Testo di – SIMONE FIORENTINO

 

Con l’inizio di dicembre la gigantesca macchina del marketing creata ad hoc per l’uscita di Star Wars – Il risveglio della forza si è fatta ancora più efficiente, aumentando vertiginosamente l’hype di quello che è probabilmente il più importante evento legato alla cultura pop dell’anno. È sembrato allora interessante capire cosa sarebbe successo anche dal punto di vista videoludico e, contattata Sony Italia, ci è stata fornita la copia del tie-in ufficiale del film di J.J. Abrams. La sorpresa è stata grande quando, inaspettatamente, abbiamo ricevuto una copia di Disney Infinity 3.0. Inizialmente infatti questa scelta ci è sembrata assolutamente fuori scala per l’impatto, a livello mediatico e culturale, che la saga di Star Wars ha, ma possiamo dire di aver avuto modo di comprendere con la nostra stessa esperienza quanto Disney abbia c’entrato il bersaglio con la scelta di questo titolo. Andiamo con ordine.

 

Questione d’età

Disney Infinity 3.0 è uscito a fine agosto per tutte le console old e next gen. È il terzo capitolo della saga cominciata da Disney due anni fa con l’intento di riunire i vari franchise di sua proprietà in un unico grande titolo. A loro volta, personaggi e ambientazioni, sono giustappunto raccolte in un hub chiamato La scatola dei giochi, legato a una serie di collezionabili attivabili in-game attraverso una piattaforma venduta in bundle. La cosa che sorprende non è che Disney abbia deciso di inserire il brand di Star Wars nel gioco, ma che abbia affidato proprio a questo titolo il compito di essere l’adattamento ufficiale de Il risveglio della forza. La scelta può apparire strana in quanto il titolo a un primo sguardo può apparire palesemente indirizzato verso un’utenza estremamente giovane.

Se da un parte è assolutamente innegabile che il titolo sia indirizzato a una fascia d’età bassa, che con infinity si può sbizzarrire, esso diventa molto più godibile se giocato da un’utenza matura. Ci sono svariati motivi per cui questa ulteriore targeting d’età è ancora più riscontrabile del primo, come ad esempio la scelta di creare il sistema di combattimento in collaborazione con Ninja Theory, realizzatori del remake di Devil May Cry nel 2013, oppure quella di affidare a diversi team lo sviluppo dei vari mondi relativi all’universo creato da George Lucas, potendo così contare su una qualità e una caratterizzazione unica degli stessi che avvicina il titolo più a una grande produzione che alla mediocre qualità dei tie-in a cui il mercato è abituato.

 

Collezionando brand

Il punto però che ha convinto totalmente della correttezza delle scelta di Disney è la strutturazione del gioco. Se da una parte abbiamo un titolo che fa da contenitore a moltissimi brand noti, dai film Pixar a tutto l’universo Marvel, dall’altra abbiamo un supporto fisico con collezionabili annessi. Se superficialmente questo può sembrare un armamentario classico per attirare fasce d’età molto basse, in realtà si rivela un metodo geniale per avvicinare tutta una generazione di adulti cresciuti tra gli anni ’80 e ’90. Sommessamente, Disney Infinity fa uso delle manie collezionistiche e dei brand in voga negli ultimi due decenni del XX secolo per attirare una schiera di fruitori difficilmente accostabili a un titolo di questo tipo. I personaggi giocabili che sono anche action figures, lo stile grafico flat ma sempre molto fumettoso e l’uso di marchi culto degli anni ’80 come Marvel rendono Infinity il perfetto ponte generazionale tra due epoche diverse della cultura pop.

E quando pensavamo che i contenuti fossero finiti abbiamo compreso la reale finalità della Scatola dei giochi. Essa non è solo infatti configurata come un fulcro dell’esperienza in-game, ma soprattutto come un editor di mondi alternativi. Non ci troviamo davanti nemmeno lontanamente a un reskin di Minecraft con personaggi noti, bensì a un editor profondo e strutturato, che acquista ancora più valore quando si scopre che il gioco è gratuitamente disponibile su PC a cui si può collegare tranquillamente una delle piattaforme delle console tramite USB. Proprio su PC, sicuramente la piattaforma di gioco più adulta e meglio strutturata, si trovano miriadi di mondi creati dalla comunità con vette di eccellenza creative non indifferenti, che non lesinano di unire brand diversi all’interno degli stessi mondi di gioco. Tutti questi microcosmi possono essere giocati gratuitamente ed inoltre modificati ed esportati su una qualsiasi console attraverso Disney account.

 

Per queste motivazioni diventano chiare le motivazioni per cui Disney abbia di fatto scelto Infinity come gioco ufficiale di Episodio VII, invece di un titolo come Battlefront che, per quanto ottimo, è sempre rivolto a una nicchia di appassionati giocatori di sparatutto. Al contrario Infinity, proprio per la sua capacità di approcciarsi al giocatore in modo sfaccettato e multiforme rappresenta il classico esempio di una cultura pop che si rinnova non solo a livello tecnologico, ma anche generazionale.

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