Testo di – GIULIA BERTA

Il Rinascimento evoca in qualsiasi italiano un certo sentimento d’orgoglio, non certo a torto: Tiziano, Mantegna, Leonardo da Vinci sono solo alcuni tra i nomi più famosi e contesi ancora oggi da musei e gallerie di tutto il mondo. Ma l’Italia non è l’unico Paese a vantare un Rinascimento particolarmente ricco e interessante; è proprio il Rinascimento tedesco ad essere protagonista di questo inizio anno a Palazzo Reale tramite la figura di uno dei suoi esponenti più importanti, il pittore, incisore e trattatista Albrecht Dürer, maestro del bulino e grande innovatore dell’arte tedesca.

La mostra Dürer e il Rinascimento tra Germania e Italia, visitabile fino al 28 giugno, si propone di coinvolgere gli spettatori in un lungo viaggio su due dimensioni, quella temporale e quella geografica: le opere in mostra, infatti, oltre a coprire l’intera vita artistica di Dürer, mirano alla ricostruzione puntuale delle ispirazioni che legano l’area tedesca a quella italiana in un periodo, quello rinascimentale, quanto mai carico di movimento e di comunicazione. Movimento che per Dürer acquista un significato particolare: l’artista, infatti, dopo aver raggiunto la celebrità in veste di grafico in Germania, visitò – pare ben due volte – Venezia, principale centro editoriale d’Italia. Un viaggio intrapreso essenzialmente per motivi economici divenne per Dürer una vera e propria folgorazione sulla via di Damasco, una miniera di spunti artistici che egli seppe abilmente usare senza perdere il suo carattere teutonico: opere come il grottesco Cristo fra i dottori ben esemplificano il suo profondo legame con la pittura belliniana e leonardesca.

Ma Dürer non è solo pittore, ma anche – e soprattutto – grafico e incisore: la mostra dà ampio spazio a questo lato dell’artista ospitando anche qui una serie di confronti con personalità del calibro di Cranach e De’ Barbari, oltre che una serie di bozzetti disegnati dallo stesso Dürer. L’attento visitatore esercita così l’occhio contemporaneamente sul passaggio dalla bozza al disegno finito e sul riconoscimento delle influenze reciproche tra illustri contemporanei: in particolare, la serie di disegni, di cui uno di Leonardo da Vinci, attorno alla rappresentazione prospettica di cavallo e cavaliere, è una piccola chicca interessantissima.

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Ma è l’aspetto dell’incisione quello che viene forse approfondito di più e che più cattura l’attenzione: un’intera sezione della mostra fonde infatti il tema del mezzo espressivo con quello del soggetto, creando un percorso straordinariamente fluido e integrato. Sono infatti presenti le due più celebri serie incise di Dürer, L’Apocalisse, il primo libro progettato, illustrato e pubblicato da un artista nel mondo occidentale, e La Grande Passione: potenza visionaria, ispirazione religiosa e padronanza tecnica sono gli ingredienti fondamentali di un nuovo e altamente espressivo approccio all’immagine sacra, che vira verso uno stretto rapporto con il testo scritto. È nell’incisione che Dürer mostra la sua assoluta superiorità rispetto a molti dei suoi contemporanei: i volumi emergono dal materiale in maniera talmente tonda e armonica da far dimenticare allo spettatore di trovarsi di fronte ad un intreccio di linee e non sarà difficile sorprendersi con il naso appiccicato al vetro per catturare ogni minuscolo dettaglio del drago ucciso da San Giorgio o del Cristo che trascina sofferente la sua croce sul monte del Calvario.

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In definitiva, Dürer e il Rinascimento tra Germania e Italia è un’esposizione decisamente ricca e interessante, comprendente 130 opere tra dipinti, disegni e incisioni provenienti da più di 40 prestatori diversi, dai Musei Vaticani alla National Gallery of Art di Washington, passando per il Thyssen-Boemisza e il Rijksmuseum Amsterdam. Un enorme lavoro curatoriale e di relazione con le più importanti realtà museali europee è alla base di un prodotto approfondito e didatticamente interessante, che spinge il visitatore alla riflessione puntuale sui principali temi iconografici del Cinquecento. Per un pomeriggio stimolante all’ombra della Madonnina.

 

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