Testo di – GIUSEPPE ORIGO

Marvel, il franchise più redditizio del mondo, ci ha cinematograficamente abituati alla perfetta esperienza cinematografica prêt-àporter da limone nelle ultime file del cinema che tanto, mal (o “ben” a seconda dei punti di vista) che vada, anche se ti perdi mezz’ora di pellicola, alla fine, il complesso era una trascurabile porcata che ti saresti dimenticato nel corso di due giorni successivi alla proiezione.

Beh ecco, Doctor Strange è sotto alcuni punti di vista solo l’ennesimo filmetto di super-eroi DisneyMarvel: performance attoriali mediocri (che tanto potrebbero metterci anche Jack Nicholson a recitarci dentro e te già lo sai in partenza che la sua performance si ridurrà al cosplay di una Fassino) e nel complesso trascurabili, sceneggiatura piatta ma scorrevole e di facile digestione, qualche battutina qui e là che Topolino così è contento… solita roba, in pratica…

Beh no, non totalmente.

Ve lo ricordate Inception vero? Quello coi palazzi che giravano, i muri che giravano, gli attori che giravano malmenandosi a mezz’aria animando una specie di frattale? Ecco Prendete sto gran casino, e annaffiatelo con abbondanti ketamina, LSD e Cannonau dell’entroterra Sardo, fate essiccare al sole, sminuzzate il tutto con una carta di credito, raggruppatelo in una striscia lunga 115 minuti e tiratevela su col naso.

Ecco, quella mina che vi spaccherà in 4 la testa si chiama “Doctor Strange”.

Il delirio visivo.

Fra Rosa Elefanti, Ostrichette e Brucaliffi, polvere di fata e riferimenti più o meno espliciti a paradisi artificiali gli spacciatori di Casa Disney, va detto, ci hanno da sempre abituati al “Paese delle Meraviglie”… Però ora, con la complicità della migliori delle possibili realtà virtuali, l’asticella si è decisamente alzata.

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Doctor Strange è un caleidoscopio di relatività frattali lungo le quali Benedict Sherlock Cumberbatch (si, lo stesso attore che qualche anno fa, intervistato, disse “aaaaah ma io un Cinecomic non lo farò mai”…. Si… certo… ora il nuovo panfilo chiamalo Paperina vah), luminare della chirurgia ossessionato dalla razionalità dei fatti e delle nozioni, imparerà che, col giusto input dal santone indiano di turno (o della santona, una calvissima Tensing in gonnella interpretata da Tilda Swinton) , ogni cosa è relativa e plasmabile a proprio piacimento, inclusi lo spazio e il tempo… Si ok, è vero, sembra la storia dei Beatles… LLLLLucy in the SSSSSky withd DDDDDiamonds (chi ha orecchie per intendere…).

Questa volta il film regge perché la sceneggiatura non è proprio pessima e la regia si salva, quindi l’impianto per poter sostenere il peso di un WOOOOOOOOOW visivo senza farsi prevaricare in toto c’è e, nel complesso, ne esce un ottimo modo per investire un’ora e mezza al cinema.

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Certo… se si provasse a fare qualcosa di più, se si cercasse per una volta di creare un Film Bello e non solo un, seppur buono, polpettone che ti sazia ma che dopo tutto resta solo un polpettone… Beh si, probabilmente non è questo lo scopo di Disney, che vende, vende, stravende e straproduce sapendo che stravenderà.

E continua a farlo.

Ed è uscito il trailer del nuovo StarWars.

E l’ho visto che sono ancora imbestialito da quella brodazza del Risveglio della Forza e, tant’è, mi sono di nuovo eccitato e caricato di speranze.

E così a Dicembre tornerò al cinema vestito da Lando Calrissian, mi avvelenerò il Natale con un altro polpettone, e vi scriverò un’altra recensione dicendo che alla Disney va strabene continuare a stravendere polpettoni da milioni di dollari.

Già.

Almeno sta volta è stato un ottimo trip.

Andate a vedervi Doctor Strange, che costa meno della droga e vi fa anche meno male (forse…).

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