Testo di – LUCIA PIEMONTESI

Immaginate una coppia di trentenni, ormai abituati e quasi rassegnati alla presenza costante e reciproca del partner, il fanatismo di lui per un cantante degli anni Ottanta di cui si sono perse le tracce e una web community che continua ad alimentare teorie e ipotesi sulla scomparsa del cantante. Condite il tutto con la vivacità, il sarcasmo, il brio e l’ironia di una maestro come Nick Hornby e otterrete Tutta un’altra musica.

 

Annie e Duncan convivono da anni, non hanno figli e nemmeno tentano di averli: sembra che possano bastare l’uno all’altro, che la loro vita possa continuare inerte all’infinito. Tra i due si insinua la figura mitologica di Tucker Crowe, cantante degli anni Ottanta sparito improvvisamente e misteriosamente dalle scene musicali. Duncan condivide la sua passione, che sfocia nell’ossessione, sul web, dove altri fans pubblicano notizie più o meno attendibili sulla sorte di Tucker. Questo scenario, statico e inamovibile, questo equilibrio pericolante viene messo in discussione da due avvenimenti: il primo è l’uscita di un nuovo album di Tucker, Juliet, Naked rifacimento del celeberrimo Juliet, e il secondo è il desiderio di maternità di Annie. In tutto questo, ancora una volta, sarà la figura del cantante a dare una svolta e una scossa alla vita della coppia, mostrandosi in carne ed ossa e non lasciando Annie del tutto indifferente. Non possiamo svelarvi troppo, perché rischieremmo di rovinare il gusto e la sorpresa della narrazione, sempre effervescente e nuova ad ogni pagina.

 

Hornby, con il suo stile unico e inconfondibile, affronta due tematiche che, se vogliamo, potrebbero anche risultare banali, ossia la crisi di coppia e la figura dell’artista maledetto con il suo fedele seguito di fans. Quante coppie entrano in crisi, quante affrontano momenti di difficoltà e tensione e altrettanti sono i motivi per cui questo accade, ma ciò che rende unica la crisi di Annie e Duncan, il fatto che sia solo loro e di nessun altro, è proprio la sua spontaneità, la sua semplicità e la sua naturalezza, nelle quali ciascuno può facilmente immedesimarsi, magari perché lo ha vissuto in prima persona o magari perché è capitato ad un suo amico. La crisi della coppia non rimane a Gooleness, torpida cittadina inglese sul mare, ma travalica i confini e arriva a stimolare la nostra esperienza personale di crisi e, a nostro avviso, mette in luce gli elementi che spesso sfuggono a chi sta attraversando un periodo simile. Annie e Duncan si trovano in quella fase della vita, i trent’anni, per cui non ci si può più definire ragazzi ma, spesso, non ci si sente pronti ad essere adulti. Nell’immaginario collettivo, adulto significa responsabilità, legami e certezze, che non sempre siamo in grado di assumerci e accollarci. E’ un salto nel vuoto, che comporta coraggio e un percorso di maturazione: Annie lo sta compiendo e si sente pronta a diventare madre, Duncan preferisce spolverare i vecchi dischi di Tucker, come se fosse ancora nella sua cameretta, adolescente ribelle. In fondo, però, Duncan ha trovato in questa sua ossessione, perché non ci sono altre parole per definire la sua morbosità, una ragione di vita, uno scopo che condivide con una community altrettanto animata e in perenne fermento. E’ come se Duncan volesse nascondersi e scomparire dietro il suo mito: vorrebbe essere come lui, pur sapendo non sarà mai in grado di eguagliarlo. In nessun modo. Quindi lo adula.

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Crowe è il ritratto del tipico artista maledetto, bohemienne, sul lastrico, prosciugato dalla passione smodata per l’alcol e  per le donne. L’uomo che non deve chiedere mai, quello che si mangia la vita e non si lascia nemmeno toccare dalle sciocchezze e dalle piccolezze quotidiane. Però, quando la fama lo abbandona, è costretto a fare i conti con la vita, con i suoi sbagli e i suoi eccessi: non solo le mogli e i figli si presentano al suo letto di ospedale, ma la sua intera esistenza. Attraverso Tucker, Hornby mette in scena il tracollo di un artista, di un cantante che non ha più alcuna fonte di ispirazione né alcunché da dire ai suoi fans. Nemmeno la sua persona, invecchiata e affaticata, sprigiona più l’antico fascino. Per questo Juliet, Naked sembra semplicemente un pallido e fallito tentativo di rinascita, una volontà di risorgere come una fenice dalle sue stesse ceneri.

 

Il mondo di Hornby è più che mai ordinario, ma il suo sguardo acuto e irriverente lo rende straordinario, talvolta assurdo e allo stesso tempo terribilmente vero.

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