Testo di – GIULIA BERTA

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Storie di paperi, ma che bei paperi…ebbene sì, Duck Tales è tornato. E lo fa in una nuova veste grafica, che nelle sue forme semplici e squadrate da un lato strizza l’occhio ai cartoon più moderni, dall’altro riporta dritto al papà dei nostri amici piumati, il mitico Carl Barks.

D’altronde, lo stesso Duck Tales non è più un giovincello: con i suoi trent’anni esatti di carriera è ormai entrato di diritto nella pop culture e nel vissuto di più di una generazione disneyana – i sospiri nostalgici di mia madre cinquantenne ne sono testimoni. Il recentissimo reboot, in partenza il 26 novembre su Disney Channel, non è la prima “operazione nostalgia” della Walt Disney Company, che aveva già saputo attrarre i più piccoli e riconquistare il cuore dei grandi con la colossale impresa Star Wars; e anche nell’ambito cartoon le novità non mancano.

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Partendo dal principio, i personaggi che abbiamo tutti adorato da piccoli sono tornati in grandissimo spolvero, assumendo una centralità e una complessità del tutto nuova: i tre nipotini, che nella prima versione risultavano muoversi come un tutt’uno, in Duck Tales 2.0 sono ben distinti sia per aspetto (solo Qui porta il cappellino, mentre Qua esibisce fieramente una bella felpina verde) sia per carattere e inclinazione (e qui Quo spicca nettamente per coraggio e spirito avventuriero). La bella paperotta Gaia, dal canto suo, lungi dall’essere una principessina tutta miele si mostra qui come un’avventuriera esperta di arti marziali e lancio di coltelli (una specie di Rey di Paperopoli? Forse forse, Forza a parte).

Anche gli adulti della saga ci riservano qualche sorpresa: il nostro amatissimo Paperino, che nella prima serie ricopriva un ruolo del tutto marginale, è stato infatti promosso a protagonista a tutti gli effetti, con una linea comica dedicata e tutta a base di gag e situazioni improbabili. Il caro vecchio Paperino che abbiamo imparato a amare nei fumetti, insomma.

Non dobbiamo infatti dimenticarci che fumetti e cartoon hanno una radice comune e incentrata sul personaggio di Paperon de’ Paperoni, però non il Paperone del fumetto italiano, bensì di quello americano: non a caso le vicende di Ducktales prendono origine dallo stesso punto di inizio della celebre saga di Don Rosa. Se il Paperone di Don Rosa, ormai invecchiato, si perde a raccontare gli albori della sua colossale fortuna – dall’infanzia irlandese, alla corsa all’oro, all’amore per Doretta Doremì – questo Paperone, ben più dinamico, si lancia subito in mirabolanti avventure: non c’è spazio per le riflessioni nostalgiche nel mondo dei cartoni animati. I punti d’incontro con la mitica saga a fumetti comunque non mancano, a partire da una vecchia e sgradita conoscenza per i fan del Don che si fa vedere già nelle prime puntate: e uno spettatore più avanti con l’età non può che chiedersi chi altro, auspicabilmente ben più gradito, farà la sua comparsa progredendo con la storia.

In definitiva, Duck Tales, ben lontano da essere un semplice remake, si mostra come un prodotto ben consegnato, che ha la giusta rapidità e il giusto umorismo per essere apprezzato dai più piccoli e contemporaneamente strizza l’occhio al pubblico più adulto e che ha tutte le carte in regola per diventare la nuova mania natalizia.

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