Testo di — FRANCESCA BERNASCHI

 

“Amabili resti” di Alice Sebold

 

La nostra vita non è altro che un esperimento continuo: da esseri umani, creature ad alto tasso di imperfezione quali siamo, raramente riusciamo a far qualcosa, per la primissima volta, esattamente come la si dovrebbe fare.

Commettiamo tanti errori e allo stesso tempo viviamo nella paura- o in una fredda e distaccata consapevolezza- che c’è soltanto una cosa da cui non potremo imparare e da cui non si torna indietro: la morte.

Ci sono maghi, fattucchiere, manuali e tonnellate di film che parlano di come è essere spettatori inermi e non più parte attiva nella vita di chi ci ha amato e ci sta piangendo.

“Amabili resti” è esattamente questo genere di romanzo, di quelli che ti fanno rimanere in piedi la notte a chiederti quante persone ci saranno al tuo funerale, chi ti piangerà davvero e se qualche ragazzo andrà dai tuoi genitori a dirle “Sa, sua figlia era veramente straordinaria, oltre che bellissima. Avrei veramente voluto chiederle di uscire ma non ne ho mai trovato il coraggio”.

Susie Salmon, proprio come il pesce, come tiene a sottolineare lei stessa, lo sa bene. Non solo è trapassata, ma è passata anche nel limbo invisibile tra vita e morte in cui sei solo spettatore inerme.
Lei è lì a costruire barche in miniatura con suo padre, a far disegni con le sorelle e a cucinare con sua madre. Sarebbe perfino nei corridoi della scuola con Ruth e Ray.

E’ un libro sulla morte che tira fuori dal cilindro magico dell’oscurità diverse, e non poco trascurabili, domande sulla vita e sul presente.

Per andarsene basta un vicino da brividi magari un serial killer impunito ma per restare occorre una forza considerevole, che venga dal Cielo e che sia lì a vigilare su una famiglia tenuta insieme anche, oltre all’amore, da un collante dolore.

Essere al mondo è incredibilmente difficile e andarsene è ancora peggio: non sai mai che guai potresti combinare e soprattutto non c’è rimedio alla totale disfatta.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata