Testo di – CAMILLA ABBRUZZESE

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“Sogno un viaggio morbido dentro al mio spirito e vado via, vado via, mi vida così sia…”

 

Ascolto “Rotolando verso sud” e questi strumenti mi riportano indietro all’estate e vedo onde, tramonti bollenti che esplodono all’orizzonte, birre lasciate a sgasare, una cadillac con quattro amici e la radio, l’immensità della semplicità, “sotto un cielo avorio, sotto nubi porpora”…

Ogni pezzo dei Negrita ispira un viaggio verso mondi lontani dall’Europa, riesuma tutto ciò che la nostra società collegherebbe al Sudamerica e alle sue sfumature sbiadite ma calde e accoglienti, rimanda ad una siesta che in metropoli occidentali veloci non possiamo concederci il lusso di avere e, come per magia, ci prende per mano e ci porta con la fantasia ad immaginare posti che forse nemmeno potremo mai vedere coi nostri occhi.

 

Non è Mannarino ma un po’ ci assomiglia, non è salsa né bachata né tantomeno pop da sottofondo musicale banalizzato… I Negrita ritornano sulla scena italiana con un doppio cd tra il live e il greatest hits, ripescando ricordi e passato in una nuova chiave semiacustica: un “Deja-vù”, come l’hanno chiamato loro, tra le canzoni più conosciute e meno conosciute, che hanno fatto la loro storia e che stranamente non coincidono con le più vecchie, come spesso accade. E finché tutti continuiamo a non sapere “Che rumore fa la felicità” o la ricetta della “Gioia infinita”, non ci stancheremo di riascoltare come si reinventano questi pezzi di passato. Il disco è uscito il 17 Settembre e, tra le 26 tracce, gli inediti sono “La tua canzone”, già nelle radio da quest’estate, e “Anima lieve”. “La tua canzone” rivive molto l’atmosfera attuale della crisi italiana e vuole dare un messaggio di solidarietà e speranza.
Questo disco, dicono i componenti del gruppo ai giornalisti, è quel giro di boa a cui arrivano moltissimi cantanti dopo anni di lavoro e di musica dal vivo, ovvero l'”unplugged”, il nome che avrebbe voluto dare al cd la band di Arezzo, se non fosse stato coperto da copyright, ripiegando così su Deja-vu. Da un certo punto di vista, si potrebbe criticare la scelta di molti cantanti di “riciclare” in un nuovo cd vecchi suoni che hanno visto la storia, ma d’altra parte si può valutare molto bene il riarrangiamento un po’ blues delle canzoni, che invece di renderle banali con la ripetizione, le riveste di una nuova attrattiva e di nuove intensità. La decisa virata stilistica del disco, da una chiara impronta rock ad un’ispirazione semi-acustica, caratteristica della nuova versione, cambia decisamente le atmosfere: si passa da un focoso tramonto ad un tiepido crepuscolo marittimo.

Il 17 Ottobre, a partire da Rieti, Pau e la band riprenderanno ad esibirsi nei teatri italiani con spettacoli dal vivo che tanto hanno ispirato gli arrangiamenti di Deja-vù, forti dell’atmosfera che si ritrova nei teatri, al chiuso, come se si fosse in un tempio della musica. “È nei teatri che si vede la musica”, dice ad un’intervista il cantante del gruppo, Pau, perché, nonostante non si liberi la stessa carica di adrenalina dei concerti rock, l’acustico nella sua delicatissima invadenza arriva nel profondo ed emoziona più di quanto si creda.
La band ha inoltre annunciato di voler trarre dal tour imminente una nuova carica per il futuro, nuove idee e accordi su cui costruire nuovi inediti per una prossima pubblicazione. Tanta voglia di fare e di crescere ancora: un mood che si spera possa essere seguito da gran parte del settore discografico italiano. D’altronde, i Negrita costituiscono un gruppo leggermente a parte dal panorama musicale della nostra penisola, oramai divenuto quasi dipendente da fenomeni come i reality show, che producono musica in serie che, purtroppo non inventa mai realmente nulla di nuovo. Ed è anche per questo che i Negrita rinunciano, quest’anno come già altre volte, alla partecipazione al Festival di Sanremo, non tanto con aria di supponenza, quanto per mantenere le distanze da un contesto musicale che non li rispecchia.

 

 

 

La loro atipicità è data da un sound non inquadrabile, da un’immagine esotica quanto, azzarderei, antiestetica, talvolta hippie, e da testi dai contenuti forse anticonformisti, ma non nella critica alla società che è ormai divenuta usuale. Come si può vedere ad esempio nella famosissima “Rotolando verso sud”, che rivive una costante fame di viaggio e di avventure, in Mama maè:

“Mama maè/

prega perché/

il mondo va più veloce di me/”

Così come in “Hollywood”:

“Sono straniero/

nella mia città/

la gente passa/

mi vede e lo sa/”

 

La stessa “Hollywood”, nel suo titolo, riconferma la presenza del mito dell’America, sempre più presente e sempre più spettacolarizzato, così come accade in “Hemingway”.

 

 

Non mancano, inoltre, i ritratti della società nei suoi aspetti più problematici e dibattuti:

“Mentre le ideologie si estinguono/

e le coscienze si disperdono […]/

I monumenti a cosa servono?/

La vera storia non la insegnano/”

nella bellissima “Bambole”

 

oppure:

 

“Non pianga più nessuno/

è scritto sul giornale/

c’è un Cristo personale/

che ci perdonerà/”

in “La vita incandescente”.

 

 

Tutto questo, in un rock che in Deja-vù è alleggerito da un acustico che accarezza i testi dolcemente. L’Italia della musica ha bisogno di personalità caleidoscopiche come questa, ha bisogno di viaggiare ed esplorare, anche se solo attraverso la fantasia. Ed è bello non dover per forza cercare delle realtà interessanti al di fuori delle mura di casa nostra, perché anche se il nostro Paese ha delle difficoltà, noi abbiamo il tempo di una canzone per dimenticarle o, magari, ricrederci e sperare più forte.

 

 

“Tanto tutto è troppo, basta quel che hai, e forse un giorno lo capirai”.

 

 

 

 

 

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