Scritto da LUCIA PIEMONTESI

Scriviamo la scrittura, risponderebbe Raymond Queneau! Già, perché nel 1947 l’autore francese decise di pubblicare uno dei più simpatici ed irriverenti libri del Novecento, instaurando allo stesso tempo una profonda riflessione sullo statuto di un testo e soprattutto dei meccanismi costruttivi che stanno alla sua base. Con Esercizi di stile, questo il titolo, Queneau affronta con estremo coraggio ed ironia le connessioni tra letteratura e gioco, ma anche fra letteratura e matematica, esplorandone le diverse e molteplici combinazioni e connessioni possibili. Ma come funziona il gioco linguistico, testuale e più generalmente letterario che l’autore propone ai suoi lettori?

Queneau prende le mosse dal testo base riportato qui sotto e decide in seguito di storpiarlo, modificarlo, ampliarlo, ridurlo e ribaltarlo utilizzando una tematizzazione e un contesto ogni volta differenti, utilizzando diversi linguaggi, dal botanico al medico, dallo zoologico al prezioso, inserendo in ciascuno una nota di umorismo e sarcasmo, che può provocare anche risate, come per esempio quando al posto di un giovane incontriamo una “zebra dal collo di struzzo” e così via.

“Un giorno verso mezzogiorno sopra la piattaforma posteriore di un autobus della linea S vidi un giovane dal collo troppo lungo che portava un cappello circondato d’una cordicella intrecciata. Egli tosto apostrofò il suo vicino pretendendo che costui faceva apposta a pestargli i piedi ad ogni fermata. Poi rapidamente egli abbandonò la discussione per gettarsi su di un posto libero. Lo rividi qualche ora più tardi davanti alla Gare Saint-Lazare in gran conversazione con un compagno che gli suggeriva di far risalire un poco il bottone del suo soprabito”

Ecco il medesimo incontro metropolitano riscritto, ad esempio, in chiave gastronomica:

“Dopo un’attesa gratinata sotto un sole al burro fuso, salii su di un autobus pistacchio dove i clienti bollivano come vermi in un gorgonzola ben maturo. Tra questi vermicelli in brodo v’era una specie di mazzancolla sgusciata dal collo lungo come un giorno senza pane, e un maritozzo sulla testa che aveva intorno un filo da tagliar la polenta. E questa mortadella si mette a friggere perché un altro salame gli stava stagionando quelle fette impanate che aveva al posto degli zamponi. Ma poi ha smesso di ragionar sulla rava e la fava, ed è andato a spurgarsi su di un colabrodo divenuto libero. Stavo beatamente digerendo nell’autobus dopopranzo, quando davanti al ristorante Saint-Lazare ti rivedo quella scamorza con un pesce bollito che gli dava una macedonia di consigli sul suo copri trippa. E l’altro si fondeva come una cassata”

Il testo in questo modo si moltiplica e rinasce ogni volta, come fosse una fenice letteraria o forse ancora meglio il risultato di un esperimento di laboratorio messo in atto da un sapiente autore – alchimista. Si tratta di 98 variazioni sul tema, potremmo dire, come se avessimo a che fare con uno spartito musicale o una vera e propria sinfonia.

QUENEAU

L’obiettivo di Queneau e del suo movimento di avanguardia letteraria, l’OuLiPo (Officina di letteratura potenziale) era proprio quello di sovvertire le regole letterarie e, se vogliamo, di avvicinare la letteratura alle scienze perfette, quali la matematica in un dissacrante gioco combinatorio delle parti dove alla medesima funzione del personaggio X corrisponde un mutato elemento Y. Tutte le relazioni che sembrano casuali in realtà sono ben pensate e costruite dall’autore, che conosce a fondo perfino le regole della retorica antica e vuole sovvertirle secondo le norme di un secolo come il Novecento che ha assistito allo sgretolarsi di tutte le certezze derivanti ancora dal Razionalismo e dall’Illuminismo settecentesco. Ma allo stesso tempo, pur conoscendo le regole, le sovverte e le squarcia operando dall’interno, un po’ come faceva già il Burchiello nel Quattrocento con il suo asse sintagmatico sconnesso appoggiato su un asse paradigmatico in apparenza ineccepibile: il risultato anche in quel caso era quanto mai surreale. Queneau arriva perciò a scavare e scoprire le fondamenta delle funzionalità del linguaggio: serve sì per comunicare, ma ce ne si può servire per giocare facendo scontrare e reagire le varie componenti come in un laboratorio di un alchimista? Se cambiamo sintassi e lessico, cosa ne sarà della comprensione? Insomma, pur essendo il linguaggio la qualità che differenzia l’uomo come animale razionale e senziente, non prendiamoci troppo sul serio, sembrerebbe dirci Queneau. Tutto dipende dall’utilizzo che ne facciamo!

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