Testo di – FEDERICO SCARFò

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Un risonante omaggio alla “dama in bianco”, quello di Milena Costanzo, la cui prima serata è stata ieri alle nove alla Zona k, nel quartiere Isola, nel contesto del Danae Festival. Il focus dello spettacolo, allestito in modo minimalista, con solo un tavolo, delle sedie, e delle lampade appese, non è la poetessa Emily Dickinson, non è una pura rappresentazione del suo talento, o degli avvenimenti fondamentali della sua vita (non nel senso classico, quando si pensa, per esempio, a una monografia). E’ uno sguardo di taglio, una boccia di pesce che abbraccia, molto prima che lei, la sua famiglia, i Dickinson di Amherst. La madre di Emily, la sorella Vinnie, e il fratello Austin, avvocato a Boston, sono i protagonisti di questo racconto, questa biografia accelerata che ricopre in poco meno di tre quarti d’ora gli anni da circa il 1860 al 1880, dove le loro stranezze familiari, che danno loro un tono quasi tribale, e la loro perdurante tristezza per il padre morto, Edward Dickinson, si trasformano e acquisiscono lentamente i tratti di veri e propri orrori, comportamenti maniacali e inquietanti.

La madre è presa in un vortice progressivo di demenza, e i suoi spasmi, gli sfoghi della sua malattia, la mutano, con il passare dello spettacolo, da un’amabile (a tratti) donna di mezz’età sfortunatamente disabile e con delle fisse piuttosto divertenti, a una creatura dell’ombra, una donna instabile, che a tratti sembra posseduta dal demonio. Parte di quello che veniamo a sapere di Emily, lo ricaviamo dai suoi deliri, dove maledice lei e la sorella, ree di non essersi mai sposate, di non essere in grado di portare avanti la casa, di essere una vergogna per la famiglia.

Il fratello Austin comincia come il personaggio più vitale, quello che si occupa della casa, dei conti, e torna spesso ad Amherst a prendersi cura delle parenti. Tuttavia, influenzato dalla maledizione che grava sulla casa (certo, sulla casa grava una maledizione, poi vi dirò), si prenderà sempre meno cura del focolare, fuggendo, per esempio, ogni volta che sua madre o sua sorella si fanno male per qualche sciocco motivo. Austin, pur avendo moglie e figli a Boston, ha una relazione con Mabel Todd, ad Amherst, la donna che ha pubblicato la maggiore raccolta di poesie di Emily. Il suo crescente senso di colpa, e la sua disperazione per la situazione familiare, si condensano in una sola scena, dove emerge dalle quinte come uno spettro, l’ombra, letteralmente, dell’uomo che era.

La sorella Vinnie è forse il personaggio più innocuo della famiglia, in un senso, ma presenta comunque dei lati oscuri: il suo comportamento nei confronti della casa e della famiglia è noncurante e sbrigativo, e nonostante mostri di occuparsi della propria madre all’inizio dello spettacolo, cede più che volentieri questo ruolo ad Austin ed appare sempre più distaccata, come se cercasse più di ogni altra cosa la libertà da quella gabbia di casa. Inoltre, la sua immaginazione e i suoi desideri, da bambineschi, diventano mano a mano più selvaggi e patetici. Vinnie inizia a dare corpo alle proprie illusioni, fingendosi una gran dama, utilizzando un asciugamano come se fosse uno scialle di lusso e imita delle donne delle famiglie facoltose di Amherst quando è sola in salotto, tornando improvvisamente rilegata nella realtà del suo grottesco corpo non appena muove due scherzosi passi di danza con Austin, e il ginocchio le inizia a dolere.

Queste tre vite si incrociano in continuazione attorno al tavolo del salotto, i ritmi e gli “inside jokes” istintivi come la religione di una tribù di selvaggi isolati dal mondo. Sono regolati dalla luce delle lampade, che viene usata magistralmente durante lo spettacolo per indurre un senso di attesa, misticismo, o semplice noia nello svolgersi della vicenda. Il tutto, nella casa maledetta.

Emily viene citata molte più volte di quante ne appaia, è il centro, il nucleo della vicenda, ma non appare che sporadicamente. La casa è maledetta e la sua maledizione, il suo spettro, è Emily, che infesta le stanze passandoci come un’ombra, e solo di notte, quando tutto dorme, grida la sua meravigliosa poesia, il suo urlo di libertà al di sopra della propria solitudine. La forza della sua anima, della sua poesia la invade, e la trasforma in spirito, esternato dalle miserande routine della sua famiglia, ma allo stesso tempo vincolato da un senso di appartenenza, di debito.

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