Brood – La covata malefica (1979)
Scanners (1981)

Videodrome (1983)
The Dead Zone – La zona morta (1983)
The Fly – La mosca (1986)
Dead Ringers – Inseparabili (1988)
Naked Lunch – Il pasto nudo (1991)
M- Butterfly (1993)
Crash (1996)
eXistenZ (1999)

Spider (2002)
A History of Violence (2005)
Eastern Promises (2007)
A Dangerous Method (2011)
Cosmopolis (2012)
Maps to the Stars (2014)

Una sezione distaccata della mostra, intitolata M. Butterfly e interamente dedicata al film del 1993, è stata allestita presso il Puccini Museum di Lucca. Si possono ammirare il complesso costume di scena realizzato per il ruolo di Yang Yu-Huan, diverse polaroid di set, location e costumi, un bozzetto scenografico (Gallimard parcheggia la bicicletta ed entra in teatro), la copertina del 33 giri di Madama Butterfly (oggetto di scena) e, per finire, Il Libretto Rosso di Mao Tse-tung (anch’esso oggetto di scena).

Tramite un’esplorazione a tutto tondo del processo creativo di Cronenberg, del suo rapporto con la fantascienza e delle sue affinità con altri grandi artisti del ventesimo secolo – uno su tutti, David Lynch – il percorso di Evolution celebra non solo uno dei registi più acclamati al mondo, ma anche uno dei pensatori contemporanei più provocatori ed influenti di tutti i tempi.

David Cronenberg: Evolution

Fondazione Ragghianti (Lucca)
Dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 19 – chiuso il martedì

M. Butterfly (sezione distaccata di Evolution)
Puccini Museum – Casa natale (Lucca)
Dalle 10 alle 19 – aperto tutti i giorni

FINO AL 3 MAGGIO 2015

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